Opinione della Settimana

Enti locali e sanità pubblica, tra riforma e rischio collasso

Le garanzie di sostenibilità del servizio sanitario nazionale non vengono meno. Per il futuro è però necessario individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie‘. Così in una nota di Palazzo Chigi, per precisare e chiarire quanto detto dal presidente del Consiglio che, parlando durante un convegno, aveva paventato rischi di tenuta in futuro per il nostro sistema sanitario.

La partita della Sanità tocca soprattutto gli Enti locali e il il braccio di ferro in corso con lo Stato sui tagli previsti dalla legge di stabilità: ‘Con queste risorse – è la posizione delle Regioni – non ci sono le condizioni per fare un nuovo ‘Patto sulla salute’ con il governo. E’ un problema serio per il Paese. Chiediamo che ci sia almeno la parità di risorse tra il 2012 e il 2013. E’ la prima volta nella storia che si riduce di un miliardo la cifra assoluta‘.

ERRANI: IL SSN RISCHIA IL COLLASSO – ‘L’Italia è uno dei Paesi che spende meno in salute e nonostante ciò abbiamo un sistema sanitario universalistico di cui andiamo fieri‘. Cosi’ il presidente della Regione Emilia-Romagna e presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani (nella foto a sinistra), interpellato dalla Dire.

Presidente Errani, il presidente del Consiglio ha messo tutti in guardia sui costi del nostro sistema sanitario. Ma davvero si rischia il collasso? ‘Sì, e le Regioni lo vanno dicendo da tempo, con preoccupazione. Il patto per la salute ci ha consentito di governare la spesa e garantire i servizi, ma con un taglio di 2 miliardi che si somma al calo delle risorse degli anni precedenti si rischia il default. Noi siamo pronti a lavorare insieme al Governo per riorganizzare e qualificare la spesa. Ma la strada non può essere una privatizzazione mascherata. Ricordo che in tanti Paesi dove esiste un doppio sistema, la spesa sanitaria in proporzione al Pil è fortemente superiore a quella italiana’.

Si comincia a parlare anche in Italia di privatizzazione della sanità, di assicurazioni che i cittadini dovranno fare. Lei pensa che sia una strada obbligata? ‘L’integrazione tra pubblico e privato esiste già e funziona soprattutto in quelle regioni, come l’Emilia-Romagna, dove c’è una politica sanitaria che ha saputo coniugare efficienza, qualità, eccellenza. Ma il diritto alla salute è un valore costituzionale irrinunciabile e può essere garantito solo dal servizio sanitario nazionale, che ha come obiettivo il benessere delle persone. Di tutte le persone, a prescindere dal reddito’.

Quale strada segue l’Emilia-Romagna per rendere piu’ efficiente e meno costoso il sistema della sanità pubblica? ‘Nel corso degli anni abbiamo progressivamente spostato il peso della spesa dagli ospedali ai servizi territoriali, cercando di rendere sempre più appropriate le cure: anche grazie alle 49 Case della salute già funzionanti. Abbiamo agito sul fronte degli acquisti, accentrando le centrali di spesa. Abbiamo puntato molto sull’integrazione, riorganizzato la rete ospedaliera e, con l’istituzione di tre Aree vaste, accorpato servizi tecnico logistici e funzioni di assistenza sovraziendale. E nonostante le difficoltà siamo riusciti a investire in edilizia e in tecnologia e a confermare il fondo per la non autosufficienza, chiudendo il 2011 in pareggio. Ma il taglio di 900 milioni per il 2012 a un mese dalla fine dell’anno colpisce nel vivo i servizi e pregiudica la tenuta proprio di quelle regioni che hanno già messo in sicurezza il sistema’.

CARDINALE PENSA ALLE ASSICURAZIONI ‘STAMPELLA – ‘Non è irrazionale pensare alle assicurazioni come stampella di sostegno del sistema sanitario nazionale. Non mi sembra una cosa così scandalosa‘ spiega all’agenzia Dire Adelfio Elio Cardinale, sottosegretario alla Salute, dopo che in questi giorni il premier Mario Monti ha più volte ribadito che il sistema sanitario nazionale ha bisogno di essere riformulato.

Sottosegretario si rischia il collasso? ‘Il sistema sanitario non è a rischio collasso, ma ci vuole una ragionevole e meditata riflessione sul futuro. Nessuno mette in dubbio che sia tra i migliori del mondo, però nel 2050, e cioè dopodomani, i dati ci dicono che anche a un cospicuo invecchiamento della popolazione, gli investimenti da fare nel settore aumenteranno del 150% ed è su queste basi che dobbiamo ragionare, perché allora sì che sarà difficile garantire il sistema. Noi siamo a favore e stiamo lavorando affinché la sanità pubblica sia sempre garantita, ma la lotta agli sprechi va fatta’.

Da dove partire per una spending review seria? ‘Innanzitutto dalla legalità. Purtroppo nel sistema sanitario sappiamo che lucrano e si annidano anche corruzione e criminalità organizzata. Poi bisogna lottare per la legalità e poi cercare di equiparare il sistema in tutte le Regioni, dove esiste ancora molta disparità di trattamento’.

Si parla molto di un sistema che si possa aprire alle assicurazioni private, lei cosa ne pensa? ‘Sinceramente non mi sembra uno scandalo aprire a un sistema del genere. Non è irrazionale pensare alle assicurazioni come stampella di sostegno. Del resto, i padri costituenti, con lungimiranza, hanno scritto di ‘cure gratuite agli indigenti’.

Ma non si rischiano una sanità di seria A e una di serie B in questo modo? ‘Non si tratta di serie A o B, l’eccellenza esiste anche nel pubblico. Infondo esiste già una forma di pagamento delle prestazioni rispetto al reddito e, anzi, credo che sia una forma di equità sociale, far pagare qualcosa alle fasce alte per mantenere il sistema’.

FILIPPESCHI: ‘MA IL NOSTRO MODELLA FUNZIONA’ – ‘Il nostro modello di sistema sanitario pubblico funziona: lo dicono i risultati‘. Cosi’ il sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, Marco Filippeschi (nella foto a destra), fa il punto sulla situazione sanitaria del Paese partendo dalla realtà della Toscana, convinto che ‘se il territorio cambierà in meglio s’innalzeranno anche gli indicatori di salute e ci sarà un grande risparmio di spesa. E’ un ciclo virtuoso che possiamo accendere‘.

Lei è sindaco di una città importante della Toscana. Partiamo da un giudizio d’insieme. Si può tracciare un identikit essenziale? Per risultati intendo ‘non solo quelli che dimostrano una tenuta dei conti della Regione o le comparazioni internazionali. Con un progressivo abbattimento dei tassi di mortalità infantile e con l’allungamento della speranza di vita i toscani sono i più longevi ed i più in salute tra gli italiani. Oltre a ciò, sono i più soddisfatti dei servizi e dei trattamenti sanitari offerti loro. A questi risultati contribuiscono senz’altro tanti fattori. Di fatto, secondo le stime, in Toscana dagli anni ’70 la mortalità generale si è dimezzata. Quella infantile è tra le più basse in Europa: il tasso di bambini nati morti è fermo al 2,7 per 1000, mentre in Europa è del 3-4 per 1000. La speranza di vita per un bambino nato oggi è di 78 anni per i maschietti e di 84 anni per le femmine. Per quanto riguarda i grandi killer, tumori e malattie cardiovascolari, per esempio, siamo in grado di evitare la morte più che in altre regioni’. Ma Filippeschi spiega pure che ‘ci sono ancora situazioni di criticità sulle quali vogliamo intervenire per ridurre il numero di cittadini insoddisfatti. Ci sono liste d’attesa troppo lunghe. Si può fare ancora meglio, qualificare, specializzare e razionalizzare, potenziare l’alta formazione e la ricerca, e lavoreremo ancora per questo. Ma si può dire che di fronte alle privatizzazioni conosciute in altre regioni o al dissesto che purtroppo affligge una parte grande del sistema la Toscana è davvero un buon modello. Possiamo anche esportarlo in paesi che hanno bisogno del nostro aiuto’.

Come avete impostato il sistema territoriale? In tempi in cui il diritto alla salute è messo a rischio da tanti tagli, questo ci pare un indicatore essenziale. ‘Certo – conferma Filippeschi – Le cure ospedaliere e l’alta specializzazione sono una parte molto importante ma non esclusiva della risposta. Stiamo sperimentando un nuovo sistema di rapporti fra comuni, Usl e Regione per sviluppare i servizi territoriali e, oggi, spesso per difenderli.

Per fare prevenzione. Le Società della Salute – le nuove istituzioni si chiamano così – integrando i servizi e le attività di Comuni e Aziende sanitarie, lavorano per offrire alle persone risposte unitarie ai bisogni sociosanitari e assistenziali e diventano l’unico interlocutore e porta di accesso ai servizi territoriali. Si tratta di soggetti pubblici senza scopo di lucro, costituiti per adesione volontaria dei comuni di una stessa zona-distretto e dell’Azienda Usl territorialmente competente, per l’esercizio associato delle attività sanitarie territoriali, socio-sanitarie e sociali integrate. In queste organizzazioni – spiega il sindaco di Pisa – lavorano fianco a fianco professionisti e operatori sanitari e sociali, del terzo settore e del volontariato. E i sindaci ne sono responsabili, perché formano l’assemblea che decide le scelte strategiche’.

Qual è la missione delle Società della Salute? ‘E’ quella di collegare l’organizzazione unitaria dei servizi territoriali con le azioni sui determinanti di salute non sociosanitari, forte attenzione viene assegnata agli stili di vita e alla promozione della salute. Sulla base di dati sullo stato di salute della popolazione locale, le SdS descrivono gli obiettivi e programmano gli interventi sociosanitari territoriali per raggiungerli. La conoscenza delle caratteristiche epidemiologiche di un territorio e la partecipazione sono essi stessi fattori importanti per la salute del singolo e della comunità. Si occupano di stili di vita e di promozione della salute e sulla base di dati sullo stato della popolazione locale, descrivono gli obiettivi e programmano gli interventi sociosanitari territoriali per raggiungerli’.

Qualche esempio concreto? ‘Nella mia città, per esempio, la Societa’ della Salute partecipa al progetto ‘Pisa città che cammina’ elaborato dal Comune di Pisa, con l’Istituto Europeo per la prevenzione e la terapia dell’obesità e coordinato dal professor Aldo Pinchera, l’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, insieme a Uisp, il progetto si propone di intervenire su più fronti per contrastare quella che l’Oms ha definito una vera a propria epidemia, l’obesità. Il progetto nasce dalla considerazione del fatto che Pisa è una città già predisposta al movimento, con verde pubblico, piste ciclabili, aree fitness ed impianti sportivi, per cui ci è sembrato naturale, come amministrazione, impegnarci per individuare investimenti, procedure e regolamenti che mettano al centro la facilitazione dell’attività motoria al fine di migliorare gli stili di vita. Con un obiettivo importante, fra gli altri, quello d’individuare un nuovo specifico standard urbanistico per le città. Lo stesso – aggiunge Filippeschi – stiamo cercando di fare anche per promuovere uno stile corretto di alimentazione, partendo dalle scuole’.

Dunque si possono fare cose nuove, non solo tagli? ‘E’ proprio così. Va detto che in Italia si spende per la salute meno che in altri grandi paesi europei. Comunque, il miglior risultato in termini di salute si ha agendo su tutto ciò che contribuisce a costruire la salute, dall’ambiente, all’urbanistica, ai trasporti, alla scuola, ecc. A tutto ciò non può rispondere solo l’azienda sanitaria, ma essa può farlo con l’intervento dei Comuni. Nel nostro caso – sottolinea il sindaco di Pisa – i Piani Integrati di Salute rappresentano l’atto fondamentale con cui le Società della Salute programmano gli obiettivi di salute e benessere e percorsi assistenziali, interpretati ed attuati sulle caratteristiche peculiari di ciascun territorio. Se il territorio cambierà in meglio s’innalzeranno anche gli indicatori di salute e ci sarà un grande risparmio di spesa. E’ un ciclo virtuoso che possiamo accendere’.

MIOTTO: NON SI PUO’ CAMBIARE IL SISTEMA -‘La parola cambiamento non è neutra, se si tratta di ordinaria manutenzione o di implementare l’universalità del sistema, bene. Altrimenti io non ci sto‘. Così Anna Margherita Miotto, deputata Pd, commenta le parole del premier Mario Monti, sul rinnovamento del sistema sanitario nazionale.

Onorevole, il premier Monti insiste nel dire che il sistema sanitario nazionale andrebbe ripensato… ‘La parola cambiamento non è neutra, se si tratta di ordinaria manutenzione o di implementare l’universalità del sistema bene, altrimenti io non ci sto. In altre parole non si può cambiare il sistema di finanziamento del sistema’.

A questo proposito, c’è chi pensa che questa sia l’apertura a un sistema misto e in particolare che apra la strada alle assicurazioni, lei cosa ne pensa? ‘Penso che, per farlo, dovranno passare sopra le nostre teste. Questo delle assicurazioni, sarebbe un ottimo argomento da proporre ai sostenitori del Monti-bis, per vedere se ne sono così entusiasti’.

Ma qualcosa si puo’ fare anche nel sistema sanitario, per evitare sprechi in un periodo di crisi del genere? ‘Questa è una questione che spetta alle Regioni e non a Roma. Ogni direttore generale deve lavorare su questo perché ogni euro sprecato è un euro in meno per il servizio ai cittadini. Detto questo però, bisogna anche dire che i tagli agli enti locali sul welfare sono stati troppi e così il patto della salute non è più sostenibile, bisogna intervenire per non far saltare il sistema’.

DIRINDIN: MONTI? POCO PRUDENTE – ‘Cosa volesse dire Monti è difficile da capire. Certo è stato poco prudente e molto equivoco. A me vengono in mente due ipotesi: ci si preoccupa dell’industria e delle assicurazioni‘. Così Nerina Dirindin, docente e presidente del Coripe Piemonte, dove coordina il master in Economia e Politica sanitaria.

Professoressa, come interpreta le parole di Monti sul sistema sanitario nazionale? Come si fa a rendere il sistema più efficiente? ‘Cercare di rendere sempre più efficiente il sistema sanitario è certamente giusto, magari con piccoli accorgimenti con chi è rimasto indietro. Comunque stiamo parlando di un sistema che in realtà è poco costoso rispetto agli altri e che, come ha detto anche la Corte dei conti, sta già facendo una spending review da anni. Cosa volesse dire Monti è difficile da capire. Certo è stato poco prudente e molto equivoco, a me vengono in mente solo due ipotesi…’.

Quali? ‘O ci si sta preoccupando dell’industria della salute o degli intermediari, come le assicurazioni’.

Quindi, come dice la Cgil, di una possibile privatizzazione? ‘Privatizzazione è un termine generale e ad usarlo si rischia di essere altrettanto equivoci. Diciamo che c’è un rischio concreto e reale di depauperizzazione della sanità pubblica, che porterebbe i cittadini con redditi medi e alti a rivolgersi sempre di più ad altri sistemi, lasciando quello pubblico soltanto ai meno abbienti. Ci sono molti interessi a inserire intermediari tra i cittadini e la sanità, ma non sono certo cose che interessano a questi ultimi. Sinceramente stupisce che ci si preoccupi così, adesso, del futuro del sistema sanitario nazionale, quando poi per destinare pochi soldi ad un problema attuale e concreto come quello dei malati di Sla si è dovuto assistere a un balletto di cifre e gli si è prestata attenzione solo dopo una grande protesta. I dati ci dicono che solo nel 2060 spenderemo quanto spende la Germania per il sistema e a me non sembra che sia quello a dover preoccupare’.

Fonte: Agenzia DIRE (Articolo originale)

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