Opinione della Settimana

La nuova mediazione mette il «filtro» a 130mila liti l’anno

Da oggi pienamente operativo l’obbligo di cercare l’accordo prima del processo

Il ritorno della mediazione porterà sul tavolo dei professionisti quasi 130mila liti all’anno, per un valore di 2,8 miliardi di euro. È la stima che si può ricavare dai dati ufficiali del ministero della Giustizia sul primo periodo di applicazione – da marzo 2011 a dicembre 2012, fino allo stop della Corte costituzionale – del tentativo obbligatorio di conciliazione, che ora è nuovamente «condizione di procedibilità delle cause civili».

MediazioneIl decreto del fare ha infatti reintrodotto l’obbligo di recapitare un’istanza di mediazione alla controparte prima di far partire ricorsi e citazioni. E – al netto dei contrasti sulla data della decorrenza – oggi è il primo giorno di piena operatività delle nuove norme.

Regole variabili

Finora la storia del tentativo di conciliazione è stata così travagliata che la procedura non si è mai applicata per 12 mesi di fila allo stesso tipo di cause. Si era cominciato il 21 marzo 2011 con una serie di controversie civili indicate dal decreto legislativo 28/2010, alle quali si erano aggiunti un anno dopo il condominio e i sinistri stradali. Ma poi tutto si è fermato il 24 ottobre 2012 con il comunicato stampa della Corte costituzionale che ha bocciato la procedura per eccesso di delega: le istanze di mediazione, infatti, sono crollate subito dell’80%, anche se la sentenza è poi stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale solo il 12 dicembre.

Proprio partendo dal bilancio di questi primi due anni è possibile calcolare il numero di controversie per le quali si dovrà cercare un accordo prima di andare a processo: 128.400 all’anno, con i diritti reali, le locazioni, i comodati e i contratti bancari, assicurativi e finanziari a coprire metà del totale.

Rispetto al passato, c’è l’esclusione delle cause per il risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti. Una materia che l’anno scorso ha generato tantissime domande di mediazione – quasi 45mila – ma anche risultati a dir poco deludenti, visto che nel 95% dei casi la controparte non si è neppure presentata all’incontro con il conciliatore.

Il peso degli assenti

La mancata partecipazione resta il tallone d’Achille della procedura anche nelle materie diverse dalla Rc auto: qui il tasso medio d’assenza è nell’ordine del 67% e finisce per vanificare buona parte degli effetti deflattivi del contenzioso. Di fatto, se la percentuale di successo rimanesse la stessa del 2012, l’anno prossimo si chiuderebbero con un accordo meno di 20mila mediazioni su 128.400.

Le cose, però, potrebbero anche andare diversamente. Rispetto alla vecchia procedura, nella nuova mediazione sono infatti state innestate alcune modifiche che dovrebbero incentivare le parti a presentarsi al tavolo del conciliatore. A partire dalla riforma del primo incontro, durante il quale, ora, il mediatore deve invitare le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare l’iter di mediazione e ad avviarla solo se la risposta è positiva. In pratica, quindi, per chi non è interessato a trovare un accordo, il primo incontro può concludersi in modo rapido e aprire la strada per andare di fronte al giudice quasi senza costi aggiuntivi, perché non è previsto alcun compenso per il mediatore. Sono ripristinate, invece, le penalità per chi non partecipa senza «giustificato motivo»: il giudice potrà desumere argomenti di prova e condannare l’assente a versare una somma pari al contributo unificato.

Tra le novità, tutto da valutare è l’impatto che avrà il nuovo ruolo dell’avvocatura. D’ora in poi, infatti, le parti dovranno essere assistite sin dall’inizio del procedimento da un legale: che potrebbe convincere i litiganti a cercare un accordo nei casi in cui la via del processo sia particolarmente svantaggiosa.

In ogni caso, il ritorno della mediazione obbligatoria è una sperimentazione dichiarata. Il decreto del fare la reintroduce per quattro anni. E già fra due il ministero della Giustizia dovrà verificare gli esiti. Nei fatti, quindi, se i risultati non saranno in linea con le speranze di decongestionare le aule della giustizia civile, potrebbero esserci margini per una nuova revisione delle regole.

Autori: Cristiano Dall’Oste e Valentina Maglione – Il Sole 24 Ore

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