Opinione della Settimana

Il Fisco graffia ancora i risparmi. Un po' meno le polizze

Detrazioni dimezzate ImcIl risparmio esce maltrattato (anche se poteva andare peggio) da una settimana di passione sul fronte delle novità fiscali. L’innalzamento dallo 0,15 allo 0,2% dell’imposta di bollo sulle attività finanziarie previsto dalla legge di stabilità varata martedì rappresenta ovviamente un peggioramento, ma almeno si è evitato l’inasprimento dell’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 22%. Una eventualità agghiacciante soprattutto per i sistemi informatici delle banche e degli altri intermediari, già messi a dura prova da Tobin Tax e anagrafe dei rapporti finanziari, che avrebbero dovuto tenere conto di tre aliquote diverse (12,5, 20 e 22) in vigore su differenti strumenti, imponibili, e periodi temporali. Nelle ultime versioni delle bozze del disegno di legge, è invece ancora da comprendere l’impatto della nuovo sistema impositivo sostitutivo dell’IMU sul quel risparmio che è la casa di abitazione. Come descritto venerdì dal Sole-24 Ore, la “possibile certezza” è che cinque milioni di prime case che sono sempre state esenti grazie alle detrazioni IMU, ora debbano pagare – sullo stesso imponibile – la TASI, con l’aggiunta di seri rischi di aggravio per le abitazioni di valore più modesto. Sugli immobili diversi dalla prima casa, spesso detenuti a scopo di investimento, invece, l’aggravio appare netto, perché la TASI si sommerebbe all’IMU. In più, occorre tenere conto del ripristino dell’IRPEF, ma solo al 50%, sulle case sfitte. Altri colpi, insomma, inferti alla fiducia ormai traballante che milioni di famiglie italiane nutrono nei confronti del mattone come investimento. In generale, appare chiaro che il legislatore sta aumentando progressivamente e in modo nemmeno troppo strisciante la tassazione sui patrimoni, siano essi finanziari o immobiliari. Indipendentemente dal colore politico.

Contemporaneamente, è arrivata la notizia che, ai fini della conversione del decreto legge IMU, alla Camera sono stati ridotti i tagli alle detrazioni per le polizze Vita caso morte, polizze invalidità permanente (IP) e polizze long term care (LTC). Nel 2013 la soglia massima di premio sul quale applicare la detrazione del 19% è pari a 630 euro, mentre nel 2014 sarà pari a 530 (contro i 230 previsti nel decreto legge). Per le sole polizze LTC, la soglia della detrazione torna a 1.291 euro (al netto dei premi pagati per le polizze Vita caso morte, e polizze IP) dal 2014. I nuovi limiti di detraibilità (630 euro per il 2013 e 530 euro per il 2014) sono estesi ai contratti di assicurazione sulla Vita e sugli infortuni stipulati o non rinnovati entro il 31 dicembre 2000, che fino al 2012 hanno beneficiato della detraibilità fino a 1.291 euro di premio annuo. Posto che gli italiani hanno un colossale bisogno di protezioni assicurative, la riduzione dei tagli e la corsia preferenziale per le polizze LTC (fondamentali in un Paese che invecchia paurosamente) lasciano intravedere un minimo di sensibilità politica al tema. Vedremo se si tratta di una sensibilità estemporanea. Tra l’altro va ricordato che le polizze Vita rivalutabili del ramo I, unitamente ai fondi pensione, sono gli unici investimenti che a oggi non sono soggetti all’imposta di bollo.

Uno Stato che – sia pure con qualche eccezione – diventa più esoso con i risparmiatori sotto il profilo fiscale, torna a essere cautamente generoso il prossimo 5 novembre con la nuova emissione “a rubinetto” del BTP Italia, che come è noto garantisce contro il nemico numero uno del risparmio, l’inflazione. Per altro, l’emittente ha già precisato che si riserva di chiudere il “rubinetto” dell’emissione il giorno successivo, alle 14. Ma agli sportelli postali continua a essere collocato, sempre a “rubinetto”, il buono postale indicizzato all’inflazione, emesso dalla Cassa Depositi e Prestiti (controllata dallo Stato al 70%). Che difende dall’inflazione italiana per i prossimi 10 anni (contro i 4 del BTP Italia), senza rischio volatilità. E, che, al pari degli altri prodotti del risparmio postale, non è nemmeno soggetto alle famigerate CAC, clausole di azione collettiva introdotte da inizio 2013 su tutti i bond dell’eurozona di nuova emissione di durata superiore a un anno, che hanno sollevato un ingiustificato – e nemmeno troppo disinteressato – allarmismo. Gli emittenti sovrani, come dice la parola stessa, nei fatti sono sempre stati “sovrani” nell’imporre cambiamenti alle condizioni delle proprie emissioni, anche retroattivamente (remember Grecia?). Almeno adesso questi processi straordinari sono disciplinati.

Autore: Marco Liera – Il Sole 24 Ore (Articolo originale – via YouInvest)

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