Opinione della Settimana

Medici e Polizze: Il paracadute non si trova (o costa troppo)

Dal 13 agosto obbligatoria l’Rc professionale. Nessun obbligo per le compagnie. E così le tariffe sono esplose. Calì (Smi): denunce troppo facili. Nel 98% dei casi sanitari assolti

Assicurazione medica ImcL’allarme è stato lanciato più volte. La scorsa settimana gli ortopedici di tutta Italia hanno incrociato le braccia: questo è solo l’ennesimo capitolo di una storia che si ripete e che negli ultimi tempi ha portato ad azioni di protesta delle categorie mediche che fanno fatica a trovare compagnie assicurative che li coprano dai rischi professionali: oltre agli ortopedici anche ginecologi e chirurghi.

«È la degenerazione di una situazione che doveva essere risolta molto prima» afferma Adolfo Bertani, presidente di Cineas, il Consorzio universitario non profit del Politecnico di Milano che si occupa di formazione e diffusione della cultura del rischio. «Per esempio — continua Bertani — il governo ha promesso di modificare le norme per la responsabilità penale dei medici: se il professionista rimane conforme a linee guida e buona pratica non dovrà rispondere di alcunché. Il punto è che i concetti di buona pratica e linea guida sono troppo generici e andrebbero definiti e specificati. E invece tutto è fermo nell’assoluta vaghezza. Bisogna definire regole certe per cercare di abbassare il livello di sinistri che risulta uno tra i più alti in Europa».

La scadenza

Intanto però il prossimo 13 agosto scatta l’obbligo per tutte le categorie mediche di sottoscrivere una polizza di Rc professionale. Il problema è che le compagnie assicurative non sono obbligate a coprire il rischio dei medici e infatti non lo fanno (se non a cifre iperboliche) a causa dell’aumento esponenziale degli importi dei risarcimenti danni da presunti casi di mala pratica medica. In sintesi, si rischia la paralisi.

«Parte della nostra mission come Consorzio è di fare sistema — specifica il presidente di Cineas — facendo da ponte tra realtà apparentemente distanti come sanità e assicurazioni: a questo scopo abbiamo inaugurato il primo tavolo di lavoro che ha riunito professionisti della sanità pubblica e privata, compagnie assicuratrici e broker, accademici, associazioni a tutela dei consumatori, ed esperti, con l’obiettivo comune di individuare le priorità su cui si richiede l’intervento delle istituzioni al fine di garantire il corretto svolgimento della professione a ogni medico, che sia più o meno a rischio nell’interesse finale di ogni cittadino».

Le ragioni del disagio

Per Salvo Calì, segretario generale Smi (Sindacato medici italiani): «La situazione in Italia è ai livelli di guardia: è intollerabile che i medici subiscano, spesso, denunce per ragioni estranee al loro operato. Si pensi ai molti problemi organizzativi derivanti dal taglio dei posti letto. Un professionista costretto a lavorare con il paziente in barella, in un corridoio, a causa del sovraffollamento, rischia più di altri di incorrere in errori, ed è, quindi, egli stesso vittima della malasanità, non solo il paziente. In questi anni abbiamo assistito all’incremento del 24% delle denunce, mentre ben il 98,1% dei procedimenti penali si conclude con l’archiviazione. Eppure, l’unico a pagarne le conseguenze in termini di danno psicologico ed economico è il medico. I medici non chiedono l’impunità, ma la consapevolezza che l’atto medico, in assenza di dolo o colpa grave è finalizzato solo a guarire o salvare il cittadino. Bisogna interrompere la spirale perversa del boom delle denunce sull’attività medica. Il cittadino ha diritto al risarcimento e, in caso di dolo, ad avere giustizia con la condanna del professionista che ha sbagliato. Ma non possiamo rimanere ostaggi delle assicurazioni e della medicina difensiva».

Autore: Isidoro Trovato – CorrierEconomia

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