Opinione della Settimana

Chi tocca le pensioni muore! Ecco perché i politici rinviano e gli italiani fan da sé

Pensioni - Calcolo ImcL’ultimo rinvio è stato deciso dal Ministro del Welfare, questa volta Enrico Giovannini, per consentire ai tecnici dell’Inps di di lavorare a «degli applicativi» con «maschere» su internet che consentano «alle persone di fare le loro valutazioni». Per elaborare stime, si saranno detti al ministero di via Veneto, meglio utilizzare il web piuttosto che un freddo e poco dialogante foglio di carta. Ineccepibile considerazione, se fosse stata fatta 18 anni fa, quando Internet era agli albori e tutti avevano molte speranze per una trasformazione qualitativa della propria vita grazie alla tecnologia. Quanto ha annunciato Giovannini nel corso della sua audizione è fuori tempo massimo, appunto, di 18 anni: perchè è dal 1995 che la legge prevede che i lavoratori ricevano un’informativa sulla propria pensione futura. Un impegno ormai “maggiorenne“, disatteso da quasi quattro lustri.

Ma la circostanza esula dalla “normale” inadempienza ad applicare le norme varate. Perchè già da anni sul web esistono numerosi motori di calcolo che stimano la pensione futura in ragione della contribuzione pregressa, considerando una serie di variabili in gioco e potendoli modificare – Pil, inflazione, carriera, età di quiescenza – , in modo da avere un’indicazione del proprio “destino previdenziale“. Un percorso che è indispensabile avere visibile, visto che il sistema contributivo scarica sul lavoratore assicurato il rischio legato alle variabili di cui sopra, a differenza del più generoso e costoso sistema retributivo.

Da anni i lavoratori che, solo ad esempio, leggono il sito web del Sole 24 Ore, hanno un’idea di quanto potranno percepire come pensione di primo o secondo pilastro inserendo i proprio dati all’interno di un “pensionometro” messo a punto da Epheso, società specializzata in materia. Ma questo sito web non ha certo il monopolio in materia: esistono molteplici versioni prodotte da diverse società di software che forniscono agli enti previdenziali questi motori di calcolo.

E qui il dramma del ritardo italiano prende tinte grottesche: perchè i fondi pensione di secondo pilastro – ad adesione volontaria e scarsamente sottoscritti dai lavoratori (è iscritto circa il 25% degli aventi diritto, con picchi del 1% nel pubblico impiego) – sono obbligati a mettere a disposizione dei proprio aderenti questi strumenti, con criteri e meccanismi di calcolo definiti e vigilati dalla Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione. Morale: la pensione pubblica obbligatoria procede a fari spenti mentre quella facoltativa è ipernormata.

Molto si può dire delle proposte/promesse con cui si sono esercitati i predecessori di Giovannini: appena arrivata Fornero spinse per un’ampia diffusione della busta arancione (vd Salva-Italia), ma non se ne fece nulla fino a poche settimane dalla fine del suo mandato, quando annunciò le prime fasi sperimentali. Prima di lei Sacconi definiva la busta arancione come «indifferibile» in occasione di tutte le relazioni annuali della Covip e in diversi incontri di natura previdenziale.

Ma per la politica il capitolo pensione era e resta terreno minato: cui è preferibile evitare di mettere mano per non suscitare vespai e polemiche. L’unico a essere messo sotto accusa su il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua cui fu attribuita una frase mai pronunciata: «Se dovessimo informare i lavoratori sull’ammontare delle loro pensioni, rischieremmo un sommovimento sociale». Esattamente ciò che gli ultimi ministri del Welfare hanno sempre pensato e detto a bassa voce (insieme al loro cavallo di battaglia: «Chi tocca le pensioni muore»), ma non hanno mai avuto il coraggio di pronunciare. Mentre lontano, sulla rete, alcuni lavoratori consultano i motori di calcolo per capire se in base a quanto versato riusciranno a ottenere una pensione dignitosa. Scoprendo magari che tale non sarà: solo loro potranno, in caso disporranno di reddito adeguato, passare alle contromisure risparmiando in modo coerente versando i proprio contributi a un fondo pensione, ad esempio. Gli altri, ingari del proprio “destino previdenziale“, lo scopriranno quando sarà troppo tardi per correre ai rimedi.

Autore: Marco lo Conte – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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