Opinione della Settimana

Accordo Fonsai-Mediobanca, Pm sequestrano la lettera

La famiglia avrebbe accettato di uscire dalle società controllate in cambio di 45 milioni. Salvatore Ligresti: “Ho firmato”, ma sulla missiva i magistrati milanesi non avrebbe trovato la sigla dell’ingegnere di Paternò

I magistrati di Milano hanno sequestrato una lettera nella quale sarebbe contenuto un presunto accordo tra Salvatore Ligresti e Mediobanca per l’uscita della famiglia da Premafin. Secondo quanto riportato da Radiocor, il 17 maggio scorso presso gli uffici di Compass in Foro Bonaparte c’è stato un incontro tra Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, e Salvatore e Jonella Ligresti dal quale sarebbe scaturito un accordo per l’uscita della famiglia Ligresti dalle società del gruppo in cambio del controvalore del 30% di Premafin, pari a circa 45 milioni di euro. Quando è stato sentito dal pm Luigi Orsi l’ingegnere di Paternò avrebbe dichiarato di aver firmato l’intesa, ma quando i pm hanno sequestrato la lettera, non avrebbero trovato alcuna firma.

Ligresti nel suo interrogatorio, avrebbe riferito che l’accordo doveva essere sottoscritto anche da Carlo Cimbri, ad di Unipol, e Federico Ghizzoni, ad di Unicredit. Tuttavia, lo stesso ingegnere ha detto di non sapere se poi i due manager siano stati messi al corrente della vicenda. Il documento è stato sequestrato dopo che è stata sentita in procura a Milano l’avvocato Cristina Rossello che, in qualità di legale di Mediobanca, custodiva l’atto dell’accordo. L’avvocato Rossello di fronte alle domande sulla lettera ha opposto il segreto professionale e a quel punto il pm Orsi ha chiesto al gip il sequestro, poi eseguito. Una volta che il documento è entrato in possesso dei magistrati sarebbe stato riscontrato che non è firmato, quando Salvatore Ligresti diceva di averlo fatto e la stessa Rossello, stando ad alcuni accertamenti, aveva riferito che fosse stato siglato.

L’incontro tra i Ligresti e Nagel è avvenuto prima che la Consob intervenisse sull’esenzione dell’opa per Unipol, a patto che non ci fosse alcun vantaggio per la famiglia Ligresti.

Fonte: La Repubblica (Articolo originale)

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