Opinione della Settimana

Manzato (Ania): «Ecco perché le polizze non coprono tutte le prestazioni del servizio sanitario»

Qual è il peso della sanità integrativa? “Ogni anno – risponde Roberto Manzato (nella foto), direttore “vita e danni non auto” dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) – i privati finanziano più del 20% della spesa sanitaria. L’80% esce dalle tasche dei cittadini soprattutto per interventi specialistici, diagnostica, cure odontoiatriche e farmaci; il restante 20% è intermediato da fondi integrativi e polizze malattia. Negli ultimi 10 anni, la quota pubblica è cresciuta del 4,1%, quella privata del 2,3“.

Perché tante aspettative per strumenti che coprono una quota esigua delle prestazioni sanitarie?

“Perché il numero di soggetti aderenti ai fondi, casse e società di mutuo soccorso è cresciuto dai 650mila iscritti del 1998 ai 6,4 milioni del 2008 grazie ai rinnovi dei contratti collettivi di lavoro, mentre il ramo malattia è arrivato a coprire 2,3 milioni di persone”.

Cosa impedisce alle assicurazioni di erogare tutte le prestazioni previste dal Servizio sanitario nazionale?

“Manca una cultura della pianificazione, si promette tutto a tutti, confidando nel fatto che chi può ci metta la differenza di tasca propria. Il cortocircuito Stato-Regioni si è appena riproposto con i Lea”.

Ma le assicurazioni “selezionano“…

“Vengono assicurate preferibilmente, ma non solo, le patologie meno frequenti ma più gravi perché su quelle si incrocia bene la domanda degli assistiti e l’offerta di copertura. Difficile coprire con convenienza reciproca, anche in base a un meccanismo di antiselezione, spese “ordinarie” , come l’acquisto dei farmaci per l’influenza…”

…né ad assicurarsi per i malanni della vecchiaia.

“Vero. I prodotti assicurativi per la non autosufficienza esistono, ma non c’è una forte domanda”.

Che ruolo possono avere i fondi integrativi in una riforma della sanità?

“Per i prossimi anni è prevista una crescita della domanda di prestazioni e della spesa privata e i fondi integrativi possono contribuire ma si deve incentivare l’assistenza complementare nei contratti collettivi. Prima, però, la riforma deve chiarire cosa copre il pubblico e cosa il privato”.

Fonte: Avvenire

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