Opinione della Settimana

Ligresti, i pm svizzeri sequestrano 30 milioni

Inchiesta FonSai, la pista elvetica. Almeno cinque le banche coinvolte. Il conto finale potrebbe essere superiore: faro su una compravendita di immobili in aprile

Lugano - PIazza della Riforma ImcLe operazioni di sequestro da parte delle autorità svizzere nei confronti dei conti correnti della famiglia Ligresti, iniziate venerdì 26 a Lugano, sono ancora in corso. Dunque la cifra di 30 milioni, ipotizzata ieri, è probabilmente un’approssimazione per difetto. Le banche destinatarie dei provvedimenti cautelari sono almeno cinque, ma al centro delle investigazioni del procuratore pubblico John Noseda, che segue personalmente le indagini, vi sarebbero anche alcune fiduciarie, tra le quali la società considerata da sempre il perno operativo, il vero architetto della galassia off shore che fa riferimento alla famiglia del costruttore di Paternò Salvatore Ligresti: la nota Fidinam di Lugano.

Come anticipato da il Sole 24 Ore andato in edicola sabato 27 luglio, dunque, l’inchiesta aperta dalla procura svizzera non procede al rallentatore. A svilupparla insieme al procuratore capo e alla polizia cantonale c’è un pool di investigatori interno alla procura, una decina di esperti di reati finanziari, non appartenenti alle forze di Polizia, che stanno tracciando i movimenti di denaro riconducibili a Salvatore, Jonella, Giulia Maria e Paolo Ligresti, quest’ultimo cittadino svizzero. In dettaglio, un’attenzione mirata e selettiva viene riposta sulla cessione di una partita di immobili decisa e conclusa rapidamente dalla famiglia lo scorso mese di aprile. E sarebbe proprio il flusso del corrispettivo di quelle compravendite a interessare gli investigatori italiani ed elvetici. Il reato per cui la magistratura svizzera sta procedendo è quello di riciclaggio, definito dall’articolo 305 bis dell’ordinamento penale federale come «un atto suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine». Le tre procure (Milano, Torino e Lugano) coinvolte nelle indagini, ormai transnazionali, sulla famiglia Ligresti stanno collaborando tra loro con rogatorie incrociate. In particolare a Torino stanno continuando gli interrogatori degli indagati. Dopo il forfait dato dal capostipite del gruppo, Salvatore, che martedì 30 luglio ha rinunciato all’interrogatorio per ragioni di salute (il suo legale Gian Luigi Tizzoni ha ipotizzato un rinvio a settembre), è stata la volta della secondogenita dell’ingegnere Giulia Maria Ligresti. Un’interrogatorio durato quattro ore, interrotto da molte pause. Al termine dell’interrogatorio i legali di Giulia Maria, oltre che dall’avvocato Tizzoni è assistita anche da Alberto Mittone, hanno affermato che la figlia dell’ingegnere «è una delle persone che, per il ruolo che ha sempre ricoperto, hanno meno conoscenza della vicenda e per questo meno può dire. La nostra cliente – hanno aggiunto i due legali – è davvero molto provata dal carcere. Per questo, tutto è più complicato e le risposte sono state più faticose, ma tutto è finito nel migliore dei modi, senza incidenti di percorso». Quanto all’ipotesi di un’istanza di attenuazione, modifica o annullamento delle misure cautelari (Giulia Maria è detenuta nel carcere di Vercelli) gli avvocati hanno confermato che almeno per il momento non verrà fatta istanza di scarcerazione al Tribunale del riesame.

Autore: Stefano Elli – Il Sole 24 Ore

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