Opinione della Settimana

Le pressioni dei Ligresti su Peluso, ex manager FonSai e figlio del ministro

Dal ruolo in Unicredit all’affondo sul buco nelle riserve della compagnia

Fondiaria SAI - PalazzoPiergiorgio Peluso «era una figura gradita a tutti». È arrivato al vertice di Fondiaria Sai, come chiariscono ambienti legali, perché «era la sintesi perfetta» delle esigenze di tutti i soggetti coinvolti. A suo favore ha giocato il lungo legame con la famiglia Ligresti, sia personale che professionale, ha avuto consuetudine con l’Ingegnere fin dai tempi di Capitalia, ed ha avuto responsabilità crescenti ai vertici di UniCredit (ai tempi in procinto di diventare socio della compagnia assicurativa) e infine la stima di Mediobanca, dove pure ha gravitato per qualche anno. L’arrivo ai vertici di FonSai è stato dunque “benedetto” da tutti, banche, famiglia e mercato. Ora, quell’incarico, alla luce delle intercettazioni che attribuiscono alla madre, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, un ruolo nella scarcerazione di Giulia Maria Ligresti, sembra assumere un profilo del tutto diverso. Come se il manager, nella primavera del 2011, fosse stato chiamato in Fondiaria esclusivamente per salvaguardare gli interessi della famiglia, salvo poi andarsene appena un anno dopo con una ricca buonuscita (3 milioni di euro). Salvatore Ligresti, spiegano ancora fonti legali, probabilmente «contava sul fatto che il banchiere avrebbe rattoppato i buchi», che avrebbe nascosto le falle. D’altra parte, come detto, l’Ingegnere e Peluso avevano da tempo buoni rapporti sul fronte professionale e, sul piano personale, il forte legame di amicizia tra la compagna di Salvatore Ligresti e la madre del manager sembrava garantire un’ulteriore protezione istituzionale. Abbastanza per far pensare all’Ingegnere di avere imbarcato un amico fidato. Così, assicurano fonti informate, non è stato e Salvatore Ligresti lo avrebbe mal digerito. Tanto che, rileggendo l’ordinanza di arresto della famiglia Ligresti e dei manager (Antonio Talarico, Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni), in un passaggio in cui si esamina la posizione di Erbetta, la procura di Torino commenta in questi termini l’operato dell’ex banchiere: «Merita sin da subito evidenziare come l’inversione di tendenza all’interno di FonSai (di cui parla l’indagato), anche con riferimento alle modalità di determinazione attuariale della riserva sinistri, sia stata in realtà determinata dall’assunzione, in qualità di direttore generale, di Peluso Pier Giorgio e di altri manager da lui selezionati, i quali hanno dato un significativo impulso in tale direzione (Perco Gianandrea per il settore immobiliare e Motta Claudia per quello della gestione contabile), e non grazie ad Erbetta. In proposito, giova ricordare la deposizione dello stesso Peluso, nonché, più in particolare, quella di Ghizzoni Federico, amministratore delegato di Unicredit, il quale ha rappresentato di aver preteso (in occasione dell’ingresso di Unicredit nel capitale azionario di FondiariaSai) un cambio nella governance più significativo rispetto alla mera sostituzione, nel ruolo di amministratore delegato, di Marchionni con Erbetta, considerata soluzione interna non sufficiente a provocare un cambiamento gestionale rispetto al passato». La procura di Torino, dunque, promuove l’intervento di Peluso sul bilancio di FonSai e la tesi, tra l’altro, trova conferma anche nella deposizione di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca: la scelta di Peluso in Fonsai è stata «fatta direttamente dalla famiglia Ligresti, avendo egli un rapporto storico con gli stessi». Peluso, però, fin da subito «iniziò a rendersi conto della gravità della situazione patrimoniale ed economica di Fondiaria» che, causa lo spread si aggravò nel corso del terzo trimestre, cosa che il manager «segnalò mettendo in luce problemi di solvency». Nagel poi chiude così: «Preciso ancora che personalmente non feci, né in generale UniCredit fece, pressioni per indicare il manager da inserire all’interno di Fondiaria». Ancora una volta, dunque, si attribuisce ai Ligresti la scelta di Peluso come direttore generale e poi si ribadisce che fu proprio il manager a mettere in chiaro criticità fino a quel momento celate, intervenendo sulle riserve e sul patrimonio immobiliare.
Una volta uscito dall’orbita di Fondiaria il manager, scrive il nucleo di polizia Tributaria della Gdf di Torino, avrebbe comunque continuato a dedicare parte del proprio tempo alla compagnia intrattenendo «rapporti con alcuni dirigenti del Gruppo, interessandosi sia alle vicende giudiziarie che di quelle societarie» e ciò è testimoniato da diverse conversazioni telefoniche. La ragione? Probabilmente per verificare gli sviluppi. Il suo addio ha coinciso con l’ascesa di Unipol e di Carlo Cimbri nel capitale dell’ex galassia Ligresti. Intervento che ha portato nel 2012 a un nuovo sensibile aggiustamento delle riserve, poi tradotto nei rapporti di concambio. La barra, dunque, sarebbe stata ulteriormente raddrizzata. Dell’intera vicenda FonSai, confermano ambienti investigativi, Peluso è al momento solo un testimone.

Autore: Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore

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