Opinione della Settimana

Inchiesta Fondiaria Sai, Giulia Ligresti patteggia due anni e otto mesi

Concordata anche una multa da 20mila euro e il sequestro delle quote azionarie e delle polizze detenute dalla donna. Il tribunale di Torino aveva stabilito gli arresti domiciliari della figlia di Salvatore, in carcere da luglio, dopo la perizia medica sulle sue condizioni di salute

Due anni e otto mesi di reclusione e 20mila euro di multa. E’ la pena patteggiata da Giulia Ligresti nell’inchiesta FonSai, accolta dal tribunale di Torino. L’udienza si è svolta questa mattina. Presenti il procuratore aggiunto Vittorio Nessi e il sostituto Marco Gianoglio, oltre agli avvocati della donna, che non era in aula. Concordato anche il sequestro delle quote azionarie e delle polizze detenute dalla donna.

Fondiaria SAI - Sede InteraE’ stata poi concordata la confisca di quote immobiliari della società Pegaso riconducibili a Giulia Ligresti e delle polizze assicurative. L’ammontare non è stato quantificato nel corso dell’udienza, ma secondo fonti vicine all’indagine è nell’ordine di alcuni milioni. Tecnicamente la sentenza di patteggiamento non è ancora definitiva (in teoria si può ricorrere in Cassazione). In seguito si potranno discutere, davanti al tribunale di sorveglianza di Milano, le modalità con cui la pena dovrà essere scontata: per esempio, la detenzione domiciliare o l’affidamento a un lavoro socialmente utile.

Il giudice del tribunale del capoluogo piemontese aveva stabilito il 28 agosto scorso gli arresti domiciliari per Giulia Maria Ligresti, in carcere da luglio nell’inchiesta FonSai, dopo la perizia medica affidata dalla Procura sulle sue condizioni di salute. La figlia di Salvatore Ligresti ha perso circa sei chili dallo scorso 17 luglio, quando è stata condotta nel carcere di Vercelli dopo l’ordine di custodia cautelare spiccato dal gip Silvia Salvadori. Lo ha certificato il medico legale Roberto Testi nella relazione consegnata nei giorni scorsi ai pm torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, che lo avevano incaricato di valutare le sue condizioni di salute e la loro compatibilità col regime carcerario.

Fonte: Il Fatto Quotidiano (Articolo originale)

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