Opinione della Settimana

Fonsai, per Cucinotta "Giannini nascose 40 milioni di consulenze"

GIANNINI Giancarlo primo piano

Il dirigente dell’Isvap (ora Ivass) spiega ai pm torinesi che l’ex presidente dell’Authority assicurativa, ora indagato, bollò come “sciocchezze” dei pagamenti anomali fatti a Salvatore Ligresti. E Jonella: “L’operazione Groupama ci avrebbe permesso di emanciparci da Mediobanca”

Dopo la notizia dell’intervento del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri per la scarcerazione di Giulia Ligresti, grazie ai verbali dei magistrati, continuano a emergere particolari e retroscena inediti sulle vicende che hanno portato al passaggio del controllo di Fondiaria-Sai e all’uscita della famiglia siculo-milanese che faceva perno su “Don Salvatore“. E’ notizia di oggi che l’ex presidente dell’IsvapGiancarlo Giannini (nella foto), indagato nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai a Torino per concorso in falso in bilancio e a Milano per corruzione (pare avesse chiuso un occhio sui controlli su Fonsai in cambio della promessa di un futuro incarico all’Antitrust) e calunnia, si rifiutò di denunciare alla Procura i 40 milioni di consulenze incassati “senza giustificazione” da Salvatore Ligresti ed emersi nel corso di un’ispezione.

Almeno, questo è quanto riferisce ai pm torinesi, il 12 ottobre del 2012, il dirigente dell’Authority di vigilanza, dallo scorso gennaio diventata IvassGiovanni Cucinotta, spiegando che, alla sua richiesta di informare l’autorità giudiziaria, “Giannini disse che si trattava di sciocchezze“. Cucinotta, sentito dai pm sia torinesi sia milanesi, fu a capo dell’ufficio dell’Isvap che vigilava su Fonsai fino al febbraio del 2012, quando poi venne improvvisamente trasferito da Giannini ad altro incarico. In una riunione del marzo del 2011, a cui partecipò insieme ad alcuni funzionari, “Giannini – afferma Cucinotta ai pm – rese noto l’esito delle prime ispezioni su Fonsai e riferì di pagamenti anomali fatti a Ligresti, in relazione a consulenze immobiliari. A mia richiesta di informare l’autorità giudiziaria, Giannini disse che si trattava di sciocchezze; tuttavia osservo che questa situazione si inseriva in un contesto più ampio di operazioni con parti correlate e di problematicità sulle riserve“. Dopo quella vicenda, aggiunge Cucinotta, “non venni più invitato a riunioni di Vigilanza II“, ossia l’ufficio dell’Authority che monitorava Fonsai.

Del resto, è ormai cosa nota che l’Isvap abbia lasciato trascorrere troppi anni prima di procedere con controlli efficaci e incisivi sulla compagnia dei Ligresti, al termine dei quali non soltanto furono sollecitati i due aumenti di capitale necessari per riportare i margini di solvibilità in sicurezza ma, soprattutto, scattò la denuncia della gestione “allegra” della famiglia siculo-milanese. La seconda ricapitalizzazione, risalente all’estate dell’anno scorso, è quella che permise a Unipol di diventare azionista di maggioranza scalzando così i Ligresti. Interpellata dai magistrati torinesi sugli anni di carenze nei controlli da parte dell’Authority, la vice direttrice generale dell’Isvap, Flavia Mazzarella, considerata il braccio destro di Giannini, ha affermato che il lasso di tempo trascorso tra “la conoscenza dei gravi fatti di amministrazione e la denuncia si giustifica prima con l’interlocuzione con la società, poi nell’attività preparatoria della denuncia“. Alla domanda se ricordasse di una sollecitazione a denunciare Ligresti su questi fatti, Mazzarella ha replicato con uno sbrigativo “non ricordo“.

Jonella Ligresti, interrogata dai magistrati torinesi il 23 luglio, poco dopo essere stata arrestata insieme con il padre Salvatore e la sorella Giulia (il fratello Paolo è ancora latitante) e alcuni ex manager di Fonsai, ha sostenuto la tesi – già avanzata qualche mese prima da Giulia – di un complotto ordito dalle banche, con l’avallo di Consob, per estromettere la famiglia dal controllo della compagnia assicurativa. Jonella ha ricordato come l’offerta del gruppo francese Groupama risalente all’ottobre 2010 venne bocciata dalla Consob “perchè era necessario procedere con un’Opa“. Mentre quando, poco dopo, si fece avanti Unicredit, “in questo caso l’operazione venne autorizzata in assenza di Opa“. La figlia maggiore di Salvatore, con riferimento all’operazione Groupama, rivela: “Devo anche dire che in seguito, parlando con Nagel (Alberto, amministratore delegato di Mediobanca, ndr) ebbe a dirmi, senza mezzi termini, che tal genere di operazioni non erano possibili senza l’avallo di Mediobanca“.

Così, prosegue Jonella, “appena giunse il no della Consob” all’operazione Groupama, “si fece avanti Unicredit” che “chiese la modifica della governance con l’introduzione di tre consiglieri da loro segnalati che dovevano presiedere tutti i comitati non ritenendo sufficiente il cambio dell’ad, da Fausto Marchionni a Emanuele Erbetta. Vollero l’introduzione di altra figura manageriale a supporto della discontinuità. Fu in questo periodo (siamo nella primavera del 2011, ndr) che fu fatto il nome di Claudio De Conto prima e di Piergiorgio Peluso poi“, vale a dire il figlio del ministro Cancellieri. Groupama, invece, sottolinea in un passaggio successivo Jonella Ligresti, “non aveva richieste per quanto riguarda la governance“. Se fosse andata in porto la trattativa con i francesi, peraltro anche soci di Piazzetta Cuccia (hanno da poco disdettato il patto di sindacato), secondo Jonella, “la sensazione era che sarebbe stato possibile emanciparsi dalla pressione di Mediobanca ed è anche per questo che ritenevo che Nagel non vedesse di buon grado quest’operazione“.

Autore: Carlotta Scozzari – La Repubblica (Articolo originale)

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