Opinione della Settimana

Nuovo Albo Promotori & Consulenti: non sono ammesse altre unioni

Un unico organismo per tutte le professioni non avrebbe nessuna logica. Non è un problema di spending review. Il nuovo Apf è una risposta alle esigenze di autorità, professionisti e risparmiatori

Promotori finanziari - Studio associato ImcUn unico Organismo in grado di vigilare su promotori finanziari, consulenti finanziari, agenti assicurativi, mediatori creditizi, agenti in attività finanziaria? Un’idea semplicistica e irrazionale. Lontana dalle vere esigenze delle autorità centrali, dei professionisti e degli stessi risparmiatori. Ne è convinto Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti che, raggiunto da AdvisorOnline, invita tutti a riportare il dibattito sull’evoluzione dell’APF su binari più razionali.

Dopo l’annuncio di sabato scorso da parte del Mef e della Consob dell’avvio di uno studio volto ad accorpare sotto un unico organismo l’albo dei promotori finanziari e quello dei consulenti finanziari, il dibattito che si è aperto ha visto la nascita di proposte più azzardate. Su tutte quella di un accorpamento di tutti gli organismi esistenti: APF (promotori finanziari), OAM (mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria), RUI (agenti assicurativi), elenco Confidi, albo dei consulenti finanziari dovrebbero essere uniti sotto un unico cappello. Anche per evitare un eccesso di costi dovuti a duplicazioni di poltrone e scrivanie, suggeriscono i fautori di una tale soluzione.

È un assunto semplicistico e superficiale che dimentica il principio che ha spinto le autorità a creare gli Organismi di Vigilanza. E, soprattutto, è una proposta che non considera le vere esigenze delle categorie rappresentate da questi istituti” chiosa Tofanelli. “La nascita degli organismi privatistici per la gestione degli albi e la vigilanza sull’attività rientra in una logica di razionalizzazione delle funzioni o meglio di efficientamento della funzione di vigilanza che vede le autorità centrali delegare ad enti esterni quella micro, con l’obiettivo di mantenere il controllo, invece, della vigilanza macro. Gli enti esterni, peraltro, non possono che essere gli enti esponenziali degli interessi delle categorie rappresentate, gli unici soggetti privati che possono essere legittimati, salvo creare sì allora un ulteriore ente superfluo, perché replicherebbe, in buona sostanza, le autorità” spiega subito Tofanelli che, di fronte all’ipotesi di un unico Organismo per tutte le categorie professionali rilancia con una provocazione: “tanto varrebbe, allora, riconcentrare tutto in Consob o Banca d’Italia e chiudere ogni tipo di ente privatistico. Ma la tendenza normativa, intanto, è europea anzi mondiale ed è un fenomeno che va analizzato in diritto, per darne una ricostruzione armonica, con dei presupposti che abbiano una logica giuridica e non facili slogan populistici“.

Una ricostruzione quindi, quella del segretario generale di Assoreti, che vuole riportare il dibattito sul futuro degli Organismi privatistici di vigilanza su un terreno più proficuo: “Come verrebbero rappresentate le diverse associazioni professionali all’interno di un unico organismo? In pari proporzioni? In percentuale al numero di iscritti al rispettivo registro? Non sarebbero rappresentate? Si badi, anche qui, non si tratta di poltrone, ma di gestione dei conflitti, di trasparenza dell’azione e degli obiettivi di ciascuno di fronte al mercato. Ne nascerebbe necessariamente, ripeto qui sì inutilmente, un ente tecnocratico inutile per il sistema“.

Creare un unico Organismo per promotori e consulenti ha una sua razionalità giuridica perché si tratta di professionisti che svolgono attività simili. Negli altri casi questa analogia non c’è“, continua Tofanelli che ribadisce: “la nascita di un unico Organismo per la tenuta dell’albo dei promotori e dei consulenti finanziari non è basata su valutazioni economiche di spending review. L’APF ha dimostrato in questi anni di essere una struttura funzionante, efficace e in grado di gestire con serietà e professionalità un registro importante come quello dei promotori finanziari. La Consob e il Mef hanno riscontrato tale risultato e per questo hanno avviato un processo che amplia lo spazio di azione dell’APF” conclude il segretario generale di Assoreti. “Ma si tratta di un’evoluzione che interessa l’unica categoria professionale che oggi per legge può svolgere un’attività simile a quella effettivamente svolta dai promotori finanziari, ossia quella dei consulenti finanziari: una analogia che non è frutto di improvvisazione bensì di ricostruzioni giuridiche del perimetro normativo nell’ambito del quale vengono svolte le attività. Si potevano proporre legittimamente altre ricostruzioni, anche se questa ritengo fermamente che sia la più efficace e funzionale, ma tutte basate sull’analisi dei fenomeni in diritto. Altri ragionamenti che fuoriescono da questi binari sono, oggi, superficiali e non in linea con le vere esigenze delle autorità centrali, dei professionisti e degli stessi risparmiatori“.

Autore: Francesco D’Arco – Advisor Online (Articolo originale)

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