Opinione della Settimana

Generali: «Priorità alle dismissioni». Stop all’ipotesi Sace

Generali - Leone alato (2) Imc

Un eventuale interesse non rientra negli obiettivi della compagnia: «Ora stiamo rafforzando il capitale»

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul fatto che il mirino di Generali sarà ancora per un po’ puntato sul tema delle dismissioni, la risposta è arrivata nel pomeriggio di ieri con un comunicato della compagnia. «Il Gruppo è oggi impegnato nel rafforzare il capitale attraverso un piano che prevede anche quattro miliardi di dismissioni entro il 2015». Una risposta chiara alle voci circolate in mattinata relative a un presunto interesse della compagnia triestina verso Sace, la società che assicura l’attività delle imprese italiane all’estero oggi controllata dalla Cassa depositi e prestiti, finita nel dossier privatizzazioni messo a punto dal Governo. Eppure l’ipotesi aveva solleticato da subito l’interesse degli analisti, con Equita sim che ha realizzato un report evidenziando i vantaggi di un tale sbocco, considerato che «Generali vuole rafforzare il segmento corporate», grazie al bacino di circa 25 mila imprese di Sace. Una piattaforma di servizi da estendere ai clienti esteri della compagnia triestina e un interessante bacino di clienti a cui estendere a sua volta poi i pacchetti con le polizze danni.

Se l’ipotesi Sace non smentirebbe la direzione imposta dal grup ceo di Generali, Mario Greco, verso una focalizzazione sul business assicurativo, lo stesso non si può dire per la tempistica. Tanto che da Trieste hanno fatto un’eccezione al modus operandi di non smentire le voci di corridoio con la nota già citata, che tra l’altro precisa: «Generali perseguirà gli obiettivi indicati con disciplina, focalizzandosi sulle azioni necessarie per raggiungerli». Insomma, per il momento la priorità non è certo comprare, ma vendere, con l’obiettivo di rafforzare il capitale attraverso un piano che prevede dismissioni per quattro miliardi di euro entro il 2015, come indicato nel piano industriale. Buona parte del percorso è stato già coperto, con incassi per 2,3 miliardi maturati nell’ultimo anno attraverso le cessioni dell’israeliana Midgal, di Generali Usa Life Reassurance, delle minorities in Messico, il collocamento del 12% di Banca Generali, fino alla vendita di Fata Danni alla Cattolica Assicurazioni, completata solo pochi giorni fa. A questo punto il traguardo sembra a portata di mano, a patto di riuscire a condurre in porto la vendita di Bsi, banca ticinese specializzata nella gestione dei grandi patrimoni, messa sul mercato da quasi un anno. Secondo gli operatori del mercato, il Leone sta temporeggiando perché finora nessuno ha ancora offerta una cifra tra 1,6 e 1,8 miliardi di euro corrispondenti al valore stimato da Trieste. Tuttavia non sarà facile spuntare questa cifra proprio mentre le attività del credito elvetiche perdono appeal sui mercati internazionali. In ogni caso Generali non ha fretta di vendere, consapevole anche di avere diverse alternative a disposizione, tra partecipazioni azionarie in società quotate e non e l’eventualità di collocare un’altra quota di Banca Generali.

Anche perché il bilancio a livello di gruppo è in salute: il terzo trimestre dell’anno si è chiuso con un utile netto di 510 milioni, che ha portato il bilancio dei primi nove mesi in positivo per 1,6 miliardi, in progresso del 40,4% nel confronto a un anno, mentre il risultato operativo si è portato a 3,4 miliardi (+6,2%). Il Solvency I (il margine di solvibilità) a fine settembre si è attestato al 143%, mentre a fine ottobre è salito al 152% grazie anche alle cessioni di quote di minoranza detenute in Messico e degli asset Usa. E un ulteriore miglioramento è atteso dalla rivalutazione di Bankitalia, di cui si parla da tempo (il Leone ha il 6,6% del capitale).

Autore: Luigi Dell’Olio – Il Piccolo (Articolo originale)

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