Opinione della Settimana

Bomba anziani: la non autosufficienza che l'Italia dimentica

Long Term CareSenza fondi e senza una strategia nazionale. L’Italia invecchia e i drammi della non autosufficienza si moltiplicano. E per i più fragili della popolazione precipitare nella long term care diventa sempre più un incubo senza fine. Naturalmente con le debite (e le solite) eccezioni: al sud gli over 65 bisognosi di cure continue sono senza rete di protezione, nel centro Italia le cose vanno solo poco meglio, al nord si hanno più garanzie. Ma sempre meno che nell’Europa dal welfare più garantito.

Addirittura con peggioramento sensibile rispetto a soli dieci anni fa, prima che si abbattesse la scure dei tagli lineari. A essere non autosufficiente, insomma, è l’Italia verso i suoi anziani non autosufficenti. A confermarci questa amara realtà, con tanto di numeri alla mano e di analisi sul campo regione per regione, è il quarto rapporto del «Network non autosufficienza» (Nna) presentato questa mattina a Bologna, dove appunto si svolge la due giorni sulla non autosufficienza in Italia. Sul tavolo le proposte per rientrare da questo autentico deficit sociale a cominciare dall’utilizzo di 1,8 miliardi dai risparmi che si potranno (forse) ottenere dalla stretta sulle cure ospedaliere.

Il fai-da-te dell’Italia che dimentica gli anziani

Non che gli interventi e i modelli regionali manchino, anzi. Così come la capacità che i sindaci mettono in campo, quando possono, se possono e se ne sono capaci. Sono ben 38 secondo il rapporto – curato dal network Nna e promosso dall’Irccs Inrca, ora pubblicato da Maggioli editore – i modelli di Rsa (residenze sanitarie per anziani). L’assistenza a casa conta ben 5 modelli diversi, con rete variabili e risorse che, manco a dirlo, sono inesorabilmente ridotte al lumicino. Grandi escursione di cure, di modelli, di risultati. E di impegni finanziari che impazzano: la regione che meno ha, e che è anche meno attrezzata, meno offre ai suoi anziani. Lo spezzatino delle fragilità, un federalismo malsano delle cure che si ripete in tutti i contesti della vita sociale.

E lo Stato taglia i fondi

Una situazione ancora più drammatica vista la miopia dello Stato nel finanziare quella che è considerata da tutti la bomba sociale per tutto l’Occidente. E per l’Italia, che invecchia di più, a livelli ormai insopportabili. Ormai da anni, col governo del Cavaliere, è stato pressoché cancellato il Fondo per la non autosufficienza. Poi è tornato, in qualche modo, ma come intervento spot da poche centinaia di milioni. Briciole, se si considera che il pianeta della non autosufficienza in Italia conta 5 milioni di persone contando anche familiari e operatori. Già, le famiglie: perché poi sono loro, in assenza dello Stato, a fare da vera cintura di protezione. Quando l’anziano non è solo.

I numeri parlano da sé: la spesa totale in Italia per l’assistenza continuativa agli anziani non autosufficenti vale 1,85 punti di pil. Ma attenzione: ben 0,79 punti vale l’indennità di accompagnamento erogata dal’Inps e 0,85 le prestazioni sanitarie. Poi per gli altri servizi 0,21 punti di pil. Peccato che a far fronte anche finanziariamente alle necessità, siano poi gli entri locali e le regioni. Con proprie risorse. E qui la variabilità è estrema: dall’Umbria dove nel 2009 si spendevano circa 4.400 euro l’anno per ogni anziano non autosufficienza, al Molise che metteva sul piatto solo 2.300 euro. Quasi la metà. L’Italia delle cure per chi può.

Una strategia per cambiare

È in bilico la qualità e l’equità d’accesso: non si nasconde dietro un dito Cristiano Gori, coordinatore del Network Nna. Che elenca una per una tutte le criticità: l’obbligo di tenere il passo con la dinamica demografica, il rischio fatale dell’esaurimento dei fondi per gli assegni di cura, le ore di assistenza che calano drammaticamente per effetto dei tagli, la difficolta ma anche spesso l’incapacità delle regioni a fare un salto in avanti. E le rette dei servizi pubblici che aumentano, mentre calano i redditi. Quelli da pensione, poi. Dopo anni di lenta ma continua crescita, il presente sembra non lasciare scampo: «Oggi su più fronti si sperimenta il pericolo di un arretramento», è l’amaro commento di Gori.

Le proposte del Network Nna, come detto, non mancano. A partire da quella di destinare alla non autosufficienza ben 1,8 miliardi che sarebbero recuperabili da una stretta allo studio sugli ospedali. Con 700 milioni si creerebbero 30mila posti letto nelle regioni più carenti. Altri 500 milioni garantirebbero i livelli assistenziali. E ancora 500 milioni potrebbero essere dedicati ai servizi domiciliari specialistici. Poi la tecnologia e la formazione: 100 milioni. Chissà se così l’Italia sarebbe autosuffciente con i suoi anziani fragili.

Autori: Barbara Gobbi e Roberto Turno – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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