Opinione della Settimana

Rc sanitaria: denunce in calo

Ania, i dati del bilancio annuale delle compagnie di assicurazione sui sinistri di settore. Esplodono i premi. Minucci: «Situazione insostenibile, attuare la legge Balduzzi»

Sanità - Risarcimenti ImcSempre meno denunce, premi sempre più alti. E una richiesta pressante: rivedere e attuare al più presto le norme del decreto Balduzzi (legge 189/2012), che ha previsto tra l’altro l’adozione delle tabelle per la valutazione del danno biologico conseguente all’attività sanitaria e l’adozione di un Dpr che disciplini l’idoneità delle polizze per l’assolvimento dell’obbligo assicurativo del personale sanitario.

Questo il messaggio di Aldo Minucci, presidente Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) in occasione dell’assemblea annuale di martedì scorso, servita anche a tare il punto sullo stato dell’arte del settore. Dai dati aggiornati al 2011 contenuti nel rapporto annuale dell’associazione emerge una diminuzione del 6,7% delle denunce presentate sia contro i medici che contro le strutture sanitarie: dai 33.700 sinistri registrati nel 2010 si è passati intatti ai 31.400 del 2011. La contrazione più forte ha riguardato le denunce contro le strutture, passate dalle 21.353 del 2010 alle 19.627 del 2011 (-8,1%), probabilmente in virtù di una miglior gestione del rischio attuata dalle singole aziende sanitarie e ospedaliere, mentre sono scese del 4,4% le denunce contro i singoli professionisti, attestate a quota 11.782 contro le 12.329 dell’anno precedente.

Mediamente inalterato il trend degli esiti: analizzando le generazioni più mature dei sinistri (anni 1994-2001), emerge che almeno i due terzi vengono chiusi senza seguito: si chiude senza risarcimento finale il 60% delle denunce contro i singoli professionisti e il 72% delle denunce contro le strutture, anche se va ricordato che per queste ultime il dato deve essere probabilmente corretto per quella quota di eventi risarciti direttamente in quanto rientranti nelle clausole della franchigia contrattuale.

Se arretra il numero delle denunce non cala la febbre dei premi che si stima nel 2011 abbia prodotto una raccolta di circa a 525 milioni di euro, di cui il 57% relativo a polizze stipulate dalle strutture sanitarie e ü restante 43% relativo a polizze professionali, con una crescita complessiva del 5,5% cui ha contribuito essenzialmente l’aumento di oltre otto punti percentuali dei premi relativi alle polizze dei professionisti, probabilmente anche a causa di una rivisitazione dei prezzi assicurativi, contro il +3,6% dei premi relativi alle strutture sanitarie. E va ricordato in proposito che la stima effettuata da Ania per l’intero mercato si basa su un campione di imprese titolare di una raccolta premi pari al 41% della Re generale, non essendo disponibili i datirelativi alle imprese europee operanti in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi, alcune delle quali particolarmente attive nel settore.

Nonostante i recenti “ritocchi” subiti dalle polizze professionali, il rapporto sinistri premi non fa che peggiorare: al 31 dicembre del 2011 il rapporto medio dei sinistri a premi per le varie generazioni si attesta al 175%, mentre si attesta al 147% per la generazione più recente, a fronte di un costo medio dei sinistri che è passato da 27.689 euro nel 2010 a 30.789 nel 2011. Proprio dall’analisi dei trend aggiornati del settore deriva l’allarme lanciato dal presidente Minucci: «La situazione, per tutti i soggetti interessati, non è più sostentile – afferma Minucci –. Vanno dunque identificate, e prontamente applicate, misure utili per mitigare il rischio di malpractice medica, contenere il livello dei costi e incrementare la disponibilità dell’offerta di coperture assicurative». Strategico – secondo Minucci – l’intervento sulla prevenzione, con l’inserimento del risk manager in tutte le strutture sanitarie, lo sviluppo di adeguati processi di formazione per medici e operatori, il monitoraggio sistematico degli errori.

Altrettanto dirimente, però, l’eliminazione della responsabilità per colpa dei sanitari che si attengono a protocolli certificati, l’adozione di tabelle valutative del danno biologico e l’introduzione di limiti ai danni non patrimoniali. Tutti temi su cui sono stati finora ritardi e problematicità a farla da padroni. In particolare, per quanto riguarda le tabelle da adattare al rischio da atti via sanitaria, sono quelle previste dal Codice delle assicurazioni in materia di Re auto che attendono da sette anni di vedere la luce. «Se non si compie questo passo, aumenteranno sensibilmente le difficoltà dei medici di trovare coperture assicurative a prezzi accessibili», sottolinea Minucci. Che non trascura di soffermarsi su un altro dei capitoli spinosi per l’attuazione delle norme dettate del Dl Balduzzi: la creazione di un Fondo pubblico, destinato a garantire la copertura per le categorie professionali particolarmente rischiose. «Bisogna definire con chiarezza chiaramente chi può beneficiarne e a quali condizioni e bisogna procedere a una stima dell’effettivo fabbisogno finanziario, che dipende dall’entità dei rischi garantiti, in modo da poter quantificare con corrette tecniche attuariali il contributo da versare». Ma soprattutto è necessario come il Fondo dovrà essere finanziato: «Al momento, la Legge prevede un contributo dei professionisti che ne richiedano l’intervento, nonché da un ulteriore contributo – fino al 4% dei premi incassati – a carico delle imprese assicuratrici». Una previsione, dice il presidente Ania che «farà aumentare il costo delle polizze e non garantirà la congruità delle risorse del Fondo rispetto ai presumibili impegni». Meglio individuare modalità alternative di finanziamento conclude – «ad esempio in maniera simile a quanto stabilito per il contributo previdenziale gravante sulle parcelle di alcune categorie professionali».

Autore: Sara Todaro – Il Sole 24 Ore Sanità

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