Opinione della Settimana

Firenze, processo Castello: assolti Ligresti e Fondiaria-Sai. Un anno a Biagi

Sei assoluzioni su sette “per non aver commesso il fatto” al processo di primo grado sulla trasformazione urbanistica dei 170 ettari di Castello, l’area urbanistica edificabile a nord del capoluogo toscano sotto sequestro dal 2008

Il presidente onorario di Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti, la stessa Fondiaria-Sai, Fausto Rapisarda, l’ex assessore comunale di Firenze Graziano Cioni sono stati assolti dal Tribunale di Firenze “per non aver commesso il fatto” nell’ambito del processo sulla trasformazione urbanistica dei 170 ettari di Castello, l’area urbanistica edificabile a nord di Firenze sotto sequestro dal 2008.

Dei 7 imputati, è stato riconosciuto colpevole in primo grado solo l’ex assessore all’Urbanistica, Gianni Biagi, condannato a un anno di reclusione, al pagamento delle spese processuali, interdetto per un anno dai pubblici uffici con sospensione della pena.

L’ex assessore Biagi, l’unico condannato dei 7 imputati, è stato riconosciuto colpevole di abuso d’ufficio e condannato anche al risarcimento danni per 15 mila euro nei confronti della Provincia di Firenze. Sono stati assolti dall’accusa di corruzione, “per non aver commesso il fatto“, l’ex presidente di Fondiaria-Sai, Salvatore Ligresti, Fausto Rapisarda, Gualtiero Giombini e Marco Casamonti. Ligresti, Casamonti, Rapisarda, Giombini, Aurelio Fontani e l’ex assessore Graziano Cioni sono stati assolti anche da tutti gli altri reati loro contestati, sempre perché il fatto non sussiste. Fondiaria-Sai, Europrogetti e Archea Associati sono stati assolti dagli illeciti amministrativi contestati dalla Procura di Firenze, perché i fatti non sussistono. La Corte d’Assise ha anche disposto il dissequestro dei beni.

L’inchiesta prese il via nel novembre del 2008: nell’area di Castello, 170 ettari edificabili a nord del capoluogo toscano, sarebbe dovuto sorgere un parco urbano di 80 ettari. Il Comune di Firenze rilasciò a Fondiaria, nell’agosto del 2008, le concessioni per la realizzazione di uffici ed edifici presidenziali, ma nessuna concessione fu rilasciata per il parco. La procura fiorentina iniziò ad indagare su presunti favori che Fondiaria avrebbe ottenuto dagli assessori Biagi e Cioni.

I pm fiorentini Gianni Tei, Giulio Monferini e Giuseppina Mione avevano chiesto 4 anni e mezzo di condanna per Gianni Biagi, con l’accusa di corruzione, concussione e turbativa d’asta; 2 anni e 2 mesi per Graziano Cioni, per corruzione e violenza privata e 3 anni e 6 mesi per Salvatore Ligresti, per l’ipotesi di reato di corruzione.

Per uno degli assolti, Graziano Cioni, ex assessore alla Sicurezza di Palazzo Vecchio, noto come ‘lo sceriffo‘ per la sua ordinanza anti-lavavetri ‘‘la più grande soddisfazione è stato vedere piangere dalla gioia la mia figlia più piccola. Per quattro anni l’hanno considerata la figlia di un corrotto. Anche Biagi, sono sicuro, verrà assolto in appello”. E ai giornalisti che gli chiedevano se ci sia un ‘problema giustizia‘ in Italia, lo ‘sceriffo‘ risponde: ”Certo che c’è”. Quindi, una stoccata al Pd: ”Dal mio partito mi aspettavo più solidarietà. Di più”. Cioni, nel 2008, era uno dei quattro candidati del Pd alle primarie per la carica di sindaco, vinte da Matteo Renzi, ma dovette rinunciare alla corsa proprio per l’avviso di garanzia ricevuto nell’ambito del processo Castello.

Fonte: Adnkronos (Articolo originale)

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