Opinione della Settimana

Aiuti di Stato: Sace finisce nel mirino di Bruxelles

La Commissione contesta 70,2 milioni e ne ordina il recupero parziale

Sace Bt, il braccio di Sace specializzato nell’assicurazione del credito a breve termine, ha ricevuto 70,2 milioni di euro di risorse classificati come aiuti di Stato dalla Commissione europea e considerati quindi incompatibili con le norme Ue. La decisione è arrivata ieri da Bruxelles al termine di una indagine approfondita avviata nel febbraio 2011 e che ha portato la Commissione a disporre il recupero parziale delle somme assicurate nel 2009 dalla capogruppo a Sace Bt per ristorare le perdite subite e garantire la copertura riassicurativa.

Nel comunicato pubblicato ieri sul sito della Commissione, non è specificato quanto Sace Bt dovrà restituire allo Stato italiano, ma il senso della decisione è chiarissimo. La capogruppo – all’epoca dei fatti contestati ancora sotto il controllo del Mef che l’anno scorso ha ceduto il 100% della società a Cdp – non ha tenuto conto, si legge nella nota di Bruxelles, «del profilo di rischio degli investimenti e non si è comportata come un investitore operante in un’economia di mercato». L’iniezione di capitale pubblico ha quindi determinato per Sace Bt «un indebito vantaggio economico». Mentre i 105,8 milioni di euro di capitale iniziale conferiti nel 2004 – quando la Sace fu trasformata in spa e fu creata Sace Bt – sono considerati in linea con le regole europee in materia perché, chiarisce la Commissione, le risorse furono assicurate in quel caso «a una controllata di nuova costituzione con l’obiettivo di offrire, oltre alla possibilità di svolgere altre attività commerciali, quella di assicurazione del credito all’esportazione a breve termine a condizioni di mercato». A questo proposito, va ricordato che Sace Bt fece il suo debutto nel 2004 in un mercato italiano dell’assicurazione del credito fino ad allora dominato dai player stranieri (Coface, Atradius e Euler Hermes).

«Quello dell’assicurazione del credito all’esportazione a breve termine – ha spiegato Joaquin Almunia, vicepresidente della commissione responsabile della politica di concorrenza – è un mercato in cui gli operatori privati competono accanto a soggetti pubblici. Utilizzare gli aiuti di Stato per creare artificialmente un nuovo operatore o mantenere in attività un operatore meno efficiente comporta l’esclusione di concorrenti validi che devono operare senza sovvenzioni statali». E dunque, è la chiosa, produce «un effetto nocivo» sulla concorrenza.

A questo punto la prossima mossa spetta a Sace. In attesa di analizzare il dispositivo della decisione, la società ha confermato, in una nota diffusa ieri, «che il gruppo ha sempre agito nella piena autonomia decisionale e operativa, nel pieno rispetto delle regole di mercato e della concorrenza e senza avvalersi di alcun trasferimento del Mef», suo azionista, come detto, fino al novembre 2012. Una dichiarazione che lascia presagire la volontà da parte di Sace di difendere, nelle sedi competenti, la bontà del proprio operato.

Autore: Celestina Dominelli – Il Sole 24 Ore

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