Opinione della Settimana

Relazione annuale Covip: +5% adesioni previdenza complementare 2011, +25% Pip

Fondi pensione limitano perdite in 2011, ok primo trimestre 2012

Alla fine del 2011 i lavoratori che hanno aderito alla previdenza complementare sono 5,5 milioni: l’aumento delle iscrizioni è stato del 5%, concentrato soprattutto nei piani individuali pensionistici assicurativi (Pip). Il tasso di adesione complessivo dei lavoratori dipendenti pubblici e privati e di quelli autonomi è del 24%.

E’ quanto emerge dalla Relazione annuale della Covip, illustrata dal presidente Antonio Finocchiaro (nella foto), che spiega come i fondi pensione negoziali, pur se in leggera flessione, registrano il maggior numero di iscritti, 2 milioni circa; i fondi aperti ne contano 881.000; i “nuovi” Piani individuali pensionistici (Pip) raccolgono circa 1,5 milioni di iscritti, con un incremento nell’anno del 25%: essi contribuiscono per 3/4 al totale delle nuove adesioni. Continua invece a ridursi il numero degli iscritti ai “vecchi” Pip che sono scesi a 573, anche per effetto di incorporazioni nei nuovi Piani individuali pensionistici.

“Si tratta di numeri non soddisfacenti – sostiene Finocchiaro – se si considera che numerosi fattori, anche dopo la recente riforma del primo pilastro pensionistico, rendono incerto il tasso di sostituzione che la previdenza di base potrà garantire. Preoccupa anche l’elevato tasso di sospensione dei versamenti ai fondi pensione. Esse interessano il 20% delle adesioni, in aumento rispetto al 2010. Le norme che riguardano l’obbligo contributivo da parte dei datori di lavoro previste per la previdenza di primo pilastro non sono applicabili a quella complementare e la differenza di tutela che si basa sulla natura obbligatoria della prima e volontaria della seconda non è condivisibile. La Corte Costituzionale ha da tempo sancito il collegamento “funzionale” tra i due pilastri previdenziali“.

“La Covip ha, più volte, sottolineato l’urgenza di agire in questo senso: sono necessari strumenti normativi e iniziative che rafforzino e semplifichino le procedure di recupero. L’Autorità di vigilanza non ha poteri per garantire che l’obbligo contributivo sia assolto da parte dell’azienda“.

Per quanto riguarda l’andamento del settore nello scorso anno, nel contesto finanziario ed economico negativo che ha caratterizzato il 2011, i fondi pensione italiani hanno limitato le perdite. L’elevata volatilità dei mercati finanziari, i forti ribassi dei corsi azionari e obbligazionari privati, la discesa dei rendimenti dei titoli pubblici a breve termine hanno inciso sui risultati delle forme pensionistiche complementari, nella media inferiori alla rivalutazione del Tfr, che si è attestata al 3,5% a causa del riacutizzarsi delle pressioni inflazionistiche.

Nel dettaglio, i rendimenti, a livello aggregato, sono risultati pari allo 0,1% per i fondi negoziali, mentre quelli dei fondi pensione aperti e delle gestioni unit linked dei Pip hanno fatto registrare valori negativi (- 2,4% per i fondi aperti, – 5,7% per i Pip). Positivo è stato il rendimento delle gestioni separate dei Pip (3,5%), grazie anche al criterio di valorizzazione dell’attivo al costo storico, che consente di rinviare al momento del realizzo la contabilizzazione di minusvalenze.

Nel primo trimestre 2012, per effetto del migliorato andamento dei mercati, tutte le linee di investimento hanno fatto registrare incrementi di rilievo nei rendimenti, talvolta in misura nettamente superiore alla rivalutazione del Tfr. Secondo la Covip “è importante che i fondi pensione vengano considerati come strumenti di investimento di lungo periodo e, quindi, che le relative valutazioni tengano presente tale profilo”.

Finocchiaro sostiene che, nel prossimo periodo, per un rafforzamento del sistema dei fondi pensione occorre: sostenere lo sviluppo della previdenza complementare per i pubblici dipendenti, oggi a livelli davvero minimali; adottare misure che favoriscano l’erogazione delle prestazioni in forma di rendita e non di capitale perché il permanere dell’attuale tendenza a richiedere la liquidazione in unica soluzione del montante accumulato, al momento del pensionamento, non è coerente con il principale obiettivo della previdenza complementare; ridurre i costi perché, sebbene ci siano molti fondi pensione che hanno costi di amministrazione e gestione più bassi rispetto ad altri strumenti di gestione del risparmio, ci sono i margini per un ulteriore miglioramento; verificare la possibilità di interventi sul piano della fiscalità che semplifichino il regime della tassazione che, per la stratificazione di diverse norme in periodi successivi, è di complicata gestione per fondi pensione e di difficile comprensione per gli iscritti.

Autore: Eva Palumbo – MF Dow Jones (Articolo originale – #2)

Allegati:

Relazione del Presidente

Relazione annuale 2011

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