Opinione della Settimana

Per Bsi rispunta l'ipotesi quotazione

Il dossier alternativo alla vendita. Lo sbarco a Zurigo sarebbe più semplice di una vendita, ostacolata dall’elevato prezzo richiesto e dalle norme sul segreto bancario

Torna la voce su uno sbarco in Borsa per Bsi (ex Banca della Svizzera Italiana – nella foto, la sede di Lugano), controllata elvetica del gruppo Generali. L’ipotesi era apparsa qui e là nei mesi scorsi, ma in questi giorni si è nettamente riaffacciata. Secondo l’agenzia di stampa Reuters il gruppo assicurativo italiano starebbe valutando le alternative alla prevista vendita della banca luganese e fonti vicine al dossier indicano che la quotazione in Borsa è un’ipotesi a questo punto immaginabile. Il gruppo triestino e la Bsi non hanno commentato questa ipotesi.

BSI - Sede Lugano (2) ImcLa voce tuttavia torna a correre anche perché della cessione di Bsi da parte di Generali si parla ormai da tempo e ad oggi però l’operazione non si è concretizzata. Un anno fa il vertice di Generali aveva fatto sapere che il processo di vendita era iniziato. Da allora si sono alternate molte e diverse voci, tutte senza conferme, sui possibili acquirenti di Bsi. Tra i nomi corsi, quelli della banca svizzera Julius Bär, della Royal Bank of Canada, della ginevrina Union Bancaire Privée, di investitori asiatici, della spagnola Bankinter in alleanza con il fondo Apollo, dell’istituto portoghese Banco Espirito Santo.

Sinora tuttavia la cessione non si sarebbe concretizzata soprattutto perché sulla scena sarebbero presenti due ostacoli che secondo molti esperti della piazza elvetica rendono difficile l’approdo. Un ostacolo è probabilmente il prezzo. La banca ticinese ha un valore di libro per Generali di circa 2,3 miliardi di euro e incassare dalla cessione molto meno di questa cifra potrebbe creare un problema alla compagnia assicurativa triestina. D’altro canto in questa fase le acquisizioni nel settore bancario, anche nel comparto del private banking in cui è attiva Bsi, hanno parametri molto diversi rispetto a quelli di alcuni anni fa. In luglio erano corse voci, senza conferme anche qui, su un prezzo di circa 1,8 miliardi di euro. In agosto il ceo di Generali, Mario Greco, aveva parlato di Bsi come di un «buon asset» che andava «valorizzato bene», facendo capire che la cessione non si sarebbe fatta comunque sotto un certo livello di prezzo.

L’altro ostacolo alla cessione è costituito probabilmente dalle controversie attorno al segreto bancario elvetico e dagli accordi fiscali che la Svizzera ha sottoscritto solo con alcuni Paesi europei e con altri, tra cui l’Italia, ancora no.

Per la gestione di patrimoni con targa svizzera questi accordi sono uno degli elementi non di secondo piano dello scenario, che indirettamente potrebbero avere riflessi appunto sulla valutazione delle banche che fanno soprattutto private banking, tra cui la Bsi.

Secondo i dati semestrali presentati alla fine del giugno scorso, Bsi gestisce patrimoni per oltre 89 miliardi di franchi; l’utile lordo del primo semestre 2013 si è attestato a 112 milioni di franchi, in linea sostanzialmente con quello dell’anno prima.

Da ricordare che la Bsi è il più antico istituto ticinese ed è stato acquistato da Generali – che lo controlla interamente – nel luglio del 1998. Azionista precedente era la Sbs, terza grande banca elvetica all’epoca, che aveva attuato una maxi fusione con Ubs, prima banca svizzera. La nuova Ubs risultante dalla fusione aveva dovuto cedere alcune partecipazioni ed attività, tra cui il ramo Bsi.

Autore: Lino Terlizzi – Il Sole 24 Ore

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