Opinione della Settimana

Fondi pensione: ecco chi è impermeabile alla crisi (e a che patto)

D’accordo, ciò che fa notizia è il problema, non il dato positivo. Che viene dato quasi per scontato, quasi faccia parte del contratto implicito che stipuliamo con la vita o, più modestamente, con un prodotto finanziario o uno strumento previdenziale, nel nostro caso. E allora, andando a indagare sull’impatto della crisi finanziari non sono trascurabili dati che meritano attenzione: anche perchè proprio in questi giorni giungono agli iscritti ai fondi pensione i rendiconti relativi alla gestione 2011 che ha risertito, più che della volatilità delle Borse, soprattutto della crisi dei debiti sovrani europei, in particolare quello italiano. Vedere nero su bianco minusvalenze del 7% sulla costruzione della propria pensione di scorta, in questi giorni di tensione e incertezza per le sorti dell’Eurozona, non è certo una notizia rincuorante. Eppure è opportuno valutare con attenzione questa informazione. E’ davvero così pessima?

Dipende. Dipende da diversi fattori: innanzitutto dalla distanza in termini di anni dalla propria pensione. E’ allora che si traccerà il bilancio definitivo dei proprio guadagni e perdite, fino ad allora le perdite sono solo potenziali. Anzi, in molti casi possono utili: perchè, lo ricordiamo, si guadagna quando compri a poco e vendi a tanto. Entrare nei mercati finanziari quando questi scendono rappresenta tendenzialmente un’opportunità quando hai molto tempo per attendere le risalite; a patto, ovviamente, che la gestione sia affidata a soggetti in grado di selezionare con accortezza i titoli più inclini al recupero nel lungo termine e che i costi di gestione non vanifichino del tutto questo sforzo. Per questo per i lavoratori più giovani sono indicati i comparti a maggior rischio, mentre per i lavoratori dipendenti più vicini alla pensione il grado di protezione del capitale non potrà che essere necessariamente superiore. In attesa, ovviamente, che l’architettura della previdenza complementare cambi, andando incontro con strumenti diversi alle necessità dell’aderente.

Ma c’è un altro elemento da considerare: al posto delle performance medie e delle medie di mercato, è necessario considerare le scelte individuali. E dalla Relazione Covip per il 2011 emerge chiaramente che il 39% degli iscritti ai fondi pensione ha aderito ad una linea garantita, che offre varie forme di protezione del capitale, tramite un rendimento minimo garantito. Due iscritti ai fondi pensione si cinque non hanno quindi accusato lo scorso anno alcuna ripercussione sulla crisi. A un patto però: la garanzia protegge la pensione di scorta dell’aderente patto fino, appunto, al pensionamento; diverso il caso se invece si chiedono anticipazioni (per spese sanitarie, prima casa o altre motivazioni) o si chiede di trasferire la propria posizione verso un altro comparto: in questi casi l’eventuale perdita smette di essere potenziale e si consolida.

Autore: Marco Lo Conte – Oltre il Tfr (Articolo originale)

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