Opinione della Settimana

Previdenza complementare, occhi oltreconfine

I fondi transfrontalieri sul mercato sono 80. Ecco i cinque punti di forza di uno strumento che ha bisogno di una declinazione italiana

Unione Europea (3) ImcUn italiano, un olandese e un francese che aderiscono allo stesso fondo pensione? Se è un fondo transfrontaliero, si può. Uno strumento nato per le pensioni dei dipendenti delle multinazionali europee, che potrebbe in futuro trasformarsi in un‘interessante forma di previdenza complementare.

DI COSA SI TRATTA. Nati con la direttiva 41/2003 della Commissione Europea, detta Iorp (Institutions of Occupational Retirement Provision), i fondi pensione transfrontalieri possono essere costituiti in qualsiasi Stato dell’Unione Europea dalle aziende multinazionali. In questo modo i dipendenti che, per ragioni di lavoro, si devono spostare da una nazione all’altra non sono obbligati a cambiare di volta in volta sistema pensionistico, evitando così i problemi burocratici della riunificazione delle pensioni al raggiungimento dell’età del ritiro dal lavoro.

CINQUE PUNTI DI FORZA. I vantaggi di questi strumenti sono molti: una governance più efficiente (molte funzioni sono infatti centralizzate), un miglior monitoraggio, una gestione del patrimonio che garantisce maggiori economie di scala. In più, la gestione di questi fondi sottostà alle direttive in vigore nel Paese nel quale sono basati: ad esempio, la loro redditività varia a seconda dell’aspettativa di vita dei singoli Paesi. Quindi, in teoria si potrebbe scegliere in quale Stato ospite le condizioni siano più vantaggiose, e aderire al fondo di quello Stato.  Infine, in Italia – dove la direttiva IORP è stata recepita nel 2007 – i benefici fiscali previsti per il versamento di risorse a favore della previdenza complementare (decreto legislativo 124/1993) sono estesi anche ai fondi pensione transfrontalieri.

IL NODO DEGLI OBBLIGHI DI VIGILANZA. Nonostante i vantaggi, però, se in tutta l’UE esistono poco più di un’ottantina di fondi paneuropei, nessuno di questi è in Italia. Motivo? Probabilmente l’assenza di multinazionali nel nostro Paese, ma anche la non convenienza dal punto di vista degli obblighi di vigilanza.  Qualcosa potrebbe cambiare con la revisione della direttiva IORP che avrà luogo nel prossimo giugno e che promette di modificare, come puntualizza Sonia Maffei di Assogestioni, le modalità di trasferimento dei diritti pensionistici da un Paese all’altro, oltre che di alleggerire il carico di informazioni che i fondi transfrontalieri devono fornire per la vigilanza in sistemi a contribuzione definita, come quello italiano.

UNA STRADA POCO BATTUTA DAI RISPARMIATORI. «L’esigenza», spiega Maffei, «è di fare di questi fondi una fonte alternativa di previdenza complementare, una forma di risparmio che è ancora troppo poco diffusa in Italia. Se infatti si è registrata una crescita di questi strumenti dal 2010 al 2011, solo il 18% dei giovani sotto i 35 anni vi hanno aderito». Le risorse dedicate al crearsi una rendita aggiuntiva dopo il ritiro dal lavoro, inoltre, sono ancora per la maggior parte investite in titoli di Stato e titoli di debito, mentre altre asset class, come l’immobiliare, sono ignorate. Non aiuta, fa notare Sonia Maffei, il fatto che la normativa sulla previdenza integrativa in Italia sia ferma al 1996.

TRE STRADE PER DECLINARE LO STRUMENTO. Che forma dovrebbe avere, dunque, un fondo transfrontaliero per essere una valida fonte di reddito pensionistico complementare? Secondo Michael Atzwanger (Alpenbank) una forma più flessibile potrebbe essere quella della Sicav; per Sergio Albarelli, gestore di Franklin Templeton, sarebbe preferibile una versione paneuropea del fondo aperto italiano: gestibile “in casa propria” ma declinabile per diversi Paesi. Per Maurizio Agazzi (direttore generale del Fondo Pensione Cometa) infine, ciò che conta è istituire una forma di contribuzione al fondo che tenga conto delle forme di lavoro precario che oggi abbondano, e che non garantiscono più un flusso costante di versamenti.

Autore: Floriana Liuni – Economia Web (Articolo originale)

Articoli correlati
ANAPA Rete ImpresAgenziaAssociazioni di CategoriaIn EvidenzaOpinione della Settimana

«Nessuno si salva da solo»

Nel corso di «Davos 2021», la kermesse annuale del World Economic Forum tenutasi lo scorso…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Il «dritto»...

Ormai quotidianamente l’IVASS oscura e sanziona siti on-line di Intermediari…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Opportunità e sfide del mercato assicurativo italiano

I grandi cambiamenti che stanno interessando l’Italia e il mondo intero, come ben sappiamo…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter
Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.