Opinione della Settimana

Le strategie assicurative di chi esporta

Aumentano le imprese che tutelano i crediti

Se l’export è il motore più potente dell’economia italiana, l’assicurazione del credito alle esportazioni è lo strumento per garantire che la benzina arrivi effettivamente al motore. E perché no, anche un modo per sopperire al credit crunch: «Sono anche le ben note difficoltà di ottenere fondi dalle banche nella misura desiderata a spingere gli imprenditori a tutelare più efficacemente le risorse finanziarie provenienti dal loro portafoglio clienti», assicura Ernesto De Martinis, country manager di Coface Italia, che insieme a Euler Hermes, Atradius e Sace Bt si spartisce il grosso del mercato italiano dell’assicurazione all’export a breve termine.

Quanto grosso il mercato? «Il nostro è un Paese sottoassicurato – ammette Michele Pignotti, capo della Regione paesi mediterranei, Africa e Medio Oriente di Euler Hermes –. Se in Italia sono circa 200mila le imprese che operano con i mercati esteri, di queste solo 5mila si avvalgono dell’assicurazione del credito». La quota, però, è in crescita, e tutti gli operatori concordano che si tratta di un aumento intorno al 15%: «Nel 2012 – spiega Claudio Andreani, direttore generale di Sace Bt – la domanda di nostre polizze è cresciuta del 15%; di queste, il 49% ha riguardato richieste di copertura anche sull’export. Il trend si è confermato a inizio anno: a gennaio abbiamo registrato un aumento del 23% delle richieste con una maggiore domanda in quota export, pari al 40%».

Non c’è però solo la crisi, che si porta dietro un aumento del rischio d’insolvenza, a spingere le imprese verso le polizze all’export. C’è il credit crunch, si è detto. E ci sono le buone relazioni con i clienti, merce rara in un momento come questo: «Le imprese italiane – spiega Massimo Mancini, country manager di Atradius Italia – necessitano di mantenere consistenti le dilazioni di pagamento, utilizzando lo strumento della vendita a credito principalmente per la sua valenza commerciale. Alla base di dilazioni medie di ampio respiro, cioè, c’è la necessità di mantenere e consolidare i rapporti commerciali con i clienti effettivi».

C’è, infine, un bisogno insoddisfatto di servizi di consulenza sui mercati internazionali. Tutte le società concordano su questo punto: «Ci chiedono un aiuto sia nel gestire la clientela consolidata che nel cercare nuovi mercati di sbocco», sottolinea Pignotti di Euler Hermes. Gli fa eco Mancini di Atradius: «Ci chiedono coperture personalizzate, una conoscenza approfondita dei mercati e delle loro evoluzioni, in modo da valutarne la sostenibilità per l’azienda». Qual è una tipologia di servizio in crescita? «La gestione del recupero credito – spiega Andreani di Sace Bt – che sta riscuotendo successo presso le Pmi, per le quali muoversi all’estero può risultare ancora più complicato». «In caso di problemi nei pagamenti – conclude De Martinis di Coface – anche la lingua e la burocrazia locali possono rappresentare un serio ostacolo ai tentativi di far valere i propri diritti».

Autore: Micaela Cappellini – Il Sole 24 Ore

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