Opinione della Settimana

Generali, la spinta di Greco. Sul tavolo il dossier Praga

Il nuovo group ceo darà le prime valutazioni sulla joint venture Ppf. Domani board su piano e conti con utili in aumento

Per Mario Greco, il nuovo group ceo di Generali, il consiglio di domani sarà una «prima tappa» importante. Perché, oltre ai conti trimestrali (che solo in parte ricadono sotto la sua gestione, visto che a Trieste il top manager è operativo dai primi di agosto) e dei nove mesi del 2012, sul tavolo ci saranno il nuovo piano strategico, con le prime indicazioni e il timing che dovrebbe portare alla sua definizione verso fine gennaio, e il dossier Praga: il capoazienda del Leone dovrebbe riferire le sue prime valutazioni su quanto il gruppo conti ora sui business in Est Europa sviluppati attraverso la joint venture con il gruppo Ppf di Petr Kellner.

Per quanto riguarda i conti dei nove mesi della più grande compagnia di assicurazioni italiana i report delle principali case stimano un utile intorno a 1,13-1,19 miliardi, che rispetto agli 825 milioni dello stesso periodo 2011 rappresentano un aumento del 40-45% circa. L’attenzione del consiglio però sarà maggiormente concentrata su ciò che dirà Greco. Il quale ha trascorso i suoi primi 100 giorni a Trieste rivoluzionando la governance ed esaminando i dossier aperti.

Il primo passo, relativo all’assetto organizzativo di vertice, ha rappresentato un’autentica svolta per la compagnia. Greco è il solo amministratore delegato e Sergio Balbinot (che domani uscirà dal consiglio) sarà il suo vice nel group management committee, la squadra di vertice internazionale costituita dai 10 senior top manager che si riunirà una volta alla settimana e indicherà le strategie per lo sviluppo del business del gruppo. Una governance con chiarezza di poteri e responsabilità che per Trieste rappresenta quasi un inedito, visto che bisogna risalire al 1996 per ritrovare le deleghe concentrate su una sola figura (allora era Gianfranco Gutty), fatto che ha rappresentato una rarità nella lunga storia della compagnia.

A questo punto la grande attesa si concentra sul nuovo piano strategico, che il mercato attende per gennaio. Greco però domani dovrebbe anche parlare di un tema sul quale finora non si è espresso: dovrebbe dare al consiglio le prime valutazioni relative al dossier Generali-Ppf, la joint venture costituita a Praga nel 2008 di cui Petr Kellner detiene il 49% e Trieste ha il 51%. Un’area di business che nei primi sei mesi dell’anno ha registrato un utile operativo in crescita del 3% a circa 263 milioni. Gli accordi di joint venture prevedono che nel 2014 il Leone avrà la facoltà di esercitare l’opzione di acquisto sulla quota di Kellner per un importo valutato sui 2,5 miliardi. Un impegno che la compagnia ha sempre sottolineato di poter rispettare con le proprie forze, senza ricorrere al mercato con aumenti di capitale. Il punto è quindi se attendere la scadenza naturale dell’opzione predisponendo magari più soluzioni «tecniche», oppure anticipare i tempi. Kellner proprio in questo periodo sta trattando con le banche per evitare si verifichi una delle condizioni di esercizio anticipato dell’uscita.

La valutazione attesa domani da Greco dovrebbe riguardare però non gli aspetti tecnici e finanziari del dossier bensì il peso strategico che per il gruppo ha oggi e avrà in futuro il business in quell’area. Perché, se la parola d’ordine del nuovo numero uno è rifocalizzare il Leone sul «core» assicurativo, sullo sfondo ci sono anche riflessioni sull’allocazione di attività e capitale nelle varie aree geografiche nelle quali opera la multinazionale Generali, presente in 60 paesi. Oggi l’Italia vale circa il 30% della raccolta premi e la quota dei primi tre mercati, quindi anche con Francia e Germania, è pari a circa al 70% dei 70 miliardi di premi complessivi del gruppo. Percentuale destinata a scendere a favore della raccolta che il Leone punta a realizzare nei mercati emergenti. Obiettivo già perseguito dall’ex group ceo Giovanni Perissinotto, ma che nel nuovo piano strategico potrebbe essere oggetto di indicazioni più «aggressive» e precise. Così come il business plan dovrebbe prevedere una riorganizzazione dell’attività italiana, dove la compagnia è presente con sei marchi diversi, che vedrà protagonista il country manager Raffaele Agrusti.

Intanto, conclusa la vendita della israeliana Migdal, parte l’iter formale per la cessione di Bsi, operativa nel private banking. Nei prossimi giorni saranno pronte le informazioni da inviare ai possibili acquirenti. E fra breve ci potrebbero essere novità per la dismissione di Usa Life Reassurance.

Autore: Sergio Bocconi – Corriere della Sera

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