Opinione della Settimana

Poche adesioni, troppi prodotti: Nella previdenza complementare si punta alla riduzione dei fondi

A fine 2011 nella anagrafi della Covip erano censite 545 forme di previdenza; ben 319 contavano meno di 1000 iscritti. Ora serve una razionalizzazione

Poche adesioni e un’elevata polverizzazione dell’offerta, questo è il quadro che offre oggi la previdenza complementare nel nostro paese. A fine 2011 nelle anagrafi della Covip erano censite 545 forme di previdenza; di queste, ben 319 contavano meno di 1.000 iscritti, nello specifico 2 fondi negoziali, 12 fondi aperti, 26 Pip e 279 fondi “preesistenti”, quelli istituiti prima dell’entrata in vigore della legge di riforma del settore.

Insomma, la previdenza complementare non convince i lavoratori italiani e alcune forme hanno convinto ancora meno. Una realtà di cui prendere atto, procedendo a cancellazioni e accorpamenti, a tutto beneficio degli aderenti che potrebbero usufruire di una maggiore diversificazione degli investimenti, di economie di scala e anche di maggiore potere contrattuale nei confronti di gestori esterni e di erogatori delle rendite.

Ma il processo di razionalizzazione dell’offerta, pur avviato, è ancora insoddisfacente, come non ha mancato di rilevare nell’ultima relazione annuale lo stesso presidente della commissione di vigilanza sui fondi pensione, Antonio Finocchiaro: «La riduzione del numero dei fondi va accelerata, superando le prevedibili resistenze. La persuasione morale della Covip è insufficiente: appaiono necessarie la volontà delle fonti istitutive e possibili forme di incentivazione. La revisione della direttiva europea sui fondi pensione potrebbe fornire una spinta alla concentrazione».

Va detto che i due fondi negoziali con meno di 1.000 iscritti erano divenuti operativi nel corso del 2011: in marzo Fontemp, rivolto ai lavoratori in somministrazione, addirittura in novembre Perseo, il fondo istituito per i lavoratori delle regioni, delle autonomie locali e della sanità.

Ma tra i negoziali non mancano certo altri fondi “bonsai”. Il più “anziano” è Fondosanità, rivolto a medici, odontoiatri, farmacisti, infermieri, veterinari e che a fine giugno 2012, secondo i dati raccolti da Mefop, contava solo 4.063 aderenti, per un patrimonio complessivo di 90 milioni. Mediafond, fondo pensione creato per i lavoratori del gruppo Mediaset, Rete Italia e Medusa Video, ne ha convinti solo 2.719 e gestisce 52 milioni. Previvolo, 2.826 aderenti, e Fondav, 4.825 iscritti, hanno, invece, unito le forze dando vita a Fondaereo, dedicato a piloti e assistenti di volo.

Il processo di razionalizzazione è stato portato avanti con maggiore intensità tra i fondi pensione di tipo aperto, soprattutto negli anni passati: dagli 81 prodotti del 2008, si è passati a 67 fondi a fine 2011 e oggi siamo a quota 63. Anche qui, nonostante l’opera di sfoltimento, non mancano esempi di previdenza per pochi.

Secondo i dati su adesioni e patrimonio raccolti al 30 giugno da Mefop, su un campione rappresentativo del 78% dei fondi pensione aperti operativi, tra i prodotti con meno di 1.000 iscritti ci sono i fondi pensione promossi da Helvetia Vita, Vittoria Assicurazioni, Popolare Vita e da Bnl Vita del gruppo Bnp Paribas. Nel fondo di Assimoco Vita gli iscritti sono 509 e l’attivo è di 4 milioni di euro, mentre Pensplan Profi di Pensplan Invest Sgr ha 397 aderenti, ma non si arriva ai due milioni di risorse da investire.

Quello dei Pip, infine, è il comparto di mercato più giovane. Qui la volontà delle compagnie assicurative di presidiare questo segmento dal potenziale pur sempre interessante, negli ultimi due anni i Pip sono di gran lunga i prodotti previdenziali che hanno raccolto le maggiori adesioni, non ha certo favorito una razionalizzazione dell’offerta. Una razionalizzazione che pure sarebbe opportuna, considerato che, come si è visto, sono ben 26 i piani previdenziali con meno di 1.000 iscritti a fine 2011.

L’effetto frammentazione nell’offerta della previdenza complementare appare ancora più accentuato se si passa a considerare le singole linee di investimento offerte dai singoli fondi pensione e Pip. Tra i fondi negoziali, per fare qualche esempio, la linea Dinamico di Mediafond conta 44 aderenti, solo in 82 hanno scelto il comparto bilanciato di Agrifondo che gestisce 280mila euro, mentre i sottoscrittori del comparto garantito di Fondosanità sono 72.

Autore: Mariano Mangia – Repubblica Affari & Finanza (Articolo originale)

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