Opinione della Settimana

Rc medica al rinvio in corner

Probabile slittamento della scadenza d’agosto per l’obbligo di polizza. Premi insostenibili, medici in rivolta. E il tavolo sulla «Balduzzi» è in affanno

Nuovo rinvio all’orizzonte per la fatìdica scadenza di metà agosto che dovrebbe sancire l’obbligatorietà della polizza per i professionisti della salute. La soluzione potrebbe arrivare a brevissimo, con un emendamento al capitolo Sanità del decreto del «Fare», all’esame delle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera Giunta a maturazione sotto l’onda delle proteste esplose negli ultimi mesi da parte di tutte le componenti della classe medica, la scelta pro-rinvio ha visto schierato nei giorni scorsi anche il coordinatore degli assessori alla Sanità, Luca Coletto (Veneto), in risposta all’appello inviatogli in materia dagli Ordini dei medici.

Mutua - Assicurazione sanitaria ImcC’è comunque in ballo anche una ulteriore possibilità: quella di non fare proroghe e portare avanti lo schema di Dpr su cui la Salute sta già lavorando, ma che avrebbe però tempi lunghi dovendo essere approvato prima dal Consiglio dei ministri e poi dal Consiglio di Stato a cui servono non meno di 45 giorni.

Che rinvio sarà, quindi, è quasi scontato. E dell’opportunità dello stesso dev’essere convinto anche il ministero della Salute, alle prese con la patata bollente dell’attuazione delle norme della legge «Balduzzi», ereditata dal precedente Esecutivo. Il rinvio servirà a far calare la tensione su una situazione al collasso che il rinvio stesso peraltro non risolve. «L’emergenza c’è e resta per tutti quei professionisti ad alta rischiosità esposti a richieste di premi inavvicinabili» – conferma Amedeo Bianco, presidente FnomCeo e membro della Commissione Sanità di Palazzo Madama -. «Senza un sistema di copertura credibile diventa inesigibile anche il diritto al risarcimento: è interesse di tutta la collettività, non solo dei professionisti».

Sindacati e associazioni intanto stanno correndo ai ripari come (e se) pssono. È il caso, a esempio, della Fimmg (medici di famiglia), il cui segretario nazionale, Giacomo Milillo, proprio a inizio mese, ha indirizzato agli associati una circolare in cui si segnala il rischio di sanzioni disciplinari ordinistiche per chi non ottempera l’obbligo, nonché i vantaggi della convenzione stipulata con l’assicuratore di riferimento. «Dai nostri monitoraggi – spiega – è emerso che ancora molti colleghi non dispngono di una puzza e che molti altri hanno avuto problemi con gli intermediari (coperture parziali, mancato intervento, scarico di responsabilità)».

Difficoltà quadruplicate, ovviamente, per chi si occupa di chirurgia plastica, ortopedica o lavora in sala parto. Proprio a garantire la possibilità di dotarsi di idonea copertura anche alle specialità ritenute ad alta rischiosità dovevano servire le norme della legge «Balduzzi», approvata nel 2012, che aspttano di trovare attuazione in un Dpr ancora tutto da scrivere.

Il tavolo istituito alla Salute dopo il varo della legge – partecipato da rappresentanti dei professionisti, delle compagnie di assicurazione e delle Regioni istituito alla Salute va a rilento. In mezzo c’è stato anche l’ultimo cambio di Governo e i nodi da sciogliere sono infiniti.

Pare a esempio che ancora non ci sia identità di vedute neanche sulla platea dei destinatari della norma: solo chi fa il libero professionista (come sostengono le Regioni, visto che agli altri, anche in intramoenia, provvedono le polizze delle strutture) o qualunque professionista in camice alle prese con un malato (come forse sarebbero orientate a sostenere le compagnie)?

Ma i fattori di malessere sul pianeta della Rc sanitaria vengono da ancor più lontano: «La crisi è esplosa nel 2000, col passaggio dal sistema loss occurrence al sistema claims made – spiega Luigi Mastroroberto (medico legale, Direttore scientifico Medexpert e vicepresidente dell’associazione Melchiorre Gioia) – il primo copriva l’assicurato per tutti gli eventi verificatisi durante il periodo assicurativo, indipendentemente da quando venivano denunciati; il secondo si fa carico solo di quelli denunciati durante il periodo di copertura e le compagnie italiane concedono una retroattività solo fino a tre anni. Vale per i medici come per le strutture. Ed è questo il vero motivo della crisi assicurativa: oggi dire “ho l’assicurazione” non significa essere assicurati».

Non è un caso se all’ultima riunione del gruppo di lavoro sul Dpr ha tenuto banco – e (sembra) ha “vinto” – la teoria della “pregressa illimitata“, in netto contrasto con gli orientamenti delle compagnie Ania, che da ultimo cercano di proporre ai professionisti del settore polizze a retroattività zero.

«Offerte e richieste non si incontrano e i giochi di forza vedono in genere soccombere i professionisti con contratti disdettati dopo la presa in carico del primo sinistro importante quando va bene ovvero respinto per qualche cavillo sollevato strumentalmente, per cui al contenzioso medico-legale si aggiunge quello assicurativo, in un crescendo costante di costì e sinistri», riassume Attilio Steffano (Ad Assimedici). Che tra gli appuntamenti mancati della Balduzzi addita tra l’altro la non obbligatorietà di gestione dei reclami da parte delle strutture e la perdurante assenza di un calmieratore dei risarcimenti: «Il decreto si limita a indicare tabelle (quelle per gli infortuni stradali, ndr) non ancora approvate». Il riferimento alle tabelle dei macrodanni previsto da un decreto legislativo del 2005 tocca nel vivo Mastroroberto, all’epoca coinvolto nel gruppo di lavoro per la loro stesura: «Furono consegnate all’allora ministro Livia Turco nel 2006, rimasero ferme, le ritirò fuori Berlusconi, poi le bloccò il Consiglio di Stato chiedendo modifiche che sono state apportate… ma alla fine non sono mai state adottate».

E i camici bianchi rischiano ogni giorno di più di restare senza polizza.

Autore: Sara Todaro – Il Sole 24 Ore Sanità

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