Opinione della Settimana

Il debito Uni-Sai resta alle banche

Il convertendo da 201,8 milioni non sarà più offerto ai soci della nuova compagnia. Il piano originario prevedeva che il prestito fosse proposto agli azionisti per evitare l’effetto diluitivo della conversione nel 2015. Ma la complessità dello strumento ha sconsigliato di seguire questa strada

Non sarà più offerto agli azionisti della nuova Unipol-Sai, come era previsto nei piani originari, il prestito convertendo da 201,8 milioni che sarà emesso una volta perfezionata la fusione in Fondiaria-Sai di Premafin, Unipol Assicurazioni ed eventualmente Milano Assicurazioni. È quanto emerge dal documento informativo depositato dalle società in vista delle assemblee di fine ottobre chiamate a pronunciarsi sul merger.

Unipol - Fondiaria Sai ImcL’emissione del convertendo faceva parte della fase 2 dell’accordo di ristrutturazione del debito Premafin, sottoscritto dalla holding e dalle banche creditrici nel luglio 2012, contestualmente all’ingresso del gruppo Unipol nel capitale dell’ex società della famiglia Ligresti. Le intese raggiunte allora prevedevano che, a fronte dell’impegno di Unipol di ricapitalizzare Premafin fornendogli allo stesso tempo le risorse per partecipare all’aumento da 1 miliardo di FonSai, le banche acconsentissero ad allungare al 2020 la scadenza del debito da 368 milioni della holding. L’accordo prevedeva inoltre che, una volta completata la fusione, tale debito, per un importo pari a 330 milioni, sarebbe stato rimborsabile in due rate di pari importo: la prima in scadenza al 31 dicembre 2017, la seconda alla data di scadenza del finanziamento anticipata al 31 dicembre 2018. Il rimborso dei 38 milioni rimanenti, facenti capo a Ge Capital Interbanca, rimaneva fissato invece al 2020.

Le intese prevedevano inoltre che gran parte delle risorse necessarie a rimborsare i 330 milioni nei confronti del pool di banche, guidato Unicredit e di cui fa parte anche Mediobanca, sarebbero state reperite dalla nuova Unipol-Sai attraverso l’emissione di un prestito convertendo in azioni della compagnia post-fusione con scadenza 31 dicembre 2015. L’accordo prevedeva infine che il convertendo sarebbe stato sottoscritto per circa 134,3 milioni dalle banche finanziatrici (a eccezione di GE Capital Interbanca), mediante compensazione parziale del proprio credito, e per circa 67,5 milioni da Unipol Gruppo Finanziario (la holding quotata cui farà capo il controllo di Unipol-Sai).

Poiché al momento della conversione del prestito in azioni Unipol-Sai si determinerà un effetto diluitivo sul capitale della nuova compagnia, il gruppo guidato da Carlo Cimbri e le banche, proprio per evitare ai futuri soci della compagnia questa eventualità, avevano valutato la possibilità di offrire in opzione ai soci di Unipol-Sai il convertendo, garantendo comunque la sottoscrizione dell’eventuale inoptato. Tuttavia, come riportato nel documento informativo per la fusione, Ugf e le banche finanziatrici, «dopo attente valutazioni, hanno condiviso che l’offerta in opzione del convertendo (strumento finanziario originariamente previsto per investitori qualificati) a tutti i soci di Unipol-Sai presenterebbe diverse problematiche di natura tecnica», Tali problematiche, si legge ancora, sarebbero «il taglio minimo degli strumenti finanziari da offrire», fissato in 100 mila euro, le «modalità di determinazione del prezzo di conversione e dal connesso meccanismo di pricing», la «data di scadenza, fissata al 31 dicembre 2015, e cioè in un momento molto ravvicinato alla prevedibile data di emissione» e infine la «difficoltà di traslare nel regolamento del convertendo le condizioni dell’attuale finanziamento con le banche finanziatrici». Per questo motivo nel documento si afferma che, in base a questi elementi, è altamente probabile che «il convertendo verrà sottoscritto esclusivamente dalle banche finanziatrici (ad eccezione di GE Capital Interbanca) e da Unipol Gruppo Finanziario».

Autore: Andrea Di Biase – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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