Opinione della Settimana

Carige, avanti col piano industriale

La sede di Carige ImcDossier assicurazioni, fari puntati su operazioni immobiliari e gestione dell’agenzia “Assi 90”

Carige a tappe forzate. Questa mattina il consiglio di amministrazione della Fondazione che controlla il 47% della banca prenderà visione e delibererà il documento presentato dal presidente Flavio Repetto in risposta alle richieste di chiarimenti pervenute dal ministero dell’Economia in merito a prestito obbligazionario riacquistato dallo Ior, concentrazione del rischio della Fondazione nell’attività della banca e rinnovo degli organi statutari. Ieri, intanto, la riunione del cda di Banca Carige (nella foto, la sede) è stata interlocutoria. Al board presieduto da Cesare Castelbarco Albani è stata illustrata la bozza del piano industriale impostata dal direttore generale Ennio La Monica in attesa che arrivi, entro fine ottobre, il nuovo amministratore delegato richiesto da Bankitalia, al quale spetterà il compito di definire le linee strategiche del piano.

Rispetto al dossier assicurazioni, come era previsto il consiglio non ha deliberato di procedere all’azione di responsabilità nei confronti dell’ex vertice di Carige Assicurazioni (Ferdinando Menconi e Diego Fumagalli): lo dovrebbe fare martedì prossimo, in forza del parere legale in arrivo.

Il dossier assicurazioni, prodotto da uno studio legale romano su richiesta del giurista Guido Alpa e già consegnato alle procure di Genova e Savona, mette in luce come Menconi e Fumagalli siano stati coinvolti in operazioni irregolari e distrazione di fondi prodotte ai danni della società per decine di milioni di euro nell’arco di tutto il loro mandato. In particolare, tra i nomi che ricorrono sul documento ci sono Assi 90 (snodo attraverso il quale il sistema funzionava e nel cui cda sedeva Stefania Menconi, figlia di Ferdinando) ed Ernesto Cavallini, immobiliarista condannato per il crac Comitas e per il dissesto di Firs e Lloyd. Assi 90 avrebbe giocato un ruolo nella pratica dei sinistri inesistenti, mentre con il faccendiere Cavallini Menconi e Fumagalli avrebbero condotto triangolazioni di operazioni immobiliari capaci di moltipllcare i valori nel giro di pochi giorni.

Per quanto riguarda invece la bozza del piano industriale, fonti qualificate fanno notare che «si tratta di una documento di massima che si limita a descrivere il quadro macro economico ribadendo la necessità di ricapitalizzare la banca, senza pero dire nulla di strategico». D’altronde, essendo la figura dell’a.d. espressamente richiesta da Bankitalia è chiaro che le scelte industriali della banca saranno demandate a lui. Il manager dovrebbe essere selezionato entro fine ottobre tra una rosa di nomi proposta dal cacciatore di teste Egon Zehnder. In realtà anche il piano industriale avrebbe dovuto essere presentato entro fine ottobre: è possibile che dalla Banca d’Italia arrivi una deroga in questo senso, considerando che i tempi sono strettissimi.

Resta caldo il fronte politico. I 17 rivoltosi del consiglio di indirizzo della Fondazione propongono al PD di convergere su un listone unico per l’individuazione del nuovo cda in cambio della sfiducia al cavaliere, che per il momento non molla e resta intenzionato ad andare alla conta il 30 ottobre. I Democratici lavorano per contro a rompere il fronte, con in prima linea il sindaco Marco Doria che già l’altro giorno si era confrontato con Pani e Gandullia, senza però portare a casa il risultato. Per revocare Repetto servono 14 voti, quindi per scongiurare la sfiducia i fedelissimi del cavaliere devono persuadere almeno quattro dei 17 firmatari. L’ex presidente della Provincia di Genova Sandro Repetto, ora vice della banca, è intervenuto su Petralia, ma per il momento non ha sortito effetto.

Al 30 ottobre manca una settimana, ma ancora tutto può accadere, anche perché il voto avverrà a scrutinio segreto. La revoca di Repetto è al primo punto dell’ordine del giorno, segue il rinnovo del cda e l’approvazione del documento programmatico 2014.

Autore: Gilda Ferrari – Il Secolo XIX

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