Riunire in un unico soggetto la previdenza e l’assistenza complementare. Oltre 30 miliardi di euro la spesa sanitaria privata: l’82% sostenuta direttamente dai cittadini; 13,9% fondi integrativi; 3,7% polizze assicurative. 2,4 milioni di anziani non hanno potuto curarsi per ragioni economiche
In occasione del Professional Day in svolgimento oggi a Roma Sergio Corbello, Presidente di Assoprevidenza (Centro tecnico nazionale di previdenza e assistenza complementare) ha lanciato una proposta al prossimo Governo: “Serve un intervento urgente per avviare un nuovo modello di welfare “integrato” che riunisca in un unico soggetto giuridico le prestazioni pensionistiche complementari, quelle integrative sanitarie e le coperture dei rischi legati all’inabilità, spesso dipendente dalla senescenza, attraverso un’offerta diffusa di coperture di Long Term Care”.
Il sistema di welfare italiano – si legge in una nota – è destinato a subire una mutazione genetica dai contorni ancora indefiniti. Di sicuro, però, la componente pubblica dovrà contrarsi di pari passo con la riduzione della disponibilità di risorse pubbliche per prestazioni sociali. Pur tenendo conto delle diverse realtà regionali, l’accesso alle tutele sanitarie e sociosanitarie nel nostro Paese è a rischio, perché i bisogni crescono e il soggetto pubblico fa sempre più fatica a sostenere il suo ruolo. Nel corso del 2011 circa 2,4 milioni di anziani non hanno potuto accedere a prestazioni sanitarie per ragioni economiche.
“L’invecchiamento del Paese – ha aggiunto Corbello – esige di avere una sanità complementare che sia in stretta connessione con la previdenza complementare, il tutto arricchito dalle coperture long term care. Avremmo in sostanza un fondo della previdenza complessivo e in questo senso il ruolo dei fondi pensione è centrale. Oggi i fondi pensione non possono operare nel settore della sanità e dell’assistenza perché nella normativa del ‘93 è previsto che si debbano occupare solo di previdenza. Ma è chiaro che avere fondi pensione complementari che, con tutte le separazioni del caso, offrano coperture di assistenza e sanità integrativa sarebbe un bel risparmio e produrrebbe economie di scala innegabili. Paradossalmente l’assistenza complementare, che è facilmente comprensibile a tutti, farebbe da traino anche alla previdenza integrativa”.
Malgrado la presenza del Sistema Sanitario Nazionale – prosegue la nota -, la componente di spesa sanitaria privata è oggi particolarmente rilevante (oltre 30 miliardi di euro, pari a circa il 23% del totale) ed è sostenuta in larga parte direttamente dai cittadini (82%), mentre il 13,9% è veicolato dai fondi sanitari integrativi e il 3,7% dalle assicurazioni private ramo malattia e ramo vita.
“E’ necessario riqualificare la spesa – ha concluso Corbello – passando dal concetto di spesa individuale a quello di spesa collettiva con quote di mutualità e solidarietà. Sono proprio le forme collettive di assistenza complementare lo strumento più idoneo, magari in abbinamento con la previdenza, per rispondere alle necessità di assistenza di lungo periodo e per garantire sostenibilità tecnica al sistema”.
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