Opinione della Settimana

Gestioni separate: Vita meno cara online

Nel 2012 le polizze tradizionali hanno registrato un rendimento medio lordo del 3,5%. Ma alcuni prodotti sono giunti fino al 9%. Ora le compagnie puntano sulla distribuzione via internet per abbassare i costi. Ma chi ci guadagna?

Nel 2012 le gestioni separate hanno offerto un rendimento medio lordo del 3,53%, in linea con quello registrato nel 2011. In base alle rilevazioni dell’Ivass le gestioni separate hanno reso in media il 3,84% nel 2011 e il 3,87% nel 2010. Ma non mancano prodotti che hanno dato anche risultati migliori della media.

Per esempio, le due linee Md1 e Md 3 della compagnia Atlantic Lux hanno reso rispettivamente il 9,3 e il 7,2%. Atlantic Lux è una compagnia nata in Lussemburgo nel 1987 ed è di proprietà per il 74,9% del gruppo tedesco Fwu di Monaco di Baviera e per il restante 25,1% della VHV di Hannover. Nel 2011 il fondo Md 3 aveva reso il 2,65%, mentre il fondo Md 1 aveva segnato una performance negativa del 9, 56% e dal lancio del prodotto nel 2006 il rendimento totale risulta dello 0,18%. Nel complesso sono comunque una quindicina le gestioni che hanno registrato un rendimento superiore al 5%. È quanto da un’analisi effettuata da MF-Milano Finanza sui rendimenti 2012 di 170 gestioni separate delle polizze rivalutabili di ramo I, le cosiddette polizze Vita tradizionali.

Una parte del rendimento lordo, tra l’80 e il 90% in media, viene retrocesso al sottoscrittore a seconda del contratto previsto dalla compagnia. Alcune società invece retrocedono il risultato ottenuto al netto di una commissione di gestione (in genere attorno all’1-1,5%). La crisi non ha avuto alcun impatto sui risultati perché il valore dei portafogli viene calcolato al prezzo di acquisto e non in base al valore di mercato, come per i fondi comuni. Da qui la possibilità di esporre rendimenti più costanti nel tempo e competitivi rispetto ai fondi obbligazionari. Senza dimenticare che queste gestioni in molti casi prevedono un rendimento minimo garantito dell’1,5-2% e che consolidano i risultati acquisiti anno dopo anno. Non è un caso che restino il prodotto di punta delle compagnie, capace di attirare anche i clienti delle private bank.

Nel 2012 le gestioni separate hanno raccolto premi per 51 miliardi di euro e la nuova produzione è ammontata a 31 miliardi, in base ai dati Ivass. Questo dato si può confrontare con la raccolta premi totale, che ammonta a 69,7 miliardi. Le polizze tradizionali (ramo I e V) si confermano la scelta prevalente degli assicurati.

In base ai dati Ania i canali che più spingono questi prodotti sono quelli bancario e postale, che rappresentano oltre il 70% del totale. Ma anche i promotori finanziari hanno fatto la loro parte con una raccolta di nuovi premi per circa 3,5 miliardi. E si fa sempre più spazio il web. Secondo la Survey Accenture 2012, l’online è il nuovo canale di riferimento: il 51% dei nuovi clienti assicurativi negli ultimi 12 mesi ha acquistato la prima polizza online. Una minaccia per i canali tradizionali visto che, sempre secondo l’analisi di Accenture, un cliente su tre dichiara che si guarderà attorno per cambiare il proprio provider assicurativo alla scadenza del contratto in essere. «Una recente analisi di Accenture evidenzia un cliente assicurativo meno fedele, più esigente e più orientato all’utilizzo di canali non tradizionali», spiega Daniele Presutti, consulente di Accenture.

Dal punto di vista dei rendimenti le tensioni sullo spread che si sono registrate negli ultimi 18 mesi hanno rappresentato un’occasione di acquisto per le compagnie. Fino a un paio di anni fa infatti le compagnie di assicurazione si interrogavano su come riuscire a offrire ai clienti un rendimento minimo del 2%. Molti money manager di gestioni separate avevano iniziato a diversificare nei corporate bond per compensare la caduta dei rendimenti dei titoli di Stato. Ma la crisi dei debiti sovrani ha rivoluzionato la situazione.

Con l’aumento dei rendimenti dei Btp le compagnie hanno potuto far scorta di titoli che garantiranno ricche cedole negli anni futuri. Sempre per effetto dell’aumento dei tassi dei titoli di Stato l’Ivass ha alzato l’asticella dei rendimenti minimi che possono essere garantiti nelle polizze in collocamento. Il livello massimo è infatti stato fissato dall’Authority al 4%. Ma le gestioni separate collegate alle polizze di ramo I godono anche di una marcia in più dal punto di vista del trattamento fiscale. Le polizze Vita tradizionali sono infatti esenti dalla mini-patrimoniale introdotta quest’anno con la revisione dell’imposta di bollo sugli investimenti. Che è stata estesa a quasi tutti i prodotti finanziari indipendentemente dal collegamento o meno con un deposito titoli: da un fisso di 34,2 euro si è passati a un’aliquota dello 0,1% per il 2012 (con un minimo a 34,2 euro e un massimo a 1.200 euro) a una dello 0,15% senza alcun tetto dal 2013. Una sorta di mini-patrimoniale che non risparmia i conti di deposito ad alto rendimento, i quali in una prima fase erano rimasti esclusi. Fanno eccezione fondi pensione, fondi sanitari e appunto le polizze Vita di ramo I. Per questa ragione le gestioni separate continuano a essere un prodotto di punta per compagnie private bank e non solo. Senza dimenticare i vantaggi tipici di una polizza Vita come l’impignorabilità e l’insequestrabilità del capitale versato, la designazione libera dei beneficiari in caso di decesso restando al di fuori dall’asse ereditario e l’esenzione dal pagamento delle imposte di successione. Come rovescio della medaglia queste polizze hanno costi che possono deprimere il risultato finale. Un aspetto che emerge soprattutto nelle gestioni separate legate ai piani individuali pensionistici (pip).

Tra i fondi pensione infatti i prodotti più cari sono proprio i pip, con costi che arrivano anche al 2,5% l’anno sull’orizzonte dei 35 anni. Proprio per avvertire i lavoratori a fare attenzione ai costi della previdenza complementare la Covip dice che, se si contribuisce per 35 anni a una forma pensionistica complementare e si pagano costi superiori dell’1% rispetto a quello che si pagherebbe aderendo a un’altra forma pensionistica, si otterrà, a parità di altre condizioni, una pensione complementare di circa il 16% più bassa. A pesare sui costi dei pip sono soprattutto le commissioni che servono per remunerare la rete per la consulenza che dovrebbe offrire, ma che spesso lascia a desiderare. Ecco perché negli ultimi tempi alcune compagnie iniziano a collocare direttamente online le proprie polizze. Non a caso uno dei prodotti di previdenza integrativa più economici per il sottoscrittore è il pip Pensionline lanciato da Genertellife, la compagnia online del gruppo Generali che distribuisce sul web anche polizze Vita non previdenziali. L’Isc di Pensionline (ovvero l’Indicatore sintetico dei costi che riassume le commissioni annue gravanti sul sottoscrittore su un orizzonte temporale di permanenza nel fondo di 2, 5, 10 e 35 anni) è a 10 anni dello 0,89% per la linea azionaria e dello 0,93% per quella garantita. Dati pari a meno della metà dell’Isc medio a 10 anni di tutti i pip sul mercato (1,9%). Lo scorso novembre ha debuttato anche Amundi sgr (gruppo Crédit Agricole) che ha lanciato il collocamento online del fondo pensione aperto Seconda Pensione. Tra l’altro Internet potrebbe avvicinare alla previdenza complementare i più giovani, che sono la categoria che avrebbe più bisogno di costruirsi una pensione di scorta.

Autori: Roberta Castellarin e Paola Valentini – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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