Opinione della Settimana

Il 5% delle Pmi privo di polizze: «Più credito a chi è assicurato»

15° Annual Assicurazioni, manager a confronto su scenari di crescita

PMI - Collaborazione (5) ImcSuperare gli steccati fra previdenza e assistenza integrative per innescare un effetto trascinamento che possa far decollare il comparto vita. Le compagnie assicurative puntano ad integrare al meglio i due pilastri del welfare complementare e per far questo chiedono al regolatore e al governo misure adatte. «La previdenza complementare è un sistema molto ben disegnato cui manca l’execution», ha spiegato Roberto Manzato di Ania durante il 15° Annual Assicurazioni organizzato da Il Sole 24 Ore, in collaborazione con Boston Consulting e Towers Watson, concluso ieri a Milano -. La sanità, invece, pur non avendo un’architettura di sistema, ha avuto successo (12 milioni di iscritti contro i 6 milioni di lavoratori che versano alla previdenza integrativa). «Lo steccato principale da superare è quello che separa previdenza e assistenza», ha incalzato Sergio Corbello di Assoprevidenza. Certo, il primo passo, ha aggiunto Silvano Andriani di Axa Assicurazioni, è definire con chiarezza i ruoli del pubblico e del privato: «La componente pubblica dovrebbe funzionare da garanzia, mentre quella privata va ridefinita sulla diversificazione dei prodotti e delle coperture».

Del resto, in campo previdenziale, rimane aperto il tema dei rischi finanziari: se è naturale associare alla previdenza complementare una prospettiva di mercato, «la consapevolezza che la pensione pubblica sia influenzata da fattori finanziari oggi è zero» ha aggiunto Andrea Mencattini di Alleanza Toro. Anche per questo uno dei temi affrontati nell’incontro di ieri riguarda, ancora una volta, la necessità di un cambio di mentalità da parte degli italiani. Consapevolezza che dovrebbe venir acquisita anche a livello di impresa. Basti pensare, ha ricordato Alberto Maria Maturi di Ubi Assicurazioni, che è ormai provato che esiste un legame «tra il costo del credito e il profilo assicurativo: più l’azienda è coperta minore è la spesa».

E, mentre nella sessione mattutina dell’Annual si è continuato a discutere di nuovi sistemi distributivi (con Massimo Antonello Piancastelli di Fideuram Vita) e di modelli per l’internazionalizzazione (Maurizio Taglietti di Metlife ha portato l’esperienza di un colosso mondiale radicato in Italia), uno spunto di innovazione per le assicurazioni è arrivato nel pomeriggio sul tema dell’Rc auto, voce che assorbe una parte notevole della spesa assicurativa dei cittadini. «La grande sfida delle assicurazioni è sfruttare il riequilibrio sull’auto per far crescere nuovi rami» ha spiegato Camillo Candia di Zurich, in una tavola rotonda in cui ha discusso del futuro del mercato insieme a Davide Passero di Genertel, Enrico San Pietro di Unipol, Alessandro Santoliquido di Sara, Vittorio Verdone dell’Ania e Settimio Catalisano della Commissione Rc dell’Organismo unico dell’Avvocatura italiana. Fra i temi affrontati anche la crescente presenza delle banche in un mercato – quello dei danni – dove esistono spazi di crescita verso le pmi (come ha spiegato Francesco Sgobio di Towers Watson), con un potenziale allargamento del mercato, visto che il 5% circa delle Pmi italiane non ha neanche una copertura assicurativa, il 10% non si protegge dal rischio incendio e il 40% dal furto. Situazione diversa nell’Rc Auto, dove la crescente competizione si muove in un mercato in contrazione. Per questo, si è concluso, per restare competitive le compagnie devono agire su due leve: ridurre il costo industriale delle polizze, rappresentato, ha osservato Santoliquido, per il 70% dai danni alla persona; e intervenire sulle frodi, senza dimenticare, ha osservato San Pietro, «che in Italia circolano ancora 4 milioni di vetture senza assicurazione». Un bacino di potenziali clienti che con l’arrivo del «contrassegno elettronico» andrà a sostenere i volumi.

Autore: Giovanni Vegezzi – Il Sole 24 Ore

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