Opinione della Settimana

Mediobanca, faro sulle Generali

Smentita l’ipotesi di un ridimensionamento della quota. E si riparla dell’aumento di capitale del Leone

E’ bastato spostare singoli tasselli per rimettere tutto in discussione, con l’onda di ritorno che rischia di far male a chi pensava di tenere in mano le fila del gioco: un analista di una primaria sim milanese raffigura così l’estate calda che sta interessando la finanza italiana. La tensioni tra soci forti in Generali, sfociate in un cambio ai vertici della società con l’arrivo di Mario Greco al posto di Giovanni Perissinotto. La replica della stessa scena in casa Rcs, la cui guida è stata affidata a Pietro Scott Jovane. Il passaggio di Fondiaria Sai dai Ligresti all’Unipol. Infine la contesa su Impregilo tra Gavio e Salini, con questi ultimi che al momento appaiono in netto vantaggio.

Quattro partite in corso che fin qui hanno visto Mediobanca giocare sempre in attacco. Ora, però, per Piazzetta Cuccia è arrivato il momento di giocare in difesa. Per mercoledì prossimo (5 settembre) è convocato un cda durante il quale l’amministratore delegato Alberto Nagel (nella foto) darà la sua versione sui presunti patti con i Ligresti che gli sono costati un avviso di garanzia per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza. Potrebbe essere quella l’occasione per un regolamento dei conti promossa da quei soci che non sono stati coinvolti nelle ultime partite giocate dalla banca milanese. Al di là della vicenda giudiziaria che coinvolge il numero uno della società, gli spunti di contestazione non mancano considerato che il titolo quota oggi in calo di circa il 40% nel confronto a un anno, nonostante un progresso di quasi il 50% nell’ultimo mese. A spingere il titolo nelle ultime settimane sono state soprattutto le voci di scissione da una parte la banca, dall’altra le partecipazioni – con l’obiettivo di far emergere il valore della società.

Mediobanca ha smentito l’ipotesi e anche la maggior parte degli analisti ha affermato di ritenere poco probabile questa soluzione perché porterebbe alla contendibilità di Generali, ipotesi non gradita al Governo e a Bankitalia e ridurrebbe la solidità del capitale sociale, ma sta di fatto che gli investitori hanno comprato a piene mani nelle ultime settimane. Del resto, un report di Equita sim (che fissa il prezzo obiettivo a 4,4 euro) sottolinea che la sola partecipazione nel Leone di Trieste vale tre quarti della capitalizzazione attuale di Mediobanca.

L’esito del cda potrebbe risentire dell’evolversi delle partite in corso, a cominciare dall’asta dell’inoptato relativa agli aumenti di Fonsai e Unipol: la sensazione diffusa è che l’operazione sia incanalata sui binari giusti e questo potrebbe giocare a favore di Nagel. Con molta probabilità l’appuntamento di mercoledì non sarà decisivo, ma servirà per definire gli schieramenti in vista delle prossime partite che attendono Piazzetta Cuccia, come il possibile aumento di capitale in Rcs e Generali: dove l’arrivo di Mario Greco ha dato sprint al titolo, ma ora tutta la prima linea di manager si sente sotto pressione in attesa delle nuove linee di azione.

Se l’euro non dovesse tenere, si spalancherebbe uno scenario di rischio collasso non solo per l’intero sistema bancario, ma anche per gruppi come Generali che sono imbottiti di BTp o come Telecom che ha un debito di quasi 40 miliardi di euro da rimborsare in buona parte in valuta “forte”.

Autore: Luigi Dell’Olio – Il Piccolo

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