Opinione della Settimana

Sumitomo punta alla Bsi

Mire giapponesi sulla controllata di Generali. Advisor pronti ad inviare i dati preliminari ai possibili acquirenti: sondate anche Mitsubishi Bank e il fondo sovrano di Singapore

I grandi gruppi bancari giapponesi aprono il dossier di Bsi (Banca della Svizzera italiana, nella foto la sede di Lugano), la controllata svizzera del gruppo Generali attiva nel private banking.

Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti finanziari, Bsi (l’istituto passato alla fine degli anni 90 da Ubs Sbs a Generali) sarebbe infatti entrata nel radar di alcuni colossi nipponici che hanno importanti attività anche nel private banking: fra i nomi che circolano ci sarebbero quelli di Sumitomo e di Mitsubishi Bank.

Per ora Generali avrebbe ricevuto, secondo i rumors, dai potenziali soggetti interessati soltanto manifestazioni generiche e richieste di informazioni non sollecitate, ma la procedura di cessione di Bsi potrebbe finalmente entrare nel vivo. Gli advisor prescelti dal Leone di Trieste, cioè Mediobanca e Jp Morgan, dovrebbero inviare da inizio novembre la documentazione preliminare ai possibili acquirenti. E, secondo alcuni addetti ai lavori vicini al dossier, i gruppi del Pacifico potrebbero presentarsi come seri candidati.

Del resto, per Sumitomo Bank, uno dei più grandi istituti di credito del mondo, la presenza nel Canton Ticino non rappresenterebbe una novità, visto che sulla piazza di Lugano il gigante nipponico è rimasto oltre quindici anni: dalla metà degli anni 80 alla fine degli anni 90 come azionista di controllo della Banca del Gottardo.

A quel tempo la Gottardo rappresentava uno degli snodi più delicati e chiaccherati nell’asse Milano-Lugano-Principato di Monaco. Verso la fine degli anni 90, Sumitomo decise alla fine di uscire dall’Europa con la cessione della Banca del Gottardo alla compagnia assicurativa Swiss Life.

Resta da capire, dunque, il motivo per il quale Sumitomo potrebbe essere interessata a rientrare in Europa con la Bsi. Secondo alcuni addetti ai lavori, un fattore di rilievo potrebbe essere anche la forte presenza in Asia della banca controllata da Generali. Bsi è già presente a Hong Kong fin dal 1981 (con licenza bancaria dal 2011) e a Singapore: attività che restano ancora piccole (con 2 miliardi di asset in gestione) ma che sono in forte espansione. Quindi Bsi unirebbe la possibilità di avere un quartier generale in Europa, in una piazza perfetta per il private banking come i Cantoni, all’opportunità di aumentare le masse sotto gestione in Asia, in quella che è la nuova Svizzera in terra asiatica: cioè Singapore. Non è un caso che il dossier sarebbe sotto osservazione anche da parte di un altro gruppo nipponico, cioè la Bank of Tokyo-Mitsubishi. E, al pari dell’interesse giapponese, ci sarebbe anche quello di qualche fondo sovrano dell’area asiatica, in particolare il fondo sovrano di Singapore. Si tratterebbe di manifestazioni preliminari che dovranno essere seguite dai fatti. Molto dipenderà dal prezzo del potenziale incasso che Generali vuole mettere in cascina. Non sembra, comunque, una passeggiata la cessione di Bsi, in un momento di crisi finanziaria come l’attuale che ha influito pesantemente sul private banking. Oggi Bsi gestisce circa 70 miliardi di dollari. Il prezzo che circola per Bsi è attorno ai 2 miliardi di dollari, anche se Generali potrebbe attendersi una valutazione superiore tenendo conto dell’utile normalizzato. Se si calcolasse solo la percentuale sui depositi oggi Bsi potrebbe valere l’1,5%, dunque un miliardo, cioè quanto pagato da Generali a fine anni 90. Ma a questa cifra vanno poi aggiunte altre importanti variabili: il valore della rete, le riserve, il patrimonio immobiliare e lo sviluppo in Asia. Di sicuro, un aspetto da considerare è politico.

In Canton Ticino verrebbe preferita la vendita di Bsi a un compratore asiatico o mediorientale: gli arabi si erano già concretizzati qualche tempo fa con un interesse sulla banca privata Clariden Leu poi ceduta a Credit Suisse. Di certo non a un acquirente svizzero: la possibilità che Bsi possa essere venduta a Julius Baer viene scartata da molti addetti ai lavori di Lugano perché ci sarebbero troppe sovrapposizioni e si rischierebbero ricadute sulla piazza ticinese e sui posti di lavoro. Insomma, un gruppo estero interessato ad entrare in Svizzera verrebbe preferito.

Autore: Carlo Festa – Il Sole 24 Ore

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