Opinione della Settimana

Assicurativi alla sfida dei bassi rendimenti

Il settore ha fondamentali interessanti. Più difensivi rispetto ai titoli bancari. In Europa gestiti asset per 5.400 miliardi

Assicurazioni - GenericoUn settore dai fondamentali interessanti fino a oggi, ma atteso da importanti sfide. Il comparto assicurativo, soprattutto quello attivo nel ramo “vita“, è legato a doppio filo ai mercati finanziari ed è stato colpito dalla crisi post Lehman. Il settore comunque si è difeso meglio in Borsa rispetto alle banche (-3,8% il calo annualizzato a 5 anni dell’indice Stoxx settoriale europeo contro il -13% dei titoli del credito) ma la sfida si apre proprio ora con i rendimenti sui bond sempre più schiacciati e la difficile sfida di esporsi ad asset più rischiosi per aumentare la redditività.

«Le assicurazioni europee – spiega Corrado Caironi, investment strategist R&CAhanno in carico asset per 5.400 miliardi con una capacità di generare commissioni su un 60-70 per cento. Il portafoglio è composto per un 20% di titoli di Stato sui sovrani “core”, poi un 25% su titoli corporate finanziari e un 15% di bond periferici, compresa quandi l’Italia. Oggi la redditività è molto bassa, basti pensare che il rendimento del Bund è sceso sotto l’1,5% lordo».

Secondo Caironi a questo punto la sfida per recuperare redditività passa da tre strade: ottimizzare i portafogli alzando un po’ il rischio con i titoli periferici, aumentare i cosiddetti prestiti Cre (commercial real estate), garantiti dal settore immobiliare e infine accrescere il peso dell’equity che oggi vale il 7,9% dei portafogli.

La strada del taglio dei costi, raggiunto attraverso le ristrutturazione e le operazioni di fusioni, prosegue ma potrebbe non essere sufficiente ad aumentare la redditività futura. E dire che oggi il price earning, il rapporto tra prezzo e utili, appare su valori interessati (poco sotto 10), ma non è tutto oro quel che luccica. «Il price earning è basso – continua Caironi – ma attenzione alla lettura di questo indicatore, fortemente condizionato dalla nuova Solvency II che ha aumentato la patrimonialità degli enti, con più capitale impegnato rispetto agli utili a fronte di una redditività in calo». Negli ultimi 20 anni il calo dei rendimenti sui bond ha giocato a favore degli assicurativi. Oggi con i tassi ai minimi, sul lato titoli “core“, come il Bund tedesco, la situazione diventa più complessa e questa è la vera sfida del futuro. In questa fase comunque le assicurazioni possono dare più garanzie, ad esempio, rispetto al comparto bancario. Il caso Cipro insegna da questo punto di vista (con l’intervento del governo nel campo dei depositi). Le assicurazioni potrebbero quindi sapersi destreggiare in scenari diametralmente opposti: svolgere appunto un ruolo di maggiore garanzia se il quadro finanziario dovesse peggiorare e cavalcare invece l’apprezzamento degli asset se il mercato tornasse più fiducioso anche verso gli asset un po’ più rischiosi.

Sufficientemente positivo sui titoli del settore è Stefano Fabiani, responsabile gestioni patrimoniali di Zenit Sgr. «Il settore – spiega – è sicuramente esposto alle turbolenze del mondo finanziario, avendo come attivo prevalentemente titoli di Stato, ma le società del centro Europa hanno diminuito in modo significativo l’esposizione verso i paesi più a rischio. Siamo quindi ancora positivi restando confidenti sui punti di forza, che sono le valutazioni decisamente interessanti abbinate ad un dividend yield appetibile e sostenibile: il P/e medio secondo le stime dovrebbe scendere a 9 sul 2013». Secondo il gestore «il sub settore “life insurance” offre margini stabili e volumi in crescita fronte. La nostra preferenza va verso Swiss life ed Ageas. Sono entrambe storie di ristrutturazione, dove il cost cutting, il rafforzamento del bilancio e, nel caso di Ageas, la potenziale vendita di asset non strategici hanno dato visibilità alla possibilità si alzare la redditività e il ritorno agli azionisti, sia tramite dividendo, sia buy back. Ci piace anche Munich Re, leader mondiale nella riassicurazione sia “life” che “non-life”, per la valutazione estremamente attraente sugli utili, il track record del management, il bilancio solido, un dividend yield vicino al 5% sostenibile e con buone possibilità di essere incrementato».

Autore: Andrea Gennai – Plus24

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