Opinione della Settimana

Rc Auto, scatola nera torna al Tar

Nuovo ricorso contro i decreti ministeriali che hanno escluso altri dispositivi. A un anno dalla scadenza prevista dalla legge non ci sono ancora le norme che regolamentano il mercato e il Tribunale è chiamato a esprimersi anche sulle obiezioni delle compagnie all’Ivass

Scatola Nera 2La scatola nera inciampa ancora una volta nel Tar del Lazio. La strumento che nelle intenzioni del governo di Mario Monti e in particolare del ministro dello Sviluppo Corrado Passera avrebbe dovuto contribuire a risolvere il problema delle frodi e di conseguenza abbassare i prezzi delle salatissime polizze Rc Auto italiane è finito ancora una volta davanti al giudice amministrativo.

Questa volta a presentare ricorso è stata Semplicemente srl, una società che ha sviluppato una tecnologia più economica delle classiche black box e che ha chiesto al Tribunale amministrativo di sospendere e ritirare definitivamente il decreto del ministero dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture che a fine gennaio scorso ha definito le caratteristiche tecniche della scatola nera. Perché secondo Semplicemente Srl, che ha ricevuto il sostegno anche di Federconsumatori, il decreto Liberalizzazioni all’articolo 32 prevedeva che i ministeri dovessero definire le caratteristiche tecniche non solo delle scatole nere, ma anche di strumenti equivalenti e di ulteriori dispositivi in grado di registrare le attività del veicolo. Invece nel regolamento dei ministeri sono state disciplinate esclusivamente le scatole nere, lasciando fuori dal mercato prodotti più economici che sarebbero effettivamente in grado di consentire una riduzione delle tariffe Rc Auto.

Perché secondo la legge a farsi carico dei costi di installazione delle scatole nere e degli strumenti equivalenti dovranno essere le compagnie di assicurazione che dovranno garantire ai clienti sconti rispetto a prodotti privi di black box. Ma considerando che le scatole nere tradizionali costano circa 200 euro l’anno, il rischio è che le tariffe Rc Auto siano destinate a salire invece che a scendere. Diverso sarebbe invece se il mercato si aprisse ad altri tipi di dispositivi, i cui costi possono essere addirittura dieci volte più bassi. «I rischi di una definizione troppo chiusa dello standard tecnologico dei dispositivi» spiega Ettore Sforza, amministratore di Semplicemente srl, «sarebbe quello di causare un aumento dei costi e di conseguenza una mancata diminuzione dei premi».

La parola passa ora al Tribunale amministrativo. L’udienza preliminare sulla sospensiva è prevista per metà maggio e poi ci sarà la decisione nel merito. Quel che è certo è che a quasi un anno dalla scadenza prevista per la diffusione dei regolamenti attuativi le norme sulla scatola nera (o altri strumenti simili) non hanno ancora visto la luce. Davanti al Tar pende già da mesi un ricorso delle compagnie di assicurazione (Ania) che si erano opposte a una lettera al mercato firmata dall’ex presidente dell’Isvap (ora Ivass) Giancarlo Giannini che aveva chiarito il fatto che le imprese fossero obbligate a offrire ai propri clienti polizze Rc Auto con scatola nera. A dieci mesi da quel ricorso non c’è ancora traccia della risposta del Tar (in realtà c’è – ndIMC) e nel frattempo la nuova Ivass guidata da Fabrizio Saccomanni ha diffuso in pubblica consultazione il regolamento attuativo di sua competenza che resterà aperto fino al 30 aprile. Tra le altre cose è stato per esempio specificato che le compagnie dovranno fornire sui propri siti internet, preventivi relativi alle polizze Rc Auto che prevedono l’installazione dei meccanismi elettronici, con indicazione della misura della relativa riduzione di premio. Ma forse a questo punto anche l’Ivass, prima di pubblicare il regolamento definitivo aspetterà la decisione del Tar.

Autore: Anna Messia – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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