Opinione della Settimana

L’assicurazione accelera sul web

Il 40% transita per Internet

Un “ritorno al futuro” nel mondo delle polizze? Collegatevi con il sito web della compagnia inglese Future Frontier Insurance e sarete proiettati in pieno 2022, proprio nell’investor day della impresa d’assicurazione più profittevole nel regno Sua Maestà. La simulazione è opera di Oliver Wyman, società che fa capo al gruppo Marsh, gigante mondiale del brokeraggio assicurativo. La FFI è una compagnia danni che fin da subito ha creduto nelle nuove tecnologie ed ha così approfittato delle trasformazioni che, attraverso Internet, hanno cambiato il volto del pianeta. Presente in 8 mercati con 10mila impiegati, ha una raccolta annua di 5 miliardi di sterline e un margine tecnico del 10 per cento. L’80% delle polizze collocate a piccole e medie imprese avviene soltanto con canali diretti, elettronicamente.

Per vedere il futuro che avanza, tuttavia, non c’è bisogno di attendere il prossimo decennio. In Giappone la compagnia di assicurazione Tokio Marine già nel 2010 ha stretto un accordo con l’azienda telefonica Ntt per la vendita di micropolizze utilizzando un cellulare. Attraverso i servizi di localizzazione, la società è in grado di proporre quelle coperture che potrebbero interessare in quel momento il suo cliente (ad esempio una polizza sugli infortuni sciistici in una località di montagna). La suoneria del telefono avverte dell’opportunità, basta un clic, la polizza viene sottoscritta e il conto addebitato automaticamente nella bolletta del telefono. C’è da augurarsi che anche i pagamenti dei sinistri avvengano con la stessa velocità.

Ma anche in Italia l’uso di un cellulare sta divenendo consueto per inviare alla propria compagnia la fotografia di un incidente o richiedere assistenza. Per non parlare delle scatole nere, oltre un milione, installate in Italia sulle auto per controllare gli stili di guida degli automobilisti. E via digitando.

«Ciò che più stupisce è la velocità del cambiamento, in continua accelerazione, con una domanda latente assai più ampia di quella che si è già manifestata», spiega Davide Corradi (nella foto a destra) del gruppo di consulenza Boston Consulting. Sono stati necessari molti decenni perché le vendite di televisori o pc raggiungessero una percentuale significativa di consumatori. A distanza di un anno e mezzo dal suo lancio, l’iPad è già stato venduto in 50 milioni di esemplari e solo nel 2011 sono stati consegnati nel mondo 490 milioni di smart phone. Circa il doppio delle vendite registrate nell’anno precedente. Dentro i nuovi apparati viaggiano nuovi contenuti e proposte di affari, anche assicurativi. «Stimiamo che la digital economy raggiungerà nel 2016 un fatturato di 4,2 trillioni di dollari nei paesi del G-20».

Secondo le analisi di Boston Consulting i cambiamenti tecnologici stanno attraversando l’intera catena del valore dell’industria assicurativa, dal disegno dei prodotti, al loro marketing, alla distribuzione: «Nel futuro questa sarà sempre più multicanale – assicura Corradi –, gli agenti continueranno a svolgere un ruolo primario nella consulenza e vendita di prodotti complessi (ad esempio nel ramo vita) ma per il resto affiancati da altri strumenti». E se la vendita on line di polizze copre una quota dell’11-12% del mercato la percentuale sale al 40% considerando l’influenza di Internet nelle diverse fasi del processo di vendita.

La nuova frontiera offre una chance ai consumatori che diventano – spiega Iama consulting, altra società di consulenza – sempre più “protagonisti” del servizio assicurativo non soltanto nel momento di scegliere le polizze (utilizzando i “comparatori”) ma svolgendo un ruolo attivo anche nella fase gestionale dei contratti.

Autore: Riccardo Sabbatini – Il Sole 24 Ore

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