Opinione della Settimana

Risarcimenti automatici per i clienti se le assicurazioni fanno «cartello»

Spetta alle compagnie fornire la prova contraria

Se la compagnia di assicurazione è stata sanzionata per aver fatto “cartello“, tenendo ingiustificatamente alti i prezzi delle polizze, i clienti possono rivalersi per danni contando su una presunzione legale favorevole. Spetta infatti alla società assicuratrice dimostrare che l’aumento contrattuale è dipeso da fatti estranei al “cartello“.

Con la sentenza 5327/13, depositata ieri, la Sesta civile torna a distanza di due anni sui diritti del consumatore nel caso di «illecita intesa restrittiva della concorrenza posta in essere dal professionista», per ribadire l’allargamento della tutela della parte contrattuale più debole.

Il caso portato a processo da un automobilista napoletano riguardava le polizze del 1998/99, precedenti quindi all’istruttoria dell’Antitrust 8564/2000 che aveva sanzionato le intese di cartello di una quarantina di imprese, infliggendo multe per centinaia di milioni di euro. L’uomo aveva chiesto al tribunale campano di accertare, e quindi di quantificare, il danno patito per gli ingiustificati incrementi di prezzo ma la Corte d’appello aveva respinto la domanda. Una sentenza illegittima questa, scrive oggi la Cassazione, per aver ignorato una serie di principi ormai consolidati. A partire dal fatto che un provvedimento dell’Antitrust – come in questo caso – ha il rango di «prova privilegiata», che opera automaticamente a favore dell’assicurato se il professionista (cioè l’assicuratore) non fornisce adeguata «prova contraria».

Pertanto l’assicurato ha diritto di «avvalersi della presunzione che il premio corrisposto sia stato superiore al dovuto per effetto del (solo, ndr) comportamento collusivo della compagnia». E per vincere la presunzione sfavorevole, l’assicuratore dal canto suo dovrà dimostrare che l’aumento del prezzo era stato “ad personam” (cioè per un cliente molto sinistroso), o correlato a prestazioni di copertura aggiuntive, o addirittura anche dovuto a particolari difficoltà economiche dell’impresa stessa.

Resta fermo il principio, inderogabile, che le cause di interruzione del nesso di causalità (rispetto all’aumento di prezzo dovuto alla sola presenza del “cartello”) devono poi essere adeguatamente e puntualmente dimostrate a processo, pena la vittoria “automatica” dell’automobilista.

Autore: Alessandro Galimberti – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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