Opinione della Settimana

Polizze & Crisi: La partita doppia delle compagnie

Torna a salire la raccolta delle polizze vita. Soffrono i danni. Tariffe Rc auto sempre al top: 6 miliardi di utili per le società. Nei primi tre mesi premi su del 9,9%. Riforme ancora ferme

Assicurazioni - GenericoC’è nuova vita nelle polizze. L’Rc auto va con il freno tirato, ma le tariffe rimangono decisamente alte. Gli altri rami, infine, scontano i pesanti effetti della crisi.

Su e giù

In base ai dati dell’Ivass (l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), nei primi tre mesi del 2013 sono stati incassati premi per 28,4 miliardi di euro, il 9,9% sul corrispondente periodo del 2012. La crescita è dovuta esclusivamente al comparto vita, tornato a crescere dopo oltre due anni di calo.

Nei rami danni la raccolta complessiva si è attestata a 8,198 miliardi di euro, il 5,6% in meno rispetto ai primi tre mesi del 2012. Nell’Rc auto i premi sono stati pari a 4,167 miliardi di euro, il 6,2% in meno rispetto al primo trimestre 2012, ed è in flessione anche il ramo delle garanzie accessorie contro furto e incendio. Malgrado la frenata nella corsa ai rialzi, l’Rc auto continua a rappresentare il principale nodo che caratterizza il mercato assicurativo e ne condiziona lo sviluppo.

Nel 2012, anche grazie al miglioramento tecnico ottenuto nel ramo, pur con una raccolta in contrazione, le compagnie hanno ottenuto utili imponenti, circa 6 miliardi di euro. Ma le tariffe italiane sono le più alte d’Europa e, in uno scenario di forte crisi, hanno raggiunto livelli tali da scoraggiare, per molte famiglie, l’acquisto di altre coperture assicurative, che pure sarebbero fondamentali.

L’Antitrust, che nei mesi scorsi aveva concluso un’indagine conoscitiva sul settore, ha invocato una riforma che rafforzi efficienza e concorrenza. E nei giorni scorsi l’Rc auto è stata fra i temi al centro della relazione annuale dell’Ivass. «Il fenomeno sta assumendo una connotazione d’ingiustizia grave nella fase di difficoltà in cui molte famiglie italiane versano per effetto della grave crisi che investe il paese — ha sottolineato Salvatore Rossi, presidente dell’Ivass e direttore generale di Bankitalia. Ne è un pericoloso segnale anche il numero crescente di veicoli che circolano sprovvisti di assicurazione. La questione è complessa: vi possono essere scarsa concorrenza, inefficienza delle imprese anche nella liquidazione dei sinistri, costi indebiti legati a comportamenti degli assicurati nel richiedere indennizzi. Le tariffe possono e devono scendere, senza pregiudicare la solvibilità delle compagnie, se vengono messi in campo opportuni presidi».

L’Ivass sta lavorando ai regolamenti attuativi delle numerose norme che, dal decreto Liberalizzazioni allo Sviluppo bis, sono state varate per contenere i costi dei risarcimenti e quindi far da calmiere alle tariffe. E, insieme all’Antitrust, intende avviare un’iniziativa comune che sarà presentata domani all’Assemblea annuale dell’Ania.

Riforme

«Nei primi tre mesi dell’anno i premi sono diminuiti del 6% circa — spiega Alessandro Santoliquido, direttore generale di Sara e responsabile della commissione auto di Ania —. Circa il 2% è dovuto alla riduzione dei veicoli assicurati, e il resto a un calo effettivo dei prezzi. La tendenza è destinata a proseguire nei prossimi mesi, ma per arrivare a una riduzione più consistente bisogna intervenire sui nodi strutturali». Che sono rappresentati soprattutto dal costo dei sinistri. «In Italia il sistema è estremamente generoso — sottolinea Santoliquido —. Si aspetta da anni una tabella che stabilisca criteri uniformi in tutto il territorio nazionale per i danni fisici gravi. Un incidente stradale viene risarcito con importi molto più elevati di quelli che, a parità di lesione, sono riconosciuti per gli infortuni sul lavoro, e comunque con valori decisamente più elevati di quelli liquidati all’estero. E negli altri paesi, per esempio in Francia, s’investe molto di più nella sicurezza stradale, per cui la frequenza degli incidenti è più bassa».

«La tabella unica per le lesioni gravi è indispensabile — sostiene dal canto suo Fabrizio Premuti, un esperto di tutela dei consumatori — ma le compagnie devono attuare fino in fondo la norma che subordina a un accertamento medico anche quelle più lievi, come il classico colpo di frusta. Oggi, infatti, per evitare di andare in causa spesso pagano risarcimenti non dovuti».

Intanto gli intermediari lamentano il progressivo abbandono delle regioni meridionali. «Al Sud molte compagnie stanno riducendo drasticamente la presenza delle reti di vendita — denuncia Claudio Demozzi, presidente dello Sna, il maggiore sindacato degli agenti —. Bisogna reintrodurre un qualche principio di mutualità, che è saltata con la personalizzazione delle tariffe. Non è ammissibile che la stessa persona paghi dieci volte di più a Napoli che ad Aosta: bisogna pensare a una soluzione di sistema, per esempio introdurre coefficienti minimi e massimi».

Autore: Roberto E. Bagnoli – CorrierEconomia

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