Opinione della Settimana

La tentata acquisizione di Fondiaria: Scalata senza Opa? Scatta il risarcimento

I soci minoritari vanno ripagati «perché sono stati defraudati del potere ad essi attribuito dalla legge sulla stipula del contratto»

Fondiaria - Targa Storica ImcUn punto a favore dei risparmiatori. Lo segna la Cassazione che, con la sentenza della I civile n. 22099 depositata ieri, ha accolto le ragioni di Giuseppe Gazzoni Frascara nella causa che lo vede contrapposto a Mediobanca e Premafin, parzialmente annullando una sentenza della Corte d’appello di Milano, nel nome di un’interpretazione del Tuf più garantista per chi viene escluso dai benefici dell’Opa. La vicenda è iniziata nel 2001 con l’accordo tra Montedison, controllata da Mediobanca, e Sai, della quale entrambe erano azioniste, per l’acquisto di un pacchetto di azioni di Fondiaria, anch’essa controllata da Mediobanca. Già allora si profilò l’eventualità dell’esecuzione di un’Opa sulla totalità del capitale di Fondiaria. Eventualità prima scongiurata dopo parere Isvap, ma tornata prepotentemente dopo il comunicato Consob nel quale si certificava l’acquisto di una partecipazione superiore al 30% del capitale di Fondiaria ad opera, di concerto, di Mediobanca, Sai e della controllante di quest’ultima Premafin.

Doveva quindi essere lanciata un’Opa sin dal febbraio 2002 e, di conseguenza, risarciti gli azionisti di minoranza? Sì, disse il tribunale di Milano,ma il giudizio venne ribaltato in appello con un verdetto che sottolineava come le di sposizioni del Tuf nel prevedere la sterilizzazione del diritto di voto e la rivendita delle azioni entro l’anno delle azioni acquisite in violazione di un obbligo di Opa non lasciano spazio al risarcimento degli azionisti esclusi a causa dell’assenza di un titolo per fare valere la responsabilità della controparte per l’inadempimento del contratto. Insomma, non basta il superamento del 30%, ma l’acquirente deve ottenere anche l’effettivo controllo all’interno della società.

Ora la Cassazione sposa una linea più rigida e boccia la tesi di Mediobanca secondo la quale si sarebbe trattato solo di «un tentativo non riuscito di scalata», privo di conseguenze. In realtà gli azionisti di minoranza vanno risarciti «perché sono stati defraudati del potere attribuito dalla legge sulla stipula del contratto». Si tratta allora della perdita non di un’aspettativa di fatto, ma di una concreta possibilità di ottenere un vantaggio.

Autore: Giovanni Negri – Il Sole 24 Ore

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