Opinione della Settimana

Malasanità: «Troppe cause? Se ci sono errori è giusto pagare»

Il Tribunale del malato replica ai ginecologi in sciopero. Magarini (Cittadinanzattiva Veneto): «I medici sono poco sereni e stressati? Rinuncino alla libera professione. Inaccettabile che si prescrivano esami inutili e a volte dannosi»

«I ginecologi lamentano mancanza di serenità e lucidità per le troppe cause penali e le richieste di risarcimento danni in sede civile? Possono recuperarle riducendo la frenetica, stancante e remunerativa attività libero professionale».

Flavio Magarini, segretario regionale di CittadinanzattivaTribunale per i diritti del malato, non sottoscrive i cahiers de dolèances di ostetrici e ginecologi, che hanno proclamato 24 ore di sciopero martedì 12 febbraio, per porre l’attenzione sui livelli altissimi di contenzioso medico-legale che determinano la medicina difensiva. Attacca Magarini: «È opportuna un’accurata riflessione sulle cause che portano al fenomeno degli errori sanitari, così come sui miliardi buttati in esami inutili e a volte dannosi. Non possiamo accettare la spiegazione che la medicina difensiva sia legata all’aumento dei contenziosi. Gli esami inutili sono uno spreco e, spesso, un danno per i cittadini. Talvolta servono per far fare ad altri il proprio lavoro».

«Le associazioni dei medici», prosegue il segretario di Cittadinanzattiva, «sbandierano continuamente l’alta percentuale di archiviazione delle denunce penali a loro carico, verosibilmente per dare l’impressione che gli errori a loro imputabili siano minimi. Per contro, le compagnie assicurative lamentano risarcimenti non più sostenibili. Secondo il recente studio “Sanità pubblica e assicurazioni, il Fair Price del rischio di medical malpractice“, promosso da Aiba (Associazione italiana brokers assicurativi) e Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici) nell’ultimo decennio il rapporto sinistri-premi si è attestato al 150% e solo nel 2010 sono stati pagati sinistri per 800 milioni di euro, a fronte di premi incassati per 500 milioni».

Prosegue Magarini: «Si arriva all’archiviazione perché la notizia di reato è infondata, oppure perchè la persona offesa viene risarcita in via extra-giudiziale. In questo caso abbiamo un’archiviazione del procedimento a carico del medico, ma un’ammissione di colpa e un risarcimento da parte del professionista o dell’assicurazione. La nostra esperienza ci dice che se la presa in carico del presunto errore medico è affidata ad un valido medico legale, la possibilità di arrivare ad un risarcimento economico è molto alta. Per la vittima di un presunto errore sanitario risulta difficile dimostrare di avere ragione in sede penale, perché dovrà dimostrare “al di là di ogni ragionevole dubbio” la colpa del medico. In sede civile, l’onere di dimostrare che l’evento dannoso è dipeso da fattori non prevedibili grava sul invece medico. Questo si traduce in molte assoluzioni nelle cause penali, dove la responsabilità è personale. Mentre in sede civile le condanne arrivano al 60%».

«Mi fa sorridere», conclude Magarini, «l’ipotesi di prevedere un indennizzo per il medico ingiustamente accusato di malpractice. Il nostro ordinamento giuridico già prevede la rivalsa da parte del medico, quando ci sono i presupposti. Sarebbe, invece, auspicabile l’obbligo di pubblicazione nel curriculum di ogni medico le eventuali condanne penali e/o civili passate in giudicato, affinchè il cittadino possa valutare il professionista non solo dall’ammontare della parcella. Per ridurre le cause legali bisogna ridurre gli errori, ogni altro discorso è inutile. Lo sciopero è incomprensibile; mi auguro che il ministro precetti i ginecologi».

Fonte: L’Arena (Articolo originale)

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