Opinione della Settimana

Intesa Sanpaolo: Generali in ritirata, ora il nodo del 2%

Trieste scende ancora e arriva al 2,7% in linea con la scelta di Greco di ridurre le partecipazioni. L’eliminazione dell’intreccio azionario apre la strada a Ca’ de Sass per crescere nel capitale del Leone rispetto all’attuale 1,9%

Intesa Sanpaolo - Milano Ca de sass (Foto Giovanni Dall'Orto) ImcGenerali ha ridotto la quota in Intesa Sanpaolo al 2,7% dal 3,15% dello scorso anno. Lo ha annunciato ieri il verbale dell’assemblea di Ca’ De Sass (nella foto, di Giovanni Dall’Orto), ma già qualche mese prima la discesa era stata in qualche modo anticipata da Mario Greco, amministratore delegato del Leone che, in più occasioni, ha fatto capire che alcune partecipazioni, inclusa quella nella banca milanese, sono ritenute «non più strategiche». Non è escluso, dunque, che in tempi stretti la compagnia assicurativa possa scendere sotto il 2% di Intesa Sanpaolo. Una mossa che scioglierebbe quell’incrocio azionario che per anni ha bloccato le potenziali mire espansionistiche del colosso bancario nel capitale di Trieste. E che, sulla carta, rimetterebbe in discussione gli equilibri interni alle Generali. Tanto più se si considera che Mediobanca, per arginare gli effetti di Basilea 3, potrebbe dover allentare la presa sul Leone scendendo fino al 10%.

Così, tra soci ormai fuori dal capitale (Ligresti e Zaleski), nuovi blocchi di potere (gli imprenditori) e azionisti in tensione (i veneti di Ferak), le alleanze interne a Trieste potrebbero evolversi riservando anche qualche sorpresa. Il «Sole 24 Ore» le ha ricostruite sulla base dell’ultimo verbale della compagnia triestina e alla luce dei rafforzamenti che si sono perfezionati negli ultimi anni. Il quadro che emerge, seppur approssimativo (perché basato solo su documenti ufficiali) vede nel libro soci delle Generali tre famiglie «allargate»: quella di Mediobanca con il 15,4%, il blocco di Intesa-Sanpaolo a cui fa capo una quota del 3,2% (ma potenzialmente più alto) e gli investitori terzi, catalogabili così o perché imparziali (come Cdp con il 4,48%) o perché di fatto imprenditori autonomi (De Agostini, Caltagirone, Del Vecchio e Benetton) a cui fa riferimento l’8,52 per cento.

Partiamo da piazzetta Cuccia. Ora Mediobanca controlla il 13,29% delle Generali ma in realtà l’influenza a Trieste è più alta se si considerano quote storicamente vicine all’istituto. C’è Invag, per esempio, scatola ideata da Mediobanca, che può comprare fino al 2% delle Generali e che oggi è titolare dell’1,2 ma che non naviga in buone acque. Poi c’è la quota parte del pacchetto Effeti che fa capo a Fondazione CariTorino pari all’1%. Al «blocco» Mediobanca, dunque, è riconducibile fino al 15,4% delle Generali.

Sul fronte opposto, c’è poi il mondo che ruota intorno a Intesa Sanpaolo. A questo fa riferimento direttamente quasi il 3,2% delle Generali, tenendo conto della quota diretta di Ca’ de Sass (1,7%) e quella di fondazioni azioniste come Cariplo (1,5%). Ma il pacchetto potrebbe essere molto di più, se si pensa che c’è la quota del 2,7% in mano ai veneti ufficialmente «libera» da vincoli e legami. Anzi: potenzialmente contrapposta all’asse Mediobanca. Non a caso – hanno fatto sapere da Vicenza – all’assemblea di fine mese di Generali loro non si presenteranno e non voteranno la lista di maggioranza di Piazzetta Cuccia, da cui sono rimasti esclusi. Non solo. Il blocco di Intesa Sanpaolo – ricordano negli ambienti finanziari – potrebbe anche essere più «pesante» se si pensa che nel bel mezzo della battaglia per l’italianità delle Generali dell’ormai lontano 2003, è «scomparsa» una quota del 5% intestata a Merrill Lynch, ma che in molti riconducevano nei forzieri vicini a Ca’ de Sass.

Infine c’è il terzo blocco, quello degli imprenditori, che potrebbe diventare il vero ago della bilancia. Nelle ultime battaglie che hanno coinvolto le Generali, dall’uscita dell’ex presidente Cesare Geronzi al cambio dell’amministratore delegato con l’arrivo di Mario Greco, il fronte è stato compatto e schierato con Mediobanca. Di certo però, i De Agostini (2,4%), Caltagirone (2,2%), Del Vecchio (2,99%) e Benetton (0,9%) insieme detengono da soli l’8,52% di Generali. Un pacchetto chiave per spostare sulla carta gli equilibri interni al Leone a favore dell’uno o dell’altro fronte. Perchè se mai la quota degli imprenditori si dovesse schierare con il blocco Intesa Sanpaolo lo stesso arriverebbe al 14,52%, di poco inferiore al 15,4% attuale che fa capo a Mediobanca. Ma superiore a quel 12,4% che la galassia Piazzetta Cuccia avrà una volta scontati gli effetti di Basilea 3. Così per la prima volta nella storia la supremazia di Mediobanca nel Leone potrebbe essere messa alla prova.

Autore: Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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