Opinione della Settimana

Perchè è inevitabile esser delusi dalla propria pensione

Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo che molti paesi hanno adottato negli ultimi anni (Italia compresa) intende valorizzare il principio secondo cui “ciascuno avrà in relazione a quanto ha versato” e per metter fine allo scaricare il rischio demografico tra una generazione e l’altra. È efficace il sistema contributivo a questo scopo? E come si sposa con altri principi che determinano la vita collettiva? Il tema è tornato alla ribalta dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea (1/3/2011) che ha abolito la deroga a partire dal 21/12/2012 delle prestazioni unisex nel calcolo della prestazione pensionistiche.

Com’è noto, le donne vivono più degli uomini e il loro montante accumulato negli anni andrebbe suddiviso su un numero maggiore di annualità. Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, e Ivass che vigila sulle compagnie assicurative, hanno dovuto recepire quelle norme. La prima in particolare ha emanato la circolare 3.378 che unifica le prestazioni di uomini e donne, almeno per i fondi che non erogano rendite direttamente ma tramite compagnie assicurative, con contratto siglato dopo il 2007.

Rispetto al passato i pensionati incasseranno rendite un po’ più basse e le pensionate un po’ più alte. Di quanto? Secondo un’elaborazione di Epheso la prestazione per un uomo 66enne cala del 6,22% mentre sale quella di una pensionata del 9,4%; percentuali che divaricano sempre più con l’aumentare dell’età della quiescenza: a 70 anni si va da un -6,86% a un +10,3%. Per chi è una buona notizia? La risposta è solo apparentemente semplice, visto che ad aderire ai fondi pensione sono soprattutto uomini: a fine 2010 erano il 64,3% degli iscritti. Il tema si incrocia con le regole varate in settimana sempre da Covip relative al cosiddetto 7 bis, ossia al decreto che regola le condizioni in cui un fondo pensione può erogare rendite autonomamente.

Se l’equità è il faro stesso del sistema contributivo, fino a che punto ci si può spingere nel personalizzare le condizioni, senza infrangere principi collettivi come la parità tra uomini e donne? È possibile proporre rendite distinte tra chi svolge lavori usuranti e non, ma anche all’interno di queste due categorie le distinzioni possono essere articolate. La rendita di un fumatore o di un salutista devono essere identiche o differenziate? Al di là dei costi di questa personalizzazione, è necessario ricordare che oltre un certo limite non è possibile spingersi.

E che la rendita pensionistica intrinsecamente è ingiusta: se non altro perché ci viene erogata quando siamo troppo anziani per godercela davvero.

Autore: Marco lo Conte – Oltre il Tfr (Articolo originale)

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