Opinione della Settimana

Incidenti d’auto, ecco perché nel 2012 sono crollati i «colpi di frusta»

Colpo di frusta (2) ImcCome per incanto, il colpo di frusta è quasi sparito dalla vasta fenomenologia delle frodi assicurative italiane. Ma le compagnie chiedono che sui veicoli sia montata di serie la scatola nera, utile soprattutto contro chi cerca di lucrare proprio sulle lesioni al collo (vere o presunte). Sono due dei punti più interessanti della relazione sulle assicurazioni nel 2012 letta ieri all’assemblea annuale dell’Ania dal presidente Aldo Minucci.

Quanto ai colpi di frusta, se il numero dei sinistri liquidati nel 2012 è calato del 15% (“merito” della crisi e del caro-accise, che hanno ridotto il traffico), quello degli incidenti con lesioni al collo è precipitato di quasi il 30%.

La verità è che pare aver funzionato il blocco dei risarcimenti dei danni a persone imposto proprio da gennaio 2012 dal decreto liberalizzazioni (Dl 1/2012) quando le lesioni non sono documentate da controlli medici eseguiti con strumenti. Ma la storia della Rc auto in Italia insegna che certi paletti prima o poi vengono elusi o aboliti e per questo Minucci ha detto che occorre tenere alta la guardia. E ha fatto anche i “nomi“: le categorie da cui bisogna guardarsi sono gli avvocati e gli studi d’infortunistica stradale.

Vero, ma anche le compagnie dovrebbero vigilare di più: lo stesso decreto liberalizzazioni impone loro di documentare la loro attività antifrode, ma di questo ieri non si è parlato se non per ricordare che l’Ania aveva allestito anni fa una sua banca dati, poi “smontata” dal Garante della privacy e rimpiazzata a fatica solo da poco. E questa banca dati non è tutto: lo stesso Minucci ha ricordato che l’antifrode si deve fare con una vera e propria attività di intelligence, mentre la struttura pubblica creata dal decreto liberalizzazioni ha solo una natura amministrativa di gestione e uso di questa banca dati. Insomma, compagnie e istituzioni hanno ancora tanto da fare.

Sul fronte della scatola nera, dopo anni in cui veniva invocata, il decreto liberalizzazioni l’ha resa “obbligatoria“, nel senso che – almeno secondo l’interpretazione dell’authority Ivass – le compagnie sono tenute a offrirla (mentre prima l’offerta era una libera iniziativa commerciale) e a concedere “sconti significativi” ai clienti che la scelgono. Il decreto ha aggiunto che i costi legati alla scatola sono a carico delle assicurazioni. Questo aveva scatenato la reazione dell’Ania, che riteneva giusto farli pagare agli utilizzatori e non scaricarli indistintamente su tutti i clienti, come di fatto avviene quando gli oneri restano nei bilanci delle compagnie.

Minucci è tornato sull’argomento, chiedendo che la scatola nera sia resa di serie. Il costo andrebbe quindi a carico dei costruttori di veicoli, che poi dovrebbero caricarlo sui prezzi di acquisto. A parte il momento di crisi del mercato dell’auto, va notato che gli equipaggiamenti obbligatori dei veicoli sono decisi dalla Ue. Una richiesta del genere sembra quindi destinata a cadere nel vuoto, almeno nel breve periodo.

In ogni caso, le compagnie sembrano ancora determinate a considerare la scatola nera come un costo da far coprire ad altri piuttosto che un investimento che nel tempo contribuirà a migliorare i loro conti.

Autore: Maurizio Caprino – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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