Opinione della Settimana

I camici bianchi: serve un ente per accreditare le linee guida

Dottori favorevoli alla pronuncia, avvocati più prudenti

I medici esultano ma chiedono di più, i giuristi interpretano, le assicurazioni stanno alla finestra, in attesa di capire gli effetti sui processi civili. Perché è il boom di risarcimenti che mette in difficoltà imprese, ospedali e professionisti.

La Cassazione «aggiunge chiarezza ai fini dell’interpretazione demandata ai giudici», commenta Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici. Ma «manca un sistema centralizzato, magari un ente terzo, per l’accreditamento delle linee guida, così come resta da individuare il concetto di “virtuose pratiche mediche”». Per Costantino Troise, segretario Anaao, il maggior sindacato degli ospedalieri, la decisione «non elimina la necessità di una legge specifica sulla responsabilità medica». «La sentenza è solo un atto dovuto», minimizza Massimo Cozza, segretario Fp Cgil medici: «La vera questione è l’aumento esponenziale delle denunce strumentali alimentate da chi vuole speculare sulla professionalità dei medici». «È però un primo passo per frenare la medicina difensiva», ammettono i chirurghi dell’Acoi.

Di «primo passo verso una maggiore serenità dei medici» parla anche il ministro della Salute Renato Balduzzi. E i giuristi provano a chiarire la portata delle “sue” norme, su cui il giudizio non è univoco. Il penalista Luigi Isolabella è convinto che la sentenza, rimarcando il valore delle linee guida, permette di uscire dalla «discrezionalità totale» e «di non strumentalizzare l’azione penale» nei confronti dei medici, con benefici anche in civile. Più restrittiva la lettura del collega Gianfranco Iadecola, ex giudice di Cassazione, secondo cui «la depenalizzazione vale soltanto per il vizio di imperizia, sempre che non sia grave, e non anche per l’imprudenza o la negligenza (come la dimenticanza di una garza): altrimenti la norma si espone a censure di incostituzionalità».

L’impatto sui costi assicurativi è ancora da valutare. «La sentenza va nella direzione di chiarire in maniera più precisa i confini della responsabilità medica, come abbiamo sempre auspicato», rileva Dario Focarelli, direttore generale di Ania, l’associazione delle imprese di assicurazioni. «Ma siamo nel penale, dove le condanne sono poche. Dobbiamo aspettare di capire meglio quali effetti può avere in campo civile». Ed è Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami, l’associazione per i medici accusati ingiustamente di malpractice, a mettere in guardia dal possibile effetto boomerang: «Gli avvocati ora tenteranno di dimostrare in tutti i casi la colpa grave del medico ospedaliero, e a quel punto i medici eventualmente condannati potranno essere chiamati dalla Corte dei conti a risarcire l’Erario per importi enormi».

Autore: Manuela Perrone – Il Sole 24 Ore

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