Opinione della Settimana

Minucci: «La scure sulle polizze Vita colpisce il welfare»

Il presidente dell’Ania: «Provvedimento senza equità. Il governo sia coerente negli obiettivi di risanamento»

Aldo Minucci (8) ImcAldo Minucci (nella foto), presidente dell’Ania, la Confindustria delle assicurazioni, non si aspettava un sorpresa così sgradita dal governo Letta. Il provvedimento dell’esecutivo che impone un taglio drastico alle detrazioni per le polizze Vita (contratti di copertura assicurativa del capitale a scadenza) e infortuni non colpisce solo l’industria assicurativa ma anche le famiglie che non potranno più usufruire di un consistente vantaggio fiscale.

In gioco c’è una partita più ampia che investe il ruolo del settore privato e delle assicurazioni nello specifico in un Paese sempre più invecchiato che non ha più risorse da destinare alla protezione sociale, al welfare state. E Minucci attacca: «Metodo profondamente sbagliato. Scompare qualsiasi logica di equità».

Presidente Minucci, le polizze Vita, contratti di copertura assicurativa del capitale a scadenza, pagheranno il conto della cancellazione dell’Imu. Cosa pensa?

Sono preoccupato. Il metodo scelto dal governo è profondamente sbagliato: si colpisce il settore assicurativo, che non dimentichiamo ha in portafoglio una quota consistente di titoli di Stato, in un momento delicato per il Paese. Inoltre lo scorso anno abbiamo garantito ai nostri assicurati Vita una redditività del 4,2 per cento. Sono rammaricato perché non ci hanno consultato su un provvedimento di ampia portata. Così si colpisce retroattivamente perchè la riduzione delle detrazioni riguarda le polizze sottoscritte dagli assicurati a partire dal 2000. E si rimette in discussione la credibilità del rapporto fra istituzioni pubbliche e cittadini dimenticando il ruolo crescente delle assicurazioni nel welfare state.

Lei sostiene che la scure fiscale sulle polizze Vita finirà per sottrarre risorse da destinare al welfare?

Scompare qualsiasi logica di equità. Oltre sei milioni di italiani sfruttano questo vantaggio fiscale e molti appartengono a fasce sociali medio basse. Riducendo la deducibilità degli oneri si aumenta la pressione fiscale su tutti in modo indiscriminato. Questo provvedimento riguarda anche le polizze contro gli infortuni e la non autosufficienza. Lo Stato avrà un problema macroscopico nel settore del welfare e della protezione sociale a causa dell’allungamento della vita degli italiani. Invece di convincere le famiglie a investire in forme di previdenza integrativa stiamo creando un meccanismo che in futuro aumenterà i costi e gli oneri per lo Stato e per le stesse famiglie.

Qual è l’impatto sulle compagnie assicurative?

La dimensione dei premi toccati dalla deducibilità non sono molto rilevanti nella gestione complessiva dei premi. Parliamo di circa 4 miliardi su di una raccolta di 65 miliardi. Tuttavia in piena crisi economica stiamo allontanando le famiglie dal risparmio e imponiamo ulteriori balzelli ad un’industria assicurativa che ha dovuto sopportare due anni di calo nella raccolta Vita: dai 90 miliardi del 2010 siamo passati ai 70 del 2012. E proprio mentre stavamo registrando i primi segnali di ripresa. Nei primi mesi del 2013 siamo tornati a una positiva redditività nel Vita e nel Danni.

Cosa proponete?

Il settore assicurativo può svolgere un ruolo nel campo del welfare state e della sanità con proposte concrete per ridurre l’impatto dei costi sulle finanze pubbliche. Ma serve un rapporto di collaborazione e di consultazione che in questo caso è mancato. Anche nel settore Rc Auto stiamo cercando di ridurre le tariffe nelle aree più a rischio nel Paese a causa del problema della criminalità e delle frodi.Ci deve essere un corretto rapporto con le istituzioni pubbliche. Da sette anni invece aspettiamo le tabelle di valutazione delle lesioni gravi mentre si aggravano gli oneri fiscali sul nostro settore.

Il governo tenta di rimettere in moto l’economia. Pensa che Letta si stia muovendo nella direzione giusta?

Non bisogna perdere di vista l’obiettivo di risanamento dei conti pubblici. Mi auguro che si inizi a vedere presto uno spiraglio di uscita dalla crisi. Ma ci vuole coerenza negli obiettivi di risanamento, e stabilità politica. Questo è un Paese spaccato in due. Una parte soffre per la crisi economica, fatica ad arrivare alla fine del mese anche a causa della crisi del mercato del lavoro. Un’altra parte è bloccata psicologicamente, ha paura del futuro, è paralizzata nelle proprie scelte di investimento. In questo scenario difficile il settore assicurativo rappresenta un elemento di sicurezza e di certezze sotto il profilo della solidità patrimoniale.

Autore: Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo

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