Declassata la sede fiorentina, la sede legale della nuova Unipolsai si sposta a Bologna. Perso il simbolo cittadino, ora i lavoratori attendono con ansia il piano industriale
Le due sedi legali del nuovo gruppo UnipolSai saranno a Milano e a Bologna. Firenze viene ridotta a polo specialistico. Una grande fetta del personale che opera in piazza della Libertà rischia di doversi trasferire a Bologna. I numeri del piano di fusione lasciano pochi margini di azione. Gli esuberi sono 2240 da oggi al 2015 su un totale di circa 2500 addetti. A Firenze lavorano oggi 535 dipendenti. Ma la «partita» si giocherebbe su circa 450 della sede di piazza della Libertà. Gli altri riguardano lavoratori del ramo commerciale o della liquidazione sinistri ad esempio, che resterebbero fuori dalla partita.
Quanti, dei 450 dipendenti, potranno rimanere a lavorare nello storico palazzo simbolo di piazza della Libertà? Questo è legato a come verranno redistribuite le attività nell’ambito del piano di fusione. I dettagli si conosceranno il 4 febbraio, quando il piano sarà illustrato ai sindacati. Una stima ad oggi non è possibile farla ma con il declassamento di Firenze da sede a polo specializzato c’è il rischio di non sbagliare a ipotizzare che una buona percentuale di quei 450 dipendenti — la maggioranza — debba fare le valigie e trasferirsi a Bologna. Unipol, osserva Agostino Iscaro della Fiba-Cisl, chiede la mobilità territoriale, sul presupposto che sarà difficile se non impossibile garantire a tutti la permanenza di impiego a Firenze. «Noi invece — aggiunge il sindacalista — chiediamo una redistribuzione tra le due sedi secondarie e le due principali in modo da evitare quelli che potremmo definire come ‘licenziamenti mascherati’. E’ inutile dire non licenziamo nessuno e poi pretendere questo tipo di mobilità territoriale. Perché è vero che tra Firenze e Bologna ci sono 35 minuti di Eurostar ma non è così che si può impostare il discorso».
«Fino ad oggi — aggiunge Iscaro — tutti gli accordi di settore prevedevano una intesa quadro con alcuni capisaldi: la non chiusura delle sedi, la volontarietà per gli incentivi all’esodo, la volontarietà per i trasferimenti. E’ sempre stata prassi consolidata concludere prima un accordo quadro che fissa queste regole e poi andare a definire le intese a seguire. Per ora constatiamo che Unipol non è disponibile a un accordo quadro del genere. Ecco spiegata la nostra preoccupazione. Ci aspettiamo proposte costruttive da Unipol nell’incontro del 4 febbraio».
Autore: Stefano Vetusti – La Nazione Firenze (Articolo originale)