Opinione della Settimana

E’ l’esclusiva il vero problema degli agenti: intervista ai presidenti di Sna e Unapass

L’interesse dei consumatori per costi e coperture delle polizze è legato alle vicende dei 18mila agenti di assicurazione che, da sempre, non vogliono essere puri venditori di prodotti preconfezionati. Ma le (grandi) Compagnie si oppongono con ostinazione.

Gli agenti sono talmente tanti (ma ce ne sono più di 8mila non sindacalizzati) che, se lo volessero davvero, potrebbero rivoluzionare l’intero mercato assicurativo liberandosi anche dall’esclusiva del monomandato. Ma lo vogliono? Sono in grado di farlo nonostante le divisioni interne? Qual è la nuova frontiera degli intermediari? Lo abbiamo chiesto ai Presidenti dei due sindacati di categoria ai quali abbiamo aggiunto il promotore di un nascente sindacato (un altro) e a un nostro affezionato lettore.

Sono una cinquantina d’anni che gli agenti provano a sganciarsi dalle Compagnie, specie da quando le Compagnie “non esistono più” nel senso che le imprese assicurative, formando gruppi finanziari (sono soltanto cinque i gruppi finanziario-assicurativi che detengono la maggior parte del mercato italiano), hanno fatto sparire la concorrenza . E comunque la concorrenza rimasta è più formale che sostanziale. Per dirla con “La Repubblica” in un articolo di qualche anno fa: quando i grandi gruppi finanziari, i big player, sono in grado di orientare e influenzare il mercato, per gli altri diventa difficile inserirsi. Il governo Prodi intervenne massicciamente con le “lenzuolate” dell’ ex ministro delle Attività produttive, Bersani, per favorire una maggiore concorrenza nel mercato.

Nell’elenco delle misure, al primo posto figurava la libertà lasciata agli agenti di vendere anche prodotti di altre compagnie e si pensò che fosse arrivata la fine del monomandato. Ma non fu così, anche perché quel plurimandato riguardava solo la Rca e poi l’obbligo di legge fu ampiamente disatteso dalle Compagnie. Allora arrivarono i “tre preventivi”. L’intenzione del legislatore era quella di proseguire nella direzione della maggiore scelta possibile da fornire al consumatore. Ma anche questa soluzione si rivelò impraticabile perché il regolamento Isvap (e la stessa legge) impediva la collaborazione tra agenti, creando il paradosso per cui un agente avrebbe dovuto presentare tre preventivi di Compagnie diverse e appartenenti anche a gruppi finanziari diversi poi, però, se per caso il preventivo della Compagnia dell’agente fosse risultato più alto degli altri due, l’agente doveva salutare il proprio cliente per vederselo andare ad assicurarsi con un’altra Compagnia. Insomma aveva lavorato, non retribuito, per un concorrente.

Il Governo Monti, dopo infinite proteste e incontri con la categoria, concedeva la collaborazione tra agenti , “A” con “A”, consentendo lo scambio di provvigioni tra loro (va detto, altro paradosso, che quel limite non ha mai riguardato i collaboratori degli agenti che, iscritti al Registro Rui in “E”, sono completamente indipendenti). E’ evidente che a questo punto questi intermediari non possono più stare a guardare. Se la concorrenza sparisce ci rimette il consumatore, ma anche l’agente e comunque se le Compagnie (per salvaguardare i propri utili di impresa) sono diventate piovre con un’unica testa finanziaria e mille braccia assicurative, perché non consentire alle imprese agenziali di fare altrettanto? Per esempio con un plurimandato come anticamera di agenzie formate da diversi “A” con più marchi? Il problema, però, è sempre lo stesso: l’opposizione delle grandi Compagnie. Le piccole non lo impediscono. Sono Compagnie come le Generali che da sempre guidano (forse anche dietro le quinte) il mercato, che non permetteranno mai ad un proprio agente di diventare plurimandatario a meno di non essere costrette a farlo da una legge (che probabilmente non le vedrebbe estranee…). Da qui la più che comprensibile richiesta di un plurimandato obbligatorio per legge. Ma questo non trova il consenso di tutti i quali, invece, pensano ad una facoltà di scelta. La soluzione, però, per noi, sta nell’abbattimento dell’“esclusiva” alla quale sono incatenati la maggior parte degli agenti.

L’intervista ai due Presidenti SNA e UNAPASS, cerca nel confronto, di fare il punto su tutti questi temi e su quella che potrà essere la “nuova frontiera” per una categoria che, stando alle “voci” (Ania, Iama Consulting, ecc.), sembra essere sempre più in… pericolo di estinzione. Per rendere lo scambio di idee più ampio e attuale, abbiamo invitato anche il portavoce di un nascente terzo sindacato di categoria e un nostro lettore in qualità di rappresentante del “popolo” degli intermediari. (il grassetto nelle risposte è nostro, ndGOLEM).

6 DOMANDE AGLI AGENTI

DOMANDA 1 – Adesso che è stato approvato il Decreto Crescita e gli Agenti potranno collaborare tra loro, cioè potranno legittimamente scambiarsi le provvigioni , cosa ne pensa dei “tre preventivi” ? Sono o no, un vantaggio per gli assicurati?

DEMOZZI (nella foto a sinistra) – Con la rimozione del divieto di collaborazione tra gli Intermediari professionisti di assicurazione, la norma dei tre preventivi si può considerare superata dalla più ampia possibilità, per gli Agenti, di fornire una consulenza completa al cliente, anche attraverso una pluralità di offerte, ben oltre le tre che la Legge fissa come minimo obbligatorio. Il vantaggio per gli assicurati, è indubbio e consistente.

CONGIURimango ancora più convinto della inutilità dell’obbligo dei 3 preventivi dal momento che lo stesso DL crescita obbligherebbe tutte le imprese a mettere on line l’Informativa sulla polizza Rc auto base; le stesse associazioni dei consumatori e l’ISVAP hanno ben argomentato che i tre preventivi non aggiungono valore per il cliente….

CIRASOLA– Se Lei si riferisce al disposto del fatidico art. 34, non sono un vantaggio! Assolutamente No. Ma le pare possibile che io devo trovare 3 preventivi di Compagnie diverse e poi vendere la polizza, ad esempio della Axa assicurazioni? E poi ci sono incombenze amministrative e responsabilità in solido. Inoltre ci sono altri aspetti non chiari: a chi spetta, per esempio, formulare l’adeguatezza? A chi l’informativa privacy? La formazione? Ecc.

IANNELLONo, non lo sono, in quanto il cliente verrà attratto solo dal premio inferiore rispetto alla polizza che ha un rapporto qualità/prezzo equilibrato e che soddisfi il suo bisogno di assicurazione.

SUL TACITO RINNOVO

Sempre lo stesso decreto crescita ha abolito per la Rca, a favore dei consumatori, la disdetta e il cosiddetto “tacito rinnovo”. Le polizze dureranno, cioè, un solo anno senza obbligo di rinnovo, di conseguenza non è più necessario disdettare la polizza. Noi sosteniamo, contrariamente agli intermediari, che l’abolizione del tacito rinnovo faciliterà una volta di più se non nella forma, nella sostanza, anche la soppressione del cosiddetto “obbligo a contrarre”. Le Compagnie, cioè, non saranno più obbligate a rifare la polizza da loro disdettata, al prezzo di “vecchio cliente” (che però non esiste), ma soprattutto non pagheranno più multe milionarie per le disdette a pioggia inviate in molte regioni italiane, soprattutto al sud. Per noi andava soppressa solo la disdetta, e non anche il tacito rinnovo.

DOMANDA 2- Lo stesso decreto ha abolito il “tacito rinnovo” nelle polizze Rca . Non ritiene che questo lascerà mano libera alle Compagnie nel defilarsi dall’ “obbligo a contrarre” e quindi dal coprire tutto il territorio nazionale? (Disattendendo quel servizio pubblico nato con la Rca obbligatoria e decimando gli intermediari con la chiusura delle agenzie).

DEMOZZI – Non vi è alcuna correlazione tra il tacito rinnovo e l’obbligo a contrarre, che non è messo in discussione. Si tenga conto, tra l’altro, che buona parte del mercato non applica il tacito rinnovo, ormai da anni; alcune grandi Imprese nazionali concedono il periodo di mora di cui all’art 1901 c.c. anche in assenza di clausola di tacito rinnovo; altre, da tempo, prevedono, grazie ad un minimo aggiustamento informatico, che se il cliente richiede il rinnovo, non previsto in automatico, viene emessa quietanza con annessa appendice di rinnovo. Non si procede quindi a stipula di nuova polizza, evitando così inutili appesantimenti burocratici e gestionali.

CONGIU (nella foto a destra) – Condivido la volontà del legislatore di favorire con questa abolizione maggiore mobilità del cliente e per evitare che invece possa coincidere con eventuali comportamenti non corretti da parte delle Compagnie sarà opportuno prevedere che qualora l’assicurato esprimesse la volontà di rinnovo attraverso il pagamento del premio, il contratto si rinnoverà alle stesse condizioni per l’annualità successiva.

(BR)Anche noi lo pensavamo, almeno fino a quando non abbiamo chiesto delucidazioni all’Isvap sul “vecchio cliente” citato dal Presidente dell’Autority nel suo comunicato stampa del 4 novembre 2010 al quale, secondo Giannini, al cliente ripreso dopo una disdetta della Compagnia, dovevano essere praticate le stesse condizioni tariffarie precedenti. All’Isvap, infatti, ci hanno detto che quella comunicazione del Presidente, “non è dispositiva per le Compagnie”. Così le Imprese possono fare quello che vogliono (applicare, cioè, la tariffa in vigore in quel momento come per qualsiasi nuovo cliente). Se questo era possibile prima dell’abolizione del tacito rinnovo figuriamoci adesso. L’abolizione del T.R., a nostro modo di vedere, autorizza ufficialmente la Compagnia (che volesse liberarsi di un cliente) a considerare, ogni polizza scaduta, una nuova polizza a tutti gli effetti alla quale, quindi, applicare la tariffa piena senza alcun particolare “vecchio” …vantaggio.

CIRASOLA – L’obbligo a contrarre rimane perché è una legge, però le Compagnie potrebbero liberamente decidere di non rinnovare le polizze RCA in determinate aree geografiche senza dover preventivamente inviare le c.d. “disdette massive”, tanto contestate dalle istituzioni e dai nostri Sindacati.

(BR) Il nostro punto di vista in proposito ha forse trovato una qualche autorevole conferma…

IANNELLOCerto, l’abolizione del tacito rinnovo diventerà un’arma a doppio taglio. La mancata copertura dei famosi 15 gg. pone in serio pericolo tutti coloro i quali non hanno la capacità finanziaria di pagare la polizza alla scadenza convenuta. Da parte delle compagnie, assisteremo alla vendita di una garanzia in più (estensione periodo di mora), oppure assisteremo a contratti stipulati ex-novo con tariffa in vigore al momento, senza tener conto dei trascorsi assicurativi dell’assicurato con un notevole incremento dei premi auto, o ancor più grave divieto di assunzione del rischio.

SUL PLURIMANDATO: obbligatorio o facoltativo?

Plurimandato vuol dire, per l’intermediario, rappresentare più di una Compagnia. Questo per il consumatore vuol dire maggiore scelta e automaticamente prezzi più bassi. Le Compagnie, che da sempre tengono incatenati i propri agenti, hanno paura delle conseguenze economiche che deriverebbero da una rete distributiva non più sotto il loro ferreo controllo. (Golem 10 ottobre: Decreto sviluppo: consumatori più garantiti, l’ira delle assicurazioni).

DOMANDA 3- Il plurimandato dovrebbe o no essere obbligatorio per tutti gli agenti? Perché?

DEMOZZI – come ogni obbligo, giusto o meno che sia, viene spesso interpretato come una forzatura, un eccessiva ingerenza dello Stato nelle scelte imprenditoriali dei soggetti privati. Il plurimandato dovrebbe diffondersi naturalmente, senza necessità di forzature legislative, anche perché il mercato europeo, come quello nazionale, pretende una modalità di offerta che si basi sempre più sulla consulenza e sulla comparazione di offerte diverse. Certo in una situazione come la nostra, caratterizzata da un’anomala concentrazione del mercato e da una resistenza, antistorica, delle Compagnie nei confronti di qualsiasi conquista di libertà da parte degli Agenti, solo l’intervento legislativo può permettere la naturale evoluzione della Categoria e del mercato, a salvaguardia degli interessi dei consumatori, nonché degli stessi professionisti della intermediazione. La recente norma che sancisce la libera collaborazione tra intermediari, ad esempio, può conciliare l’attuale ingessatura del mercato con una rapida evoluzione dell’intermediazione, pur non introducendo obblighi per nessuno, ma semplicemente rimuovendo divieti, artificiosamente creati per mantenere immobile l’offerta, nonostante l’ intervenuta modificazione della domanda.

CONGIUConfido nel liberismo in economia e perciò diffido di qualunque imposizione, mentre favorisco la libertà di scelta tra pluri e mono, tra agente” legato” e agente indipendente; la coesistenza di diverse forme organizzative favorirà maggiore concorrenza e maggiori opzioni per il consumatore.

CIRASOLA (nella foto a sinistra)NO. Deve rimanere una grande conquista di libertà e non di obbligo. Deve essere frutto di una libera scelta imprenditoriale e non una etichetta sindacale.

IANNELLOIl plurimandato deve essere obbligatorio per legge a tutti gli agenti, poi con accordi specifici, deve essere lasciata la scelta all’agente di divenire monomandatario (tipo come accade oggi nel “commercio” abbiamo i negozi generalisti e il negozio di nicchia tipo Fendi. Questa scelta amplia la concorrenza e obbliga il professionista a dare il meglio di sé in termini professionali.

(BR) Tra plurimandato obbligatorio e facoltativo c’è la soluzione che secondo noi, ma anche secondo Demozzi, metterebbe d’accordo tutti: abbandonare la richiesta del plurimandato a favore dell’abbattimento dell’esclusiva. Le Compagnie, col divieto, non potranno più inserire l’esclusiva nel mandato di rappresentanza rilasciato all’agente che, così, sarebbe totalmente libero di scegliere: potrebbe restare mono ma, se decidesse di cambiare idea e diventare pluri, non dovrebbe chiedere il permesso a nessuno. Così cadrebbe ogni divisione di pensiero.

[Continua a leggere]

Autore: Bruno Rossi – GOLEM (Articolo originale)

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