Opinione della Settimana

Generali, offerta portoghese per Bsi

Entra nel vivo l’asta per la Banca della Svizzera Italiana, attività messa in vendita dal Leone di Trieste. Il Banco Espirito Santo scende in campo: sul piatto resta la proposta di Bankinter

Banco Espirito Santo ImcL’istituto portoghese Banco Espírito Santo scende in campo per acquistare la Banca della Svizzera Italiana (Bsi), controllata del gruppo assicurativo italiano Generali. La proposta d’acquisto della banca di Lisbona sarebbe arrivata, un po’ a sorpresa, nelle ultime settimane sul tavolo della compagnia guidata dall’amministratore delegato Mario Greco e sarebbe stata tenuta sotto traccia e nascosta.

Ma, secondo i rumors raccolti in ambienti finanziari, il Banco Espírito Santo sarebbe interessato a rilevare la Bsi e la proposta sarebbe alternativa a quella messo sul tavolo dal gruppo iberico Bankinter, questu’ultimo affiancato al private equity Apollo. Fino a qualche settimana fa erano dati in corsa anche la brasiliano Safra (che già controlla la banca privata ginevrina Sarasin) e il colosso cinese Icbc. Sull’offerta dell’istituto portoghese Generali, contattata, ha risposto con un «no-comment».

Resta da capire tuttavia il valore economico delle offerte che sarebbero arrivate da Banco Espírito Santo e dalla spagnola Bankinter. La partita non sembra infatti facile, in quanto Generali valuterebbe Bsi circa 2 miliardi (pari a l’1-3% della massa in gestione) mentre le offerte giunte sul tavolo degli advisor del gruppo di Trieste (Mediobanca e Jp Morgan) potrebbero essere inferiori. Le indiscrezioni ormai da mesi parlano di una prossima valorizzazione dell’asset elvetico, anche se a valori inferiori al book value, ossia 1,8 miliardi di euro. A prescindere dal prezzo finale, la cessione potrebbe comunque avere un impatto positivo sul solvency ratio nell’ordine dei 10-15 punti base.

A interessare sono le attività nel private banking della Bsi, che ha una presenza crescente anche in Asia. Da notare che sia il Banco Espírito Santo sia il Bankinter fanno capo a due delle famiglie più ricche di Portogallo e Spagna. Il Banco Espirito Santo, quotato a Lisbona con una capitalizzazione di 3,2 miliardi, è parzialmente controllato dalla famiglia omonima e il Credit Agricole ha una minoranza nel capitale.

Il presidente Ricardo do Espírito Santo Silva Salgado ha anche una piccola banca privata a Losanna e ha sviluppato attività in Paesi emergenti di lingua portoghese, oltre che aver comprato un broker a Londra: dunque dispone di un ventaglio di asset internazionali, ma resta da capire se il gruppo portoghese ha abbastanza risorse per un’operazione del genere. Nel passato la famiglia portoghese era tradizionalmente vicino agli Agnelli, tanto che anni fa Ifil aveva una partecipazione nella holding dei banchieri di Lisbona.

Il Bankinter è stato invece fondato dai banchieri spagnoli Botin, noti per i legami con l’Italia. Emilio Botin è stato l’artefice della cessione di Antonveneta a Mps, mentre la figlia Ana è stata nel consiglio di amministrazione di Generali.

Tuttavia negli ultimi anni Emilio Botin e la figlia Ana hanno ridotto le loro quote azionarie nella banca iberica e lasciato il controllo a un altro ramo della famiglia: vicepresidente della banca è infatti Alfonso Botin, nipote di Emilio e figlio di Jaime.

In ogni caso Mario Greco, amministratore delegato di Generali, procede verso il raggiungimento dell’obiettivo di dismissioni preannunciato al mercato un anno fa, con 4 miliardi complessivi di cessioni.

Piano che prevedeva la vendita delle attività americane nella riassicurazione, della Banca della Svizzera Italiana e di altri asset come ad esempio è stato per le minoranze in Messico, cedute un po’ a sorpresa. Tutti gli obiettivi sembrano in corso di raggiungimento, e all’appello manca proprio la Bsi.

Proprio in queste ultime settimane, prima dell’estate, c’è stata un’accelerazione su questi dossier. La scorsa settimana Generali ha ceduto le minorities messicane, realizzando una plusvalenza netta di 500 milioni. Il gruppo triestino ha siglato l’accordo con Grupo Financiero Banorte (che deteneva già il 51%) per cedere le partecipazioni minoritarie del 49% in Seguros Banorte Generali e Pensiones Banorte Generali per un controvalore complessivo lordo di 857,5 milioni di dollari (649 milioni di euro).

Inoltre ai primi di giugno Generali ha firmato con il gruppo assicurativo francese Scor l’accordo definitivo per la cessione delle attività riassicurative vita negli Usa a un controvalore lordo di 920 milioni di dollari e con una plusvalenza di 150 milioni. Ancor prima, ad aprile, il gruppo di Trieste ha ceduto il 12% della sua controllata Banca Generali a una platea di investitori istituzionali incassando una plusvalenza di 143 milioni. Ora non resta che cedere la Banca della Svizzera Italiana e a Lugano sono attese novità nelle prossime settimane.

Autore: Carlo Festa – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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