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IL PUNTO – 18.02

Meno di una settimana alle elezioni con una campagna elettorale incandescente e senza esclusione di colpi, dall’esito non così scontato come poteva apparire qualche mese fa e qualche dubbio legittimo sulla governabilità del dopo, quando le luci del palcoscenico si spengono e gli addetti devono cominciare a fare  il loro lavoro.

Spread, Europa, pareggio di bilancio, imposte e redditometro saranno parole che torneranno, tra una settimana a riempirsi di contenuti e a porre quesiti che imporranno di essere risolti.

Il mondo dell’intermediazione si troverà di fronte interlocutori che dovranno affrontare la seconda Direttiva sull’intermediazione, i Regolamenti attuativi dei Decreti CrescItalia e Crescita 2.0. Scatole nere, disposizioni antifrode, standard rc auto (presentato lo scorso 14 febbraio) ma anche e soprattutto, collaborazioni tra intermediari, semplificazioni amministrative e procedurali del neo Istituto di Vigilanza di settore.

Per affrontare questi impegni, la rappresentanza si è data un nuovo soggetto, Anapa, che già si aggiunge alle prove di unificazione tra Sna e Unapass, con il fine di unire la categoria ma con modalità diverse. Colpisce il parterre della convention di Milano, alla quale partecipano il presidente Ania e amministratori e dirigenti di alcune imprese che solitamente disertano simili occasioni, quasi a voler significare che l’Accordo nazionale Imprese – Agenti sia in attesa di essere riaffrontato da sei anni per inerzia della categoria o per volontà dell’Ania di trattare con alcuni ma non con tutti, o, perlomeno, non con altri.

Ora che le modifiche alle logiche distributive arrivano da lontano e sono anche all’attenzione del Governo, sarà ancora possibile parlare di liquidazioni e di rivalse allo stesso modo? Come si concilieranno tali istituti con le collaborazioni tra intermediari volute dalla necessità di lanciare la concorrenza e promuovere lo sviluppo? In un mondo che cambia e per il quale il “nuovo normale” potrebbe non essere limitato alla scelta imprenditoriale “monomandatario – plurimandatario”  quanto “propria” può rimanere una Rete per un’impresa?

Nell’Italia degli indecisi comincia a farsi strada l’ipotesi che sarebbe piaciuta a Kafka (che è stato assuntore ramo incendio per un’impresa con sede a Trieste) di un premier diverso tra quelli eleggibili, insomma, di un “candidato che non c’è” e che in qualche modo soddisfi tutti i requisiti e le aspettative di tutti gli schieramenti.

Nel mondo dell’intermediazione vorremmo non si cominciasse a sperare in un “sindacato che non c’è” ………

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