Opinione della Settimana

Cattolica, linea «verde»

Il presidente del Gruppo Bedoni: Con Fata assicuriamo il futuro dell’agroalimentare

Paolo Bedoni ImcL’agenzia Standard & Poor’s ha subito confermato il rating di Cattolica dopo l’annuncio, il 20 novembre, dell’acquisizione di Fata Assicurazioni. Per S&P l’operazione «consolida la forte posizione competitiva» del Gruppo di Verona, apportando «circa 400 milioni di euro in premi e un incremento di un punto percentuale sulla quota di mercato nel business Danni». Se questo è un giudizio prettamente finanziario, quello del presidente di Cattolica Assicurazioni, Paolo Bedoni, intercetta a un livello più profondo le motivazioni strategiche e culturali dell’acquisizione: «Fata è la compagnia dedicata agli agricoltori, compagnia leader in Italia. Cattolica è nata guardando al mondo rurale, per assicurare piccole imprese e famiglie: abbiamo colto l’occasione per far incontrare due realtà che parlano la stessa lingua e si rivolgono alle stesse persone».

L’acquisizione rappresenta in ogni caso uno strumento di crescita per linee esterne, dopo un lungo periodo in cui la compagnia ha avuto uno sviluppo interno: cosa porta in più Fata?

Si tratta di una compagnia specializzata, ma nazionale. Che rappresentava dunque un’opportunità strategica di sviluppo in sintonia con il nostro modello: per noi non è necessario crescere a ogni costo, ma crescere rispettando la nostra identità profonda, a partire dalla natura cooperativa. Il settore agroalimentare, poi, è uno dei settori trainanti dell’export e una punta avanzata del made in Italy. Un’opportunità per il nostro Paese che vogliamo accompagnare, facendo il mestiere di assicuratori, per garantire sicurezza e qualità del prodotto. E grazie al quale possiamo anche perseguire una crescita esterna. In quest’ottica, le sinergie fra Cattolica e Fata rappresentano la molla per diventare il Gruppo assicurativo di riferimento nell’agroalimentare.

Ha citato il modello cooperativistico. Per il quale, proprio nel messaggio inviato in occasione della Festival della Dottrina sociale, papa Francesco ha speso parole di forte incoraggiamento. Eppure, spesso, la natura “cooperativa” è percepita come limitante per la crescita di un’impresa.

I temi del Festival e soprattutto le parole del Pontefice erano in perfetta consonanza con i nostri valori di riferimento: ridare centralità alla persona e dignità al lavoro. Il modello cooperativo incarna questa visione, interpretando come responsabilità sociale quella di far ricadere la propria azione sul territorio. Tale modello non imbriglia certo l’impresa. Anzi: la ravviva.

Come, concretamente?

Da un lato bisogna perseguire l’efficienza, ma per non cadere nelle trappole della finanziarizzazione eccessiva e spersonalizzante, quindi pericolosa, bisogna saper valorizzare il modello che prevede un legame stretto con il territorio. Se ci si crede, cioè, i propri soci bisogna incontrarli. E non solo all’assemblea. Per questo, negli ultimi sei anni, siamo andati noi da loro: in quindici giorni ne abbiamo visti quasi 4.000, nel corso di sei incontri in località diverse, sul territorio, sui nostri 25.000 totali, per parlargli del progetto per i giovani – che ne ha visti passare oltre 12.000 nello spazio allestito per loro a Verona – e delle attività della Fondazione nel sociale, oltre che di temi strettamente assicurativi. Così si crea partecipazione e si ravviva il corpo sociale.

Autore: Marco Girardo – Avvenire

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