Opinione della Settimana

Privatizzare gli incidenti per evitare le truffe. Andrà davvero così?

Una norma vorrebbe togliere alle polizie il compito di effettuare i sopralluoghi in caso di incidente, affidandolo ad enti privati. L’obiettivo è diminuire le truffe sulle assicurazioni, il rischio è di peggiorare la situazione

Auto - Incidente e rilievi ImcLe truffe e più in generale le irregolarità sulle assicurazioni sono ormai da troppo tempo un’anomalia italiana che spiegano in larga parte i costi folli che hanno raggiunto le polizze nel nostro Paese.

Una mentalità che provoca costi folli. Per tutti

Ancora più preoccupante è il fatto che al giorno d’oggi truffe di tutti i generi – specialmente quelle apparentemente più lievi e banali – dal graffio sulla carrozzeria che si trasforma in un sfregio scalfito su tutta l’auto, al medico che accerta e certifica dolori inesistenti – sembrano essere entrate nella sfera della normalità, quasi fosse diventata ormai la norma gonfiare i preventivi dei carrozzieri o comunque ottenere un vantaggio non dovuto da un’assicurazione.

Spesso ci si mette la coscienza a posto pensando che una piccola truffa ai danni dell’assicurazione è giustificata dai costi spropositati della polizze. L’assicurazione costa una follia, quindi appena posso cerco di fregarla. Ma è proprio questo il ragionamento più sbagliato, quello che essendo così diffuso provoca alla fine costi di assicurazione altissimi in Italia, anche per tutti coloro che si sono sempre comportati in maniera onesta e rispettosa della legge.

Per arginare il fenomeno delle truffe si chiede da anni un intervento da parte dello Stato, che dovrebbe essere in grado in ogni circostanza di stabilire con certezza e imparzialità  le responsabilità. Solo in questo modo si potrebbero ridurre le irregolarità e di conseguenza i costi delle polizze. L’attuale Governo ci sta provando portando avanti un nuovo decreto legge, che, una volta approvato, toglierebbe alle Forze dell’Ordine il compito di effettuare i sopralluoghi e i verbali nel caso di incidenti senza feriti, con soli danni materiali, affidandolo ad un ente privato.

Per ora rimane solo una proposta di legge inserita nel decreto sulla Razionalizzazione del pubblico impiego, ma a nostro avviso è quanto di più sbagliato si possa fare per risolvere il problema delle truffe e perlomeno suscita forti perplessità. Il perché ce lo spiega il nostro editorialista Enrico De Vita, che sulla questione è intervenuto durante la trasmissione “Prima di tutto”, andata in onda su Radio 1 lo scorso lunedì 26 agosto.

L’opinione di Enrico De Vita

L’intento dichiarato della proposta di legge è quello di liberare il personale delle Forze dell’Ordine dal compito di effettuare sopralluoghi e scrivere verbali a seguito di incidenti con solo danni materiali da adibire ad altri compiti. Ma se si parla di Polizia Stradale, che si occupa ormai in prevalenza di incidenti in autostrada, la cosa è assolutamente incomprensibile perché è vero che è sotto organico, ma è altrettanto vero che si  basterebbe ridurre le scorte ai vip per guadagnare migliaia di agenti da destinare a servizi molto più utili per la collettività.

Se si parla di polizia locale vediamo ormai che in Italia abbiamo un vigile ogni mille abitanti, una media fin troppo elevata che in certe regioni arriva addirittura a due vigili per mille abitanti. Peraltro sono già molti anni che i Comuni affidano a ditte private la gestione delle multe e per di più, viaggiando sulle strade italiane, sembra proprio che la presenza  effettiva delle polizie locali sulla strada sia diminuita notevolmente. In questo caso quindi ci risulta davvero difficile parlare di sotto organico o di un eccesso di compiti riservato agli organi di Polizia Locale.

La proposta prevede l’istituzione di privati incaricati di agire come ausiliari, autorizzati dal prefetto, con costi a carico degli automobilisti, per effettuare i sopralluoghi in caso di incidenti senza feriti. Proviamo ad analizzare a questo punto gli aspetti positivi di una norma di questo tipo e invece quelli che non ci convincono alla radice.

Se gli ausiliari fossero gestiti dall’Ania, sarebbe utile ed efficace

Una soluzione di questo tipo può essere positiva solo se viene gestita e pagata direttamente dalle compagnie di assicurazione, e quindi dall’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), che dispone di personale competente e imparziale.

Le assicurazioni infatti dispongono di personale competente ed imparziale che quindi potrebbe prevenire le truffe e intervenire per stabilire immediatamente le responsabilità, limitando i costi delle successive indagini dei loro periti, affidando ai carrozzieri la mera valutazione del danno. Queste figure professionali altamente compententi scoraggerebbero chi vuole portare avanti testimonianze inventate e potrebbero individuare facilmente chi è realmente assicurato e chi invece circola senza regolare copertura assicurativa, agendo di conseguenza per impedire che questo avvenga ancora.

Cosa si rischia: costi in aumento e truffe non contrastate

Con queste prerogative il provvedimento sarebbe un servizio utile ai cittadini, ma purtroppo temo che sia invece una iniziativa voluta dalle amministrazioni comunali per impiegare in compiti più redditizi le polizie locali e per creare nuove professioni parassitarie, che oltre a non concorrere alla crescita del PIL, rappresentano un costo aggiuntivo per la collettività e che infatti non esistono all’estero.

Con questa norma inoltre le amministrazione comunali eviterebbero agli agenti di dover compilare verbali e scattare fotografie, operazioni che per un comune rappresentano solo un costo dal momento che non portano soldi alle casse comunali. A pensar male si deduce quindi che i sindaci, con le dovute eccezioni, preferiscono impiegare al loro servizio i vigili piuttosto che al servizio dei cittadini. Se le nostre più pessimistiche previsioni si dovessero avverare quindi questa iniziativa graverà sulle tasche degli automobilisti, non offrirà garanzie di professionalità, né di imparzialità, ma soprattutto non ridurrà le truffe assicurative.

Perché stiamo andando verso la privatizzazione degli incidenti?

Stabilire oggi in che modo si tradurrà questa norma nel mondo reale, qualora dovesse essere approvata, è ancora difficile dal momento che il decreto è ancora in fase di elaborazione e che occorreranno altri decreti per definirne le modalità, ma sembra davvero che si stia andando allegramente verso la “privatizzazione” degli incidenti.

In un Paese normale, difficilmente ci saremmo arrivati. Ma non siamo un Paese normale e quindi in futuro, se la nuova norma andrà davvero in porto (comunque non prima di un anno, stimo), dovremo pagarci l’intervento degli ausiliari privati se vorremo far fissare bene la scena di un incidente senza danni a persone.

In un Paese normale, non c’è tanto bisogno di far intervenire qualcuno se ci sono solo danni a cose: magari subito dopo l’urto gli animi si scaldano, ma poi ci si scambia civilmente i dati e si ricostruisce in modo accettabile la dinamica dell’incidente. Da noi, invece, più di qualcuno gioca sporco, anche inventandosi testimoni a posteriori. Non di rado lo fa perché spinto da un professionista che intravede possibilità di guadagno. Ecco perché è bene mettere subito tutto nero su bianco e farlo certificare da qualcuno. Di qui l’abitudine di chiamare le forze dell’ordine, che arrivano tardi (hanno altro da fare) e con un fare “dissuasivo” (si tratta di convincere gli interessati a mettersi d’accordo senza dover perdere tempo a stilare verbali). Di solito, i migliori deterrenti sono la multa per le infrazioni che emergono dall’incidente e i test su alcol e droga (atti dovuti, in caso d’incidente).

Ma evidentemente non basta e così abbiamo dovuto inventarci gli ausiliari (che esistono già in imprese private, cui evidentemente la norma è stata ispirata o che si sono fatte parte attiva nell’ispirare la norma, chissà…), anche perché nel frattempo le forze dell’ordine sono sempre meno presenti sul territorio (sostituite da telecamere). Dunque, ancora una volta ci toccherà pagare sia l’erosione degli organici degli agenti (figlia del debito pubblico e dell’incapacità delle forze dell’ordine ad accorparsi, razionalizzando la loro presenza come sarebbe se facessimo almeno il numero unico delle emergenze) sia le truffe assicurative.

Riscontro obiettivo delle lesioni: com’è andata a finire?

Intanto vi segnalo anche la faticosa applicazione di un’altra misura che un anno e mezzo fa avevamo salutato come un deterrente per le truffe: l’obbligo di un riscontro obiettivo (visita medica? esame con strumenti? entrambe le cose?) delle lesioni se si vuole ottenere un risarcimento per danni a persone. A parte le inesattezze e i buchi della norma (era contenuta nel primo decreto liberalizzazioni del governo Monti, il Dl 1/12), c’è il fatto che proliferano i costi proprio per visite mediche ed esami, gonfiando gli oneri a carico delle compagnie. E, ovviamente, i truffatori incalliti la documentazione necessaria per farsi pagare se la procurano sempre. Gli onesti chissà.

Autore: Enrico De Vita – Automoto.it (Articolo originale)

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